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E se il «mobile» portasse il cancro?

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di Mauro Banchini
Al mio (noto) innamoramento per Licia (Colò), si aggiunge da anni un folle amore per Milena (Gabanelli). Per lei – paladina di un civile, indispensabile, serio giornalismo d'inchiesta – farei follie, compreso pagare un'altra volta il canone Rai.

E l'amore per Milena è diventato idolatria domenica scorsa, quando Report ha spiegato come le potenti e ricche multinazionali della telefonia mobile facciano lobby per «orientare» a loro favore ricerche scientifiche sui possibili danni alla salute provocati dai telefonini cellulari. Oggetti sempre più complessi, i telefonini, che uniscono miliardi di persone in tutto il mondo con una penetrazione elevatissima in Italia.

Report ha raccontato come, nel maggio scorso, siano usciti preoccupanti risultati OMS (Organizzazione Mondiale Sanità: ONU) sui rischi cancerogeni di queste onde. Per mesi, nonostante che la notizia sia una sorta di «bomba», i grandi media l'hanno in pratica taciuta. Fino alla puntata di Report.

Da questo silenzio non credo siano estranei i colossali interessi in gioco, comprese le «pressioni» che le grandi aziende di telefonia mobile – enormi fornitrici di pubblicità – ritengo abbiano la forza di effettuare nei confronti degli stessi media.

Ma qualcosa – grazie al giornalismo d'inchiesta in un servizio pubblico: la Rai – ha iniziato a muoversi, domenica. E lunedì sono arrivate le prime reazioni istituzionali.

Dopo la figuretta, non certo brillante, di una sua dirigente intervistata dalla brava giornalista di Report, il Consiglio Superiore della Sanità (Ansa ore 18,11 di lunedì scorso) ha finalmente lanciato un suo parere secondo cui nell'utilizzo dei telefoni cellulari («soprattutto per i bambini») va applicato il principio di precauzione («che significa anche educazione a un utilizzo non indiscriminato, ma appropriato, quindi limitato alle situazioni di vera necessità, del cellulare».

Chi – come in molti siamo ormai soliti fare – usa il cellulare proprio in modo … indiscriminato, tenendolo all'orecchio, capisce bene cosa vogliono dire, di preoccupante, le parole usate dalla massima autorità sanitaria del nostro Paese. Che, subito dopo (Ansa 18,24), ha precisato che non si può escludere l'esistenza di casualità tra esposizione da cellulari e insorgenza del cancro «quando si fa un uso molto intenso del telefono cellulare».

Riguardando Report si troveranno risposte assai allarmanti – molto più allarmate del cauto dire usato dal CSS – circa i limiti temporali quotidiani, nell'uso dei telefonini, per non avere problemi di salute.

Quanti di noi, ogni giorno e da anni, usano il cellulare almeno due o più ore al giorno? E perché nessuno, fino ad ora, ci ha mai detto quanto adesso, cautamente, il CSS inizia a dire sul fatto che «oggi le conoscenze scientifiche non consentono di escludere l'esistenza di causalità quando si fa un uso molto intenso del telefono cellulare»? Perché, sulle scatole che contengono i telefonini quando uno li acquista, non c'è verso di vedere stampigliata almeno una frase (a dir poco) che ricordi i possibili pericoli e inviti a usare l'auricolare?

Agi e Asca, le altre due principali agenzie d'informazione italiane, sono uscite con la stessa notizia. Ma mentre Ansa, nel titolo, scriveva «Non escluso nesso cellulari cancro se uso smodato», le altre due agenzie hanno tentato un'informazione più … rassicurante («No prove rischio uso cellulari, ma cautela con bimbi»). Sarebbe interessante conoscere chi, esattamente, c'è fra gli editori delle due agenzie e perché il taglio del titolo sia così … abilmente diverso.

Non stupisce neppure che il mitico Umberto Veronesi (Agi ore 18,53) abbia sostenuto di non credere che i telefonini facciano male. Per trovare una spiegazione, bastano forse gli intrecci, raccontati da Report, fra le ricerche del prof. Veronesi e i finanziamenti delle aziende di telefonia mobile proprio a Veronesi?

In ogni caso, a tagliare la testa al toro, è uscita, lunedì scorso, un'altra agenzia (Ansa, 18,44) secondo cui il Ministero della Sanità «avvierà una campagna di informazione sulla base delle ultime relazioni degli organismi tecnico-scientifici per sensibilizzare proprio a tale uso appropriato» del cellulare. E quali sono le «ultime relazioni»? Toh, guarda caso: proprio quelle (OMS) portate la sera prima da Milena Gabanelli e tenute nascoste, colpevolmente, da maggio scorso.

Spaventato (anche perché mi è da poco morto un caro amico, frenetico utilizzatore di telefonini, causa cancro al cervello!) ho iniziato a usare l'auricolare, ho ridotto le telefonate al mobile, aumentato quelle al fisso, sostituito le telefonate con sms.

Ma penso, con spavento, sia alle onde che mi sono beccato da una quindicina d'anni e sia alle tante famiglie che, per non sentirsi «arretrate», regalano – e lo faranno anche per il prossimo Natale – telefonini a bambini di età sempre minore: iniziando addirittura dalle prime classi delle elementari …

E penso alle – accattivanti, costose, convincenti – campagne di comunicazione delle grandi aziende di telefonia mobile....

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