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Fiction, un bell'Agostino (anche... esteticamente!)

Parole chiave: tv (242)

di Mauro Banchini

All'Auditel non ci credo. Ma se vogliamo prendere per buoni i dati sugli ascolti, l'ultima fiction della dinastia Bernabei (Sant'Agostino) è stata un successo. 14 milioni nelle due serate.

Cifra notevole per un personaggio complesso che la riduzione televisiva, con i limiti di queste operazioni, ha reso bene. E se poi anche solo l'un per cento degli spettatori avesse, alla fine, finito per farsi venire la stessa curiosità venuta a chi scrive (provare a leggere quello che mai avrei pensato di leggere: «Le confessioni»), il successo sarebbe ancora più evidente.

Colpisce, anche stavolta, un particolare tipico del genere: gli interpreti son tutti (e tutte) di ottimo aspetto estetico. Agostino giovane, adulto e vecchio è bello ... come un attore di fiction tv. Immancabili gli occhi azzurri. Immancabile lo sguardo tenebroso e la pelle bianca (pare invece che il dottore della Chiesa fosse, nella realtà, un tantinello «abbronzato»). Bella una madre come Monica con il viso della Guerritore, affascinante anche con le rughe.

Splendide le donne che circondano Agostino nella sua prima «vita»: la schiava che gli dà un figlio e continua a dargli del «voi» fin da ultimo; la bonazza che lo invita all'orgia continua; l'imperatrice madre. Bella la nipote Lucilla, bello l'amico Valerio, bello il centurione Fabio (che sposerà Lucilla). L'unico un po' bruttino mi è sembrato un soldato romano. Ma anche Valerio anziano non era un granché e questo è strano perché il Valerio giovane non era poi male: a essere cattivi ci si rimette anche sul piano fisico.

L'altra caratteristica di ogni fiction – l'alternanza di situazioni – si ripropone anche fra Ippona, Cartagine, Roma e Milano: il rapporto uomo donna (Agostino e la madre, Agostino e la moglie, Agostino e l'amante, Agostino e l'imperatrice; il centurione e la nipote ...); il rapporto bene male; quello verità menzogna; quello fra Chiesa e Stato; quello tra intelletto e cuore; quello fra armi e libri.

Una riduzione convincente, in certi punti capace di commuovere. Magari non sarà rigorosa sul piano storico, magari gli occhi del vero Agostino non erano celesti come quelli del bell'attore, magari si poteva fare meglio: vero. Ma far passare a milioni di italiani due serate con questo gigante del pensiero, farci incuriosire con una storia di enorme fascino e con alcune fra le parole più belle che mai siano state scritte (... Se tacete fatelo per amore, se parlate fatelo per amore, se correggete fatelo per amore, se perdonate fatelo per amore ...), beh è davvero impresa che meritava la fatica.

Forse si sarebbe perfino potuto osare di più aggiungendo una terza puntata capace di dare ancora maggiore ragione alle vicende di Agostino vescovo: le dispute con i donatisti (davvero antipatico quel Sidonio che punta il dito contro i peccati del giovane Agostino. Pensa ai tuoi, di peccati, vecchio Sidonio); il coraggio di rivolgersi a un giudice terzo, non credente ma onesto (tanto onesto che ci rimetterà pure la vita) per risolvere la controversia teologica; l'assedio dei barbari contro Ippona con Agostino che va da Genserico, il capo dei Vandali, convincendolo a restituire i prigionieri. Storie che avrebbero meritato un respiro, e un tempo, maggiore in una complessa vicenda tutta giocata, dall'inizio alla fine, sull'eterno «dettaglio» della verità.

Non è l'uomo a trovare la verità, ma è questa che deve trovare lui. E la verità – parola di Ambrogio – è una persona, la verità è Gesù Cristo. Abituato a gestire bene le parole, abituato a vincere i processi con i trucchi dell'imbonitore, puttaniere e cinico come pochi, diventato potente grazie agli inganni delle parole, umile davanti al potere, sprezzante davanti agli umili: storia eterna.

Iniziata con l'immagine della croce – che alla fine vedremo bruciata dalle frecce infuocate dei Vandali ma vera vincitrice nel confronto con i «barbari» – la fiction l'hanno voluta concludere, e bene, con l'immagine di un bambino. Dopo la grande distruzione provocata dalla stupida arroganza dei romani, il piccolo ritrova un passo dettato da Agostino. Passa la scena di questo mondo: perciò vi esorto, non abbiate paura. L'impero romano – ricorda la scritta finale – crollò dopo pochi anni; i libri di Agostino continuano a essere letti anche oggi. Piglia, incarta e porta a casa, sciocca imperatrice madre!

Peccato che arrivi Vespa Bruno e il suo codazzo serale, con le pasticche per la tosse grassa, quelle per la tosse secca il kindercereali, la cera emulsio. Dalle stelle di Agostino di Ippona alla chiavetta web di Totti Francesco. Chiudetele, quelle stalle, prima che sia troppo tardi.

Fiction, un bell'Agostino (anche... esteticamente!)
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maria rita vivarelli 05/02/2010 00:00
La prima serata mi e' piaciuta piu' della seconda.
Comunque una fiction molto gradita.
Ne dessero una alla settimana ,ci starei.
maria rita
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annarita 05/02/2010 00:00
Ho letto l'articolo tutto d'un fiato! Piacevolissimo,simpatico commento,sono rimasta incantata... Non sono riuscita a vedere la fiction e, dopo questo bellissimo articolo, me ne rammarico ancora di più. Leggendolo mi è sembrato di vedere scorrere le immagini, sequenza dopo sequenza...Grazie per questo dono...
Annarita

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