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Sanremo: «Caro Adriano, ricordati che la carità vera si fa... in silenzio»

Parole chiave: tv (241), festival di sanremo (11)

di Mauro Banchini

Lo dico subito. A scanso di equivoci. Per me Adriano è un mito. Con le sue canzoni (alcune resteranno nella storia) ha attraversato, e sta attraversando, lunghi decenni della nostra vita. Con la sua «ideologia» (pause comprese), ha il pregio di far riflettere grandi masse – lui: uomo di spettacolo – attorno alla sacrosanta necessità di un nuovo stile di vita.

E poi, diciamocela tutta, ho sempre apprezzato la sua fede in un comune amico: quel Cristo Gesù che lui, Adriano, non si vergogna di pregare («Dal castello del silenzio/ egli vede anche te/ e già sento che anche tu lo vedrai./ Egli sa che lo vedrai/ solo con gli occhi miei/ e il mondo la sua luce riavrà». Il brano è del 1962, il testo è dell'amico/nemico Don Backy, la canzone originale si intitolava Stand by me. In italiano divenne famosa come Pregherò).

Apprezzo, di Adriano, anche la testardaggine nel non volere interruzioni pubblicitarie per i suoi passaggi televisivi: come Benigni, è un «mostro sacro». E quel tipo di personaggi deve avere garantita la massima libertà espressiva.

Ma la (furba) decisione di devolvere in beneficenza il compenso per la partecipazione a Sanremo, mi ha fatto andare in bestia. La cifra è alta: se prenderà parte a una sola serata (diciamo: una mezzoretta di video), Adriano si beccherà dalla Rai 350 mila euro, che raddoppieranno in caso di due serate, per salire a 750 mila in caso di tre o più esibizioni.

Non ho capito, e la cosa ha un suo evidente rilievo, se trattasi di netto o di lordo. Ma ho capito, come tutti, che lo stesso Adriano deve essersi un po' vergognato per questo tipo di compensi – decisamente fuori mercato oltre che fuori testa – fino al punto di annunciare che li devolverà tutti ai cosiddetti «indigenti».

Lui, Adriano, assegnerà a 7 sindaci italiani il non semplice compito di scegliere «alcune famiglie povere» delle città cui girare il regalo. Fra i primi cittadini anche il nostro Matteo Renzi: da uomo di comunicazione, cui non devono dispiacere i meccanismi della beneficenza, Matteo ha subito ringraziato.

Da un'Ansa dello scorso 31 gennaio leggo le modalità decise da Adriano: se percepirà 350 mila euro, 100 mila andranno a un ospedale di Emergency e 250 mila a 13 famiglie povere; nel caso di 700 mila euro di compenso, 200 mila andranno a due ospedali di Emergency e 500 mila a 25 famiglie. Ciascun sindaco potrà dunque selezionare – fra i tantissimi poveri delle rispettive città – due o al massimo tre famiglie a ciascuna delle quali arriveranno 20 mila euro. Una logica, perversa, da Gratta e vinci.

Perdonate la franchezza, ma tutto questo lo trovo delirante. E concordo con don Vinicio Albanesi quando, in una trasmissione radiofonica di Gianluca Nicoletti dal titolo ironico Il casting della povertà, ha definito «invenzione diabolica di tipo propagandistico e pubblicitario» l'affidamento a un sindaco della selezione di 1 o 2 famiglie povere. Hai ragione, don Vinicio: meccanismo davvero depravato. Cinismo inquietante.

Specie in una fase di crisi, la vera «lezione» da questa triste storia sta nella enorme distanza fra i salari/stipendi normali (quando ci sono) e i compensi garantiti al cosiddetto star system: nani e ballerine, cantanti e calciatori, tronisti e veline.

Tutti, giustamente, a scandalizzarsi per i benefici di un certo ceto politico ma pochi che riflettono sulla ingiustizia di garantire cifre così drogate a chi, di professione, spesso ormai fa soltanto l'addormentatore della coscienza critica di un popolo ridotto a gregge impaurito e belante. Ma nel caso di Adriano – nel suo campo un vero professionista, dunque non un «nano» – a disturbarmi, e non poco, è stato proprio il trucchetto della beneficenza.

Già quando sento questa parola, la mano corre verso la pistola. Mi arrabbio (sono uno dei pochissimi, nel coro di entusiastici laudatori) anche quando sulla mia montagna pistoiese vedo in azione la potentissima macchina della «filantropia» in una ex fabbrica che i proprietari chiusero perché non più produttiva per riaprire con laudate e acritiche operazioni di bontà in stile marketing da antichi padroni del vapore.

Sarà che sono troppo «cattolico» – e forse, in tarda età, anche un po' troppo «socialista» – ma l'idea di beneficenza confligge con ciò che ho sentito predicare dalla dottrina sociale della mia Chiesa sul rapporto con la giustizia.

Nel mio piccolo penso esista qualcosa di molto storto, e dunque da correggere proprio con la tanto deprecata politica, quando la forbice si allarga troppo; quando ad alcuni «fortunati» sono consentiti compensi colossali affinché altri «sfortunati» si addormentino e non abbiano tempo per pensare alle ingiustizie, sempre maggiori, in questo nostro mondo. Ma vale anche per i filantropi: basterebbe tutti pagassero le tasse dovute e sai quante strutture lo Stato potrebbe realizzare senza bisogno della «bontà» – spesso pelosa – di qualche filantropo. O no?

Che ci sia cascato, nel trucchetto, anche il «mio» Adriano è fonte di enorme dispiacere. Dall'ex ragazzo della via Gluck mi aspetterei che intascasse tutto intero il cachet, ci pagasse le tasse dovute (diciamo attorno al 50%), si tenesse il resto scegliendo poi, in assoluto silenzio, se e come utilizzarlo anche in favore dei poveri. Oltretutto ho sempre saputo che la carità vera si fa … in silenzio.

Ma mi piacerebbe una alternativa. Esempio? Un gesto, fuori dall'ordinario, capace anche di agevolare una riflessione collettiva sul deficit di giustizia in una Italia che sta cercando di uscire dalla crisi. Mi piacerebbe una esibizione assolutamente gratuita, da parte di Adriano e di tutti gli altri big impegnati in Sanremo 2012, con un semplice rimborso spese. E un utilizzo sociale della cifra così risparmiata (svariati milioni di euro, presumo) per un progetto di solidarietà.

Con quei soldi si potrebbero, ad esempio, modificare le regole attuali sul pagamento del canone Rai: mi riferisco a quelle sulla esenzione visto che oggi, per essere esentati, gli over 75 enni devono «vivere» in condizioni di autentica fame (non più di 516 euro di «reddito» al mese per 13 mesi). Difficile che uno, in quelle condizioni, resti vivo per guardare la tv. Tenendosi in tasca quei soldi dal Sanremo 2012, la Rai potrebbe dunque esonerare dal canone (a questo punto nel 2013) qualche decina di migliaia di over 75 bisognosi ma non alla fame.

Sempre in materia di canone Rai (chi scrive è convinto sulla giustezza che a un servizio radiotelevisivo autenticamente pubblico corrisponda l'obbligo, per i cittadini, di pagare un canone) la vicenda si presta bene, infine, per riflettere sulle regole più generali di tale tassa.

Già lo ha scritto, sul numero precedente, Claudio Turrini in risposta a un lettore (Rai, pubblicità assurda sul canone-tassa): troppi non pagano il canone Rai; nel bilancio dell'azienda mancano fra i 5 e i 600 milioni di euro dal canone familiare e oltre un miliardo dal canone delle imprese. Un miliardo e mezzo di euro: evasione colossale, specie in certe zone del Paese.

Se tutti pagassimo, il canone potrebbe essere ridotto per tutti. E basterebbe poco – nota Turrini ricordando che in Grecia il canone tv è incluso nella bollette della luce – per evitare questo scandalo.

Sanremo: «Caro Adriano, ricordati che la carità vera si fa... in silenzio»
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Pietro 08/02/2012 00:00
1) Celentano pagherà di tasca propria le tasse su quanto percepirà. Forse è meglio essere informati prima di giudicare.
2) Anche a me viene da mettere mano alla pistola (che non ho mai posseduto!) quando sento parlare di "carità". Emergency non ha mai nè ricevuto nè fatto carità. Si tratta di altro caro amico....

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