Onda lunga
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La Dandini e quel suo «sinistro birignao»

Parole chiave: tv (241)

di Mauro Banchini

Molto sensibile al fascino di certe protagoniste televisive, lo sono anche verso Dandini Serena. Ma il discorso è più complicato rispetto, per esempio, alla Colò Licia di cui sono pazzamente innamorato, anche se lei non lo sa e, se lo sapesse, certo non ricambierebbe.

Dandini Serena l'apprezzo ma, in contemporanea, mi sta pure antipatica per quel certo sinistro birignao che trovo eccessivo. Non posso farci nulla e lei, di certo, se ne farà una ragione.

Anche attirato da un trailer divertente (la fuga di tanti artisti Rai per La7 con lei, ultima arrivata, invitata a mettersi in coda «dietro al mimo»), mi sono sorbito quasi tutta la prima puntata del suo nuovo varietà serale. Quello profeticamente intitolato The show must go off (in effetti la prima puntata vera, il sabato prima, fu giustamente stoppata per far posto all'approfondimento di Chicco Mentana su Costa Concordia). E se la «buona sera» si vede dall'inizio, io un consiglio ce l'avrei per questo show del sabato sera: fatelo durare un'oretta di meno e andrà meglio per tutti.

A mezzanotte la prima puntata non era ancora finita e il grande gesto (andarmene dritto a letto) lo stavo meditando da una mezzoretta abbondante. Scoccato il dodicesimo tocco ho abbandonato e – confesso – non mi sono sentito in colpa.

L'inizio, con un balletto stile anni Sessanta, mi è piaciuto. Subito dopo quel comico, perfetto quando imita Gasparri, l'ho trovato deludente nell'imitazione di Pierferdy Casini. Ho gradito, e non poco, gli stacchi «elieschi»: quelli che raccontano «storie tese» con l'inevitabile inizio («Onda su onda … onta su onta») dedicato al comandante Schettino, ormai capro espiatorio di tutti i mali italici.

Mi ha fatto ridere il duo Fiorello-Baldini: con la signora Lorenza Lei il cui marito si chiama, ovvio, «Lui» e i cui figli non possono non chiamarsi «Loro». Ma chissà quante volte, il dg Rai s'è dovuta sorbire questa non irresistibile battuta …

Il pezzo forte della puntata – l'intervista sul mitico divano della signora Serena – è arrivato con il non meno mitico Camilleri impegnato a raccontare (ma l'avevo già sentito altre volte …) le sue disavventure di tanti anni fa come funzionario della Direzione Rai ai tempi dei (veri) varietà del sabato sera: quelli di Guido Sacerdote e Antonello Falqui. Disavventure – com'è cambiato il tempo! – che avevano tutte a che fare con i centimetri di pelle scoperta di Abbe (Lane) o di Zizi (Jeanmaire), due conturbantissime ballerine di allora che oggi navigano fra gli ottanta e i novanta. Certi monsignori si sentivano turbati. Noi, ragazzi di allora, assai meno.

Dobbiamo alla voce di un altro over 80 – Andrea Camilleri, appunto – l'osservazione che siamo entrati da un pezzo in una guerra autentica. Guerra combattuta senza bombe tradizionali, ma con l'arma potente della speculazione finanziaria. Guerra che distrugge le nazioni, le rende povere e che noi – parola di Camilleri – combattiamo con armi spuntate mentre «loro», e solo loro, hanno armi moderne ed efficaci. Con una postilla petroliniana (da Ettore Petrolini, il vero inventore del varietà, ndr) su cui in diversi, fra i nostri governanti, devono essere formati sapendo che «i soldi bisogna cercarli fra i poveri: ne hanno pochi ma … sono tanti».

Altro punto di forza dello show dandinesco, forse il vero punto di forza, è quel Vergassola che dà il meglio di sé con le interviste strampalate. Camilleri è stato al gioco risultando efficace, in battute, quando ha sostenuto di non aver mai chiamato «toner» il «toner» delle stampanti. Gli sembra – spiega – di chiamare «uno sciatore altoatesino».

Divertenti Lillo e Greg (che ascolto spesso in radio e apprezzo soprattutto con la follia del grande capo indiano Estiquaatsi. Provate a leggere il nome e capirete). Non esilarante la scenetta su Alessandro Baricco, mito culturale di una certa sinistra. Parrocchiali, nel senso buono del termine, i giochetti sul più grande chef giapponese: Takesci Sakamato. Divertente la traduzione, dall'orchestra di Elio, di resta con me Signore la sera, resta con noi e avremo la pace e di altri canti di Chiesa rivisitati in reggae, disco dance e rock. Spero che quelli di Militia Christi non abbiano visto, se no s'incacchiano e fanno dire trenta Messe in latino.

Ma, appunto, poteva finire lì: invece è proseguito per chissà quante altre decine di preziosissimi minuti e a me è preso un appisolamento che te lo consiglio. Forse per via dei primi 60 (anni) in arrivo galoppante, ma forse pure per colpa di una Serena dal sinistro birignao.

La Dandini e quel suo «sinistro birignao»
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