Onda lunga
stampa

Don Matteo, quegli occhioni azzurri che non tradiscono il telespettatore

Parole chiave: tv (241)

di Mauro Banchini

In tutta onestà non so se don Matteo sia più bravo del capitano Tommasi, del maresciallo Cecchini e di tutti gli altri carabinieri eugubini (cioè di Gubbio). Ma questa, sussurrata per non dispiacere troppo all'Arma, è l'opinione di Cecchini, un graduato che come maresciallo dei carabinieri è credibile come può esserlo un gelato al pistacchio rosa mentre come Nino Frassica lo trovo divertente.

Va però detto che Cecchini si trova in una posizione scomoda: è grande amico di don Matteo e come tale gli spiffera sempre qualche parolina giusta al momento opportuno così da farlo trovare con la soluzione pronta molto prima del povero Tommasi. Ma Cecchini/Frassica è pure babbo di Patrizia, una bella-brava ragazza: e questa cosa ti va a combinare? Si fidanza nientemeno che con il (bel) capitano Tommasi.

Arrivati all'ottava edizione, con partenza nel lontano 2000, il prodotto è ancora targato Lux Vide, cioè Ettore Bernabei. Un mito. Forse «il» mito della televisione. Ed è uno dei prodotti per definizione tranquilli, rassicuranti, adatto a tutti, ideale per passare due orette in relax.

Ci scappa sempre qualche morto ammazzato, nella tranquilla Gubbio. Ma come fare senza morti ammazzati in una fiction poliziesca, anzi carabinieresca? D'altronde anche Viterbo, dove comandava il mai dimenticato maresciallo Rocca con l'ottimo Cacciapuoti, furono costretti ad allargare il cimitero visti i morti ammazzati che ogni settimana i CC riuscivano sempre a scoprire chi diavolo era stato a ammazzarli.

Succede, in televisione.

Ma tornando a don Matteo c'è sempre un dettaglio che mi stupisce: come il «don» in tonaca riesca a girare in bicicletta ovunque, fra i ciottoli del centro storico e l'asfalto dei capannoni, nei sentieri di campagna e scendendo le scalinate della città. Sempre in bicicletta, don Matteo, sempre veloce e sempre agile (avete visto il miracolo dell'atterraggio, quando comincia a scendere dalla bici in corsa tre o quattrocento metri prima?) nonostante un'età che comincia a essere non più adolescenziale (Mario Girotti, un attore che si fa chiamare Terence Hill e che gli somiglia come una goccia d'acqua, di anni ne ha ormai 72).

Tutte le puntate, in questa ottava edizione, don Matteo raddoppia. Nel senso che gli episodi sono due. E tutte le volte i racconti sono caratterizzati da buoni sentimenti, brave persone (compresi gli assassini), morali rassicuranti e inevitabili intrecci fra storiacce di delitto e storielle di contorno.

Ho visto la puntata intitolata «Storia d'amore» e anche questa è l'intreccio di due racconti paralleli: il pesante e il leggero. Per la serie pesante si parla di un giovane che accompagna la moglie in sala parto dove succede il patatrac: nasce la bambina, ma muore la mamma.

Incavolato e perfino vedovo, il ragazzo non se la sente di prendersi Ines (alla piccola le consuocere hanno dato il nome della mamma) che resta affidata alle consuocere. Mentre lui, il giovane vedovo, se la prende con una brava dottoressa – la Lopez, amica di don Matteo – accusandola di aver provocato il dramma. Finisce che la dottoressa è trovata morta e tutti accusano il povero giovin vedovo: i CC lo portano in galera. Ma alla fine è don Matteo non solo a trovare il vero colpevole scagionando l'innocente, ma pure a far accettare la piccola Ines, con un trucchetto «da prete», a quel bravo figliolo rimasto solo.

In parallelo scorre anche, intrecciandosi, il racconto leggero. Un po' troppo leggero, a dire la verità, è credibile come un gelato all'amarena nera.

Dove mai si è visto – tranne nella Gubbio fictionata – un Procuratore della Repubblica, bella donna bionda, che tira di boxe e guarda caso finisce nella stessa palestra dove si allena il bel capitani Tommasi e i due, tradendo il povero Cecchini/Frassica fino ad allora impegnato come allenatore del suo capitano, finiscono per diventare «allenatrice» e «allenato» con la intuibile gelosia della figlia del Cecchini?

In una fiction qualunque, il capitano e il procuratore sarebbero finiti a letto, insieme, due minuti dopo. E noi avremmo visto dettagli e contorni, sospiri e languori. Ma qui siamo in casa di Lux Vide: il capitano si rende conto di aver tradito il sottoposto, l'amico e il quasi suocero. Tutto finisce bene compreso l'equivoco di Cecchini/Frassica convinto di avere solo 6 mesi di vita mentre i 6 mesi erano semplicemente … di dieta.

Il racconto leggero si ripropone, per tutte le puntate, anche in canonica: dove non solo ci sono due buffi individui come sacrestano e perpetua, ma dove è anche finita una ragazzina ribelle e incinta. E dove don Matteo (a proposito: quanti sono i preti veri che lo fanno?) tutti i giorni prega sul Breviario.

Su tutto – canonica, caserma e Gubbio – vigilano gli occhioni azzurri di don Matteo. Decisamente «più bravo di noi» – carabinieri e spettatori – anche quando si fionda in bicicletta davanti all'ingresso della caserma e comincia a scendere quand'è ancora davanti al Palazzo dei Consoli.

Come farà, il «don» a tenersi così in forma?

Don Matteo, quegli occhioni azzurri che non tradiscono il telespettatore
  • Attualmente 0 su 5 Stelle.
  • 1
  • 2
  • 3
  • 4
  • 5
Votazione: 0/5 (0 somma dei voti)

Grazie per il tuo voto!

Hai già votato per questa pagina, puoi votarla solo una volta!

Il tuo voto è cambiato, grazie mille!

Log in o crea un account per votare questa pagina.

Non sei abilitato all'invio del commento.

Effettua il Login per poter inviare un commento