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Storia di allucinazioni in falsa salsa natalizia

Parole chiave: tv (241), natale (113)

di Mauro Banchini

Tutti pensate che anche quest'anno il Bambino nascerà. Ma fonti vaticane attendibili dicono che il «capo in terra» farà un annuncio clamoroso. Lassù sono delusi dalle nostre capacità di accoglienza e hanno deciso la moratoria: per un anno, almeno, dovremo cavarcela senza il Bambino.

La decisione, pare, è stata presa dopo che Dio in persona ha convocato «un tavolo» (usa anche Lassù) essendosi il suo addetto stampa (ce l'ha pure Lui) sorbito una rassegna fra le tv italiane e avendo dunque capito che per tutti noi, ormai, il Natale è un rito di plastica. Nessuno ci crede più. Resta solo una occasione dolciastra per spendere un po' di soldi (sempre meno) in cose chiamate regali. Nessuno, ormai, ricorda il senso vero dell'antica storia secondo cui in Palestina accaddero cose rivoluzionarie partendo da una ragazzina che venne messa incinta dal vento di un angelo.

Pare che nessuno, nel nostro mondo tecnologico e impaurito, creda alla piccolezza di questa storia. Ma tutti – ecco il punto che ha molto colpito, Lassù – tutti crediamo, almeno in apparenza, alla storie degli spot. Ecco dunque che «il Padrone» ha deciso. Moratoria.

Pare che la goccia sia stata quando gli hanno riferito che nelle case degli italiani, cattolici al 90 e più per cento, entra un centinaio di volte al giorno un «uccellino» che porta gli auguri di un calciatore e una velina. Gli italiani non solo pagano vagonate di soldi al calciatore e alla velina. Ma bevono pure. Anche l'acqua minerale.

Anch'io ho fatto un giro nelle tv per guardare solo gli spot. Ho trovato allucinazioni in falsa salsa natalizia di cui adesso vado a narrare. Ma solo una microscopica parte, perché tutto non c'entra.

Su una locale toscana si esibisce la titolare di una pizzeria cittadina magnificando un menù natalizio con karaoke e scelta anti-glutine per i «ciliaci», noti abitanti della … Cilicia. Poi, vestito da babbonatale, ecco «bubigomme»: l'unico contento avendo fatto un sacco di soldi a vendere gomme antineve. I suoi auguri mi provocano un sincero vaffa.

Passo sulle grandi emittenti. Tre bambini già rincoglioniti «giocano» con genitori che hanno appena regalato, appunto per il santo-natale, quei giochi virtuali che uno sta davanti a uno schermo e crede di giocare a pallacanestro.

L'azienda dell'ex presidente del Consiglio mi propone, su musichette natalizie, un sacco di palle natalizie in cui stanno tutti i volti di personaggi televisivi che mi augurano «un altro anno insieme». Da un'altra parte la festa di natale va avanti triste salvo «decollare» quando arriva uno con un certo amaro. Ovunque magnificano le sorti progressiste degli smartphone: pare che se la mi' cugina di 89 anni non avrà il suo smartphone, il natale per lei non sarà vero.

Una bella famiglia riunita a pranzo sotto l'albero di natale (manca il presepio, ma è un dettaglio), si vede arrivare in casa … un fantino. Ma una voce solenne ammonisce di «non portare a casa uno sconosciuto» perché devi invece portare «Grana Padano». Impossibile non riconoscere il vero messaggio di amore verso il prossimo per cui il Bambino venne fra noi. Un'altra voce sussurra che «in ogni epoca la cosa più preziosa è restituire la luce che riceviamo». Amore? No. Gioiello.

Il direttore di un settimanale magnifica il suo prodotto che per il numero di natale si caratterizza per milli-carlucci impegnata a far ballare i calciatori e san-pio-da-pietrelcino che non fa mai male. Non mancano pandori e panettoni: a suon di gospel informano che «piano piano» significa «buono buono». Non manca quel buffo tipo che vende ravioli ai salmoni e gamberetti. Non mancano (anzi: sono tante) le voci ipersensuali che su immagine raffinate donne belle magnificano, in francese, profumi di cui abbiamo tutti bisogno perché, in effetti, il profumo è meglio del tanfo. Un altro smartphone non solo mi dice «grazie» per averlo scelto ma mi fa anche tanti auguri.

Un'altra azienda dell'ex presidente del Consiglio mi spiega che («comodamente da casa, con un solo clic») posso acquistare ben 8 regali in soli 15 minuti: me lo dice con una bella ragazza impegnata a leccare un cono gelato. Siccome quell'azienda non si fida del mio intelletto, mi avverte pure che on-line posso acquistare tutto «tranne il gelato».

Un gruppo di bambini già rintronati stanno mettendo le palle sull'albero (di presepio non se ne parla, per i noti motivi) e un ovetto – che passa per essere fatto di cioccolato, ma io sospetto lo facciano con gli avanzi della plastica riciclata dai trafficanti cinesi – ci strizza l'occhio. «È un bel natale, vero?».

Arriva pure un cioccolatino dove, forse, c'è anche un po' di cacao, che «mai come a natale ti ruba il cuore». Ed ecco un altro smarphone: per cinque euro al mese «sono le piccole cose che ti fanno godere il natale». Non si riferisce al Bambino, ma a lui stesso: cioè al cellulare dell'ultima generazione che quando lo compri arriva subito quello della generazione successiva. In una corsa infinita. Dietro la stella cometa che indica uno stile di vita impazzito.

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daniela 22/12/2011 00:00
è vero anche per un ateo queste pubblicità sono una cosa indecente,direi che al di là della nascita di cristo il natale dovrebbe essere amore unione armonia anche la voglia di scambiarsi un dono che può esere anche un bacio un forte abbraccio con il cuore in mano ,ormai non esiste più niente solo tecnologia e rincorsa alla vita .buone feste

Totale 1 commenti

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