Onda lunga
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Girare il mondo distesi comodamente sul divano

Parole chiave: tv (241), digitale (49)

di Mauro Banchini

Il grande capo del pispolamento mi ha fatto un regalo. Grazie a questa attività (che io chiamo in modo ruspo ma che i più raffinati definiscono zapping) in cui sono un campione, ho scoperto che sul digitale terrestre non esistono solo porcherie, ma c'è pure un canale non male.

Mi chiedo spesso a che sia servita la zolfa sul DT (Digitale terrestre). Presumo solo a far vendere milionate di apparecchi nuovi e milionate di decoder.

Ho l'impressione che basti un refolo di vento per peggiorare il segnale. Continuo a vedere la tv attraverso uno Sky sempre più caro e affollato di spot. Tardo dunque a capire dove abiti quella «nuova televisione» che ci avevano magnificato prima dello switch off.

Ma da qualche settimana ho scoperto Doc-U. Trattasi di canale tematico italiano gratuito (tenete presente: un sostantivo più tre aggettivi) che 24 su 24 per 7 su 7 non fa altro che trasmettere, in continuo e senza spot, documentari su città e paesi, italiani e sparsi ovunque nel mondo.

Una vera manna per chi – come me – ama viaggiare, sa quanto costa viaggiare, non ha i soldi sufficienti per viaggiare quanto vorrebbe, spera di andare presto in pensione per viaggiare, è sicuro che quando sarà andato in pensione (se mai ciò accadrà) avrà una pensione forse sufficiente per andare quattro giorni l'anno nella mitica pensione Selene di Viareggio (spero ci sia ancora. Da bambino ci passavo sempre davanti e ridevo sui vecchietti al fresco).

Dunque non mi resta che Doc-U. Potessi (cioè non avessi da uscire di casa) ci passerei giornate intere. Intanto perché fanno vedere, e bene, dettagli compresi, posti che forse mai vedrò. Poi perché oltre alle immagini c'è sempre un fondo di musica. Infine perché hanno il buon gusto di aver tolto gli spot.

È partito pochi giorni prima di Natale. Si trova sul canale 56 che è – leggo – un «multiplex» di «Telecom Italia Media Broadcasting», società del gruppo «Telecom Italia Media».

Infinite volte parlo male (anzi: malissimo) della «principale azienda italiana di telecomunicazioni». In particolare quando, ogni bimestre, a lor signori pago un canone anche se, ormai, mi servo di un altro gestore. Intuisco quanti soldi Telecom incassi anche solo con il canone, ma almeno, ora che lo so, posso gioire su un «ritorno» per me intrigante: Doc-U.

Giorni fa ho gustato una Barcellona, compreso un approfondimento sulla Sagrada, che mi ha tenuto incollato. Stamattina ho fatto un salto dalle parti di Ligonchio per poi entrare nella cattedrale di Spira, in Germania. Poi sono tornato a Chioggia, sono salito sul Monte Baldo, sceso nelle miniere di sale vicino a Cracovia. Ho volato a Buenos Aires per finire nelle maree di Mont Saint Michel. Comodamente, sul divano. E avrei potuto continuare, nella libidine delle non interruzioni pubblicitarie, se non fosse stato per il non lieve fatto che dovevo pure andare al lavoro.

Vedo solo un difetto, nel canale. La ridondanza nei testi, l'uso degli aggettivi (ricordate? Un sostantivo e tre aggettivi), la retorica.

Che l'ambiente naturale dell'Appennino Reggiano sia fascinoso, lo vedo anche da solo: me lo mostrano le immagini. Che bisogno c'è di precisare che è «di incommensurabile bellezza»? Perché la conca è «splendida», le pendici «selvagge», il patrimonio «eccezionale», il corso dei fiumi «sinuoso»?

Ma chi ve li scrive i testi, amici di Telecom? Mi fate vedere una meraviglia come la cattedrale di questa città sul Reno dove sono sepolti 4 imperatori e 4 re, ma perché far torto alla mia sensibilità riempiendo tutto di aggettivi in stile brochure da ufficio turistico di serie «c»?

E mostrandomi Chioggia, c'è bisogno di definirla «allegra con il sole e malinconica con la nebbia»? Andate in mona – direbbero i chioggiotti – con la retorica delle imbarcazioni «variopinte» e dei canali «pittoreschi». E non lo vedo da me che la «Madonna della Corona» è un santuario costruito sotto una roccia? Perché il pippone che lo dipinge come «incastonato nella roccia»? E che dire di quei «fantasiosi incanti» nella «lussureggiante vegetazione» di un «ambiente fiabesco» con la «generosa varietà di scenari»?

Se Franco Bernabè – grande capo di Telecom Italia – trova il tempo di leggere, sappia che questa (i testi) è l'unica pecca trovata in Doc-U. Può benissimo rimediare, dottore: chieda pure di me.

Se Lei mi toglie il canone, io le tolgo qualche tonnellata di aggettivi. Affare fatto?

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