Onda lunga
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Il fascino di Parigi e delle «città segrete»

Mi è tornato in mente «l’inculino del G» navigando, su Sky, dalle parti di History Channel e imbattendomi in «Parigi città dei morti», una fra le puntate di «Le città segrete» trasmesse il sabato e la domenica per la goduria di noi cercatori di nicchie televisivo-satellitari dai nomi analoghi («Malattie misteriose», «A tutto baccalà», «Il mistero della manta gigante», «I predatori della notte» …) e talvolta inquietanti.

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Mi è tonato in mente lui, il mitico «G».

Quello che, tempo fa, mi divertiva un sacco con i suoi scherzi telefonici, su una radio toscana che poi chiuse il programma ritenendolo non più coerente con la sua linea editoriale (da allora non ascolto più il «G» ma neppure quella radio pratese).

In particolare mi è tornata in mente la grevità (in quanto a essere «greve» il «G» lo era davvero. Ma a me piaceva proprio per questo. E pure per una sostanziale umanità dei suoi scherzi) di un tormentone particolare: quello chiamato «l’inculino del piano di sotto». Già dalla storpiatura del titolo si capisce dove andava a parare, il «G», con il finto «inquilino» che telefonava ai piani alti dei caseggiati perché di notte non ne poteva più dei «rumori» (quali indovinate voi) e quando qualcuno, esasperato, sosteneva di stare al piano terra, «l’inculino» allora si che si divertiva sostenendo che lui abitava proprio sotto, cioè in stranissime catacombe di cui nessuno, tantomeno il Comune, doveva mai essersi accorto.

Mi è tornato in mente «l’inculino del G» navigando, su Sky, dalle parti di History Channel e imbattendomi in «Parigi città dei morti», una fra le puntate di «Le città segrete» trasmesse il sabato e la domenica per la goduria di noi cercatori di nicchie televisivo-satellitari dai nomi analoghi («Malattie misteriose», «A tutto baccalà», «Il mistero della manta gigante», «I predatori della notte» …) e talvolta inquietanti.

Probabile, nel viaggio di questa estate, una capatina a Parigi. E immediata la curiosità di immergermi nei sottosuoli di una città «gruviera» che mi piacerebbe un sacco trovare qualcuno in grado non solo di parlare italiano ma anche di portarmici (e soprattutto di riportarmi in superficie). Inciso, quest’ultimo, fondamentale visto che nel sottosuolo della grande Parigi esistono almeno 300 km di gallerie (escluse quelle della metro): perdermi non mi parrebbe il caso, anche perché devo rientrare in Italia se non altro per vedere l’effetto che farà, agli elettori, la nuova discesa in campo di Silvio. Fra questo mistero (decisamente godurioso) e l’altro mistero piddioso (le primarie, con lo scontro fra Matteo e Pierluigi), i misteri del sottosuolo di Parigi impallidiscono: ma sto guardando un History centrato sulle catacombe e di questo, non delle catacombe della politica italiana, devo riferire.

Io non so un sacco di cose. Ad esempio ignoravo che a fronte dei due milioni di parigini vivi ce ne fossero, nel sottosuolo, almeno tre volte tanti (dunque 6 milioni in tutto). Sono ridotti maluccio, in verità, questi parigini, parigine comprese, e non hanno voglia di prendere per i fondelli il prossimo dei piani alti come il mitico «inculino» di cui sopra.
Morti da secoli, sono ridotti a ossa, qualche miliardo di ossa, gettate alla rinfusa o accatastate in ordine, a formare muri di contenimento, nella catacombe della città dove, in genere, si va per vivere. «Fermatevi: questo è l’impero della morte», certifica inquietante una scritta ottocentesca. E in effetti, a una ventina di metri sotto terra, scopriamo muraglioni di teschi e tibie, femori e costole finiti dai grandi cimiteri del suolo alle cave di pietra, abbandonate, scavate dagli antichi romani fino al Medioevo in modo da ricavarne il materiale buono per costruire le varie fasi della grande Parigi.  Fu alla fine del Settecento, quando la città stava cominciando a sprofondare, che il Comune decise di rinforzare quelle gallerie trovandosi anche davanti al superaffollamento nei cimiteri. Avete già capito da soli come fecero a prendere il piccione con due fave.

Le immagini di History hanno un fascino enorme, comprese le indicazioni stradali, esattamente corrispondenti alle strade vere di superficie. Comprese le tracce degli scavi romani. Ma il tutto (compreso il montaggio sincopato e i commenti vagamente cretini) è americano, per cui ti viene subito in mente che capolavori ci tirerebbero fuori – da questi misteri sotterranei – i nostri bravi documentaristi di cultura meno elementare.

Ma le catacombe non esauriscono il sottosuolo parigino. C’è tutto il mondo degli acquedotti sotterranei con un affascinante Regard de la Lanterne che se davvero vado a Parigi merita una visita assai più che andare in luoghi più paludati: una costruzione coperta da una cupola attraverso cui si scende al bacino principale di uno fra gli acquedotti storici della città, Belleville. E poi c’è il sistema fognario. A proposito, gli americani di History sostengono che la rete fognaria attuale di Parigi raggiunge 2.300 km: un po’ come andare da Parigi a Mosca. Non ho certo voglia di passare le ferie in mezzo al puzzo (perché immagino che pure a Parigi le fogne puzzino), ma un giretto nelle fogne storiche, quelle non più … attive, confesso me lo farei volentieri. Anche qui: in compagnia di uno che parla italiano e che poi è così gentile da riportarmi su.

Poi c’è la città romana sotto Notre Dame visitata, credo, da una percentuale molto bassa fra tutti quelli che si aggirano - magari incapaci di intendere e di volere, solo alla ricerca di un gelato da leccare - ai piani alti. E infine, sotto Parigi, ci stanno pure i bunker scavati dai nazisti. Insomma: fin troppo facile capire dove passerò la maggior parte del soggiorno parigino. Senza scordare il mio amico «G».

PS) - Un consiglio: le prossime puntate di Le città segrete riguardano Istanbul («La porta d’oriente»), Roma («Le fondamenta di un impero»), Londra («Londra perduta»), Edimburgo («La città del peccato»).

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