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E l'unità di crisi si riunì nel salotto di  Vespa

Parole chiave: terremoti (429), tv (241)

di Mauro Banchini

Il vero miracolo non lo fanno i volontari che tirano fuori dalle macerie un centinaio di poveracci: il santo protettore del sisma è solo lui, il Bruno Vespa di un «Porta a Porta» cui è affidata una diretta dalle zone devastate. È nato a L'Aquila e prova una vicinanza certo sincera per quelle che sono le sue terre, le strade che calpestò bambino (può sembrare strano, ma anche Bruno Vespa è stato bambino). Gli viene un'idea straordinaria, che sarebbe bello fosse nata spontanea. Siccome all'Aquila uno dei monumenti più feriti è la basilica di San Bernardino e siccome trattasi di un santo senese (per la verità nato a Massa Marittima) – famoso per le sue prediche sull'etica del lavoro – al Vespa che da anni ci tartassa con eticissime serate sui grandi delitti, viene in mente di appellarsi alla banca senese perché «adotti» il monumento. Dopo un po' ecco, in diretta, la telefonata del presidente Mussari con l'adesione al progetto di san Bruno dall'Aquila.

È solo uno dei dettagli di una lunga serata trascorsa davanti al video a neppure 24 ore da un terremoto annunciato. Vespa lancia con una buona intervista al tecnico di cui tanto si parla e non gli manca l'ardire di fare, agli scienziati, la domanda che è di tutti noi: «scusate, ma i dati di questo tizio vedete almeno di studiarli».

A colpire è il grande schieramento di esponenti governativi: da Berlusconi alla Gelmini, dai ministri più interessati, Maroni agli Interni e Matteoli alle Infrastrutture, alla ministra più improbabile cioè la Carfagna. Ci sono tutti o quasi (manca Rotondi ed è assenza grave). Uno si chiede che ci stiano a fare – fra Rai e Mediaset, Sky e La7 – invece di coordinare qualche tavolo forse più importante rispetto alle comparsate televisive in cui, giustamente, si denuncia il rischio degli sciacalli. La civiltà dello spettacolo ha le sue regole. D'altronde, da Vespa, appare anche il sempiterno piacione, Rutelli Francesco, per assicurare che «non è il momento delle polemiche». In tutta sincerità, vedendo la Carfagna costretta a confrontarsi con queste tragedie di una vita purtroppo vera, uno può anche pensare che lei, con la tragedia, «ci azzecchi» davvero poco.

È perfino incredibile, al limite dell'imbarazzo, quanto accade da Vespa: in diretta televisiva il presidente del Consiglio «ordina» al suo ministro degli Interni, che subito promette obbedienza, di procurare un altro migliaio di uomini. Quasi come se, fra i due, non esistessero altri canali di comunicazione ufficiale tranne il salotto vespiano. Incredibile, ma vero. Vero, ma imbarazzante.

Grande la distanza fra il giornalismo dell'immagine e le lacrime della gente semplice.

Un bravo collega che sta con Mediaset, parlo di Tony Capuozzo, riconcilia con la professione. Molti quelli che fanno bene il loro dovere di inviati. Ma uno dei servizi che più colpisce è fatto da soli suoni: nessuna parola può rendere meglio l'atmosfera di questa seconda notte di paura in paesini ignoti.

Con tanta gente sotto le macerie non va bene fare polemiche. Ma non è per polemica che qualcuno si interroga sul perché, ad esempio, proprio la «casa dello studente» sia crollata nonostante le norme antisismiche pretendessero si costruisse in altro modo. E non è per pre-giudizio che siamo in molti a fare il tifo per chi chiede se sia giusto spendere fiumi di denari sempre per riparare e mai (o quasi) per prevenire.

E l'unità di crisi si riunì nel salotto di  Vespa
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