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Tutto su «Eva», programma ciofeca in sette puntate

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di Mauro Banchini

Comincia con Win e Yuka questa autentica boiata di programma in 7 puntate (giuro: ho visto metà della prima e non mi ci fregano più) nella prima serata di RaiDue. Lo conduce tale Riccobono Eva che, se ho letto bene, dovrebbe essere una top-model ma che a me sembra una ragazzotta stranita, incapace di capire perché mai qualcuno l'abbia messa lì a coprire lo spazio che fu del mitico Roberto Giabobbo, quello di Kezzinger.

Il suo primo compito – in una trasmissione che prende il nome dal suo – dovrebbe essere «portare la bellezza sul piccolo schermo». Passando al secondo, che forse è meglio, la signora dovrebbe essere «pronta a stupire e a svelare le piccole e grandi novità della scienza». Una sorta, insomma, di corrispondente femminile della dinastia Angela. «Ma mi faccia il piacere!», avrebbe subito detto il nostro Totò già dopo il primo servizio: quello, appunto, su Win e Yuka dove Win è «l'uomo di ghiaccio» e Yuka è un (sic) «fisiologo del freddo». Il primo servizio riguarda dunque uno strano tipo che riesce a diventare «il primo uomo al mondo» (ritengo impossibile trovarne un altro così stupido) capace di correre nudo per 22 chilometri nel gelo della Lapponia.

Prima ce lo fanno vedere, Win, mentre si immerge in una vasca di acqua gelida; lo accompagna il suo compare Yuka che, se lo inquadrano da vicino, ha la fronte imperlata di sudore (per cui i casi son solo due: o è particolarmente timido davanti alle telecamere oppure in quello studio televisivo il caldo è quello dei normali studi televisivi e nella vasca c'è acqua a temperatura ambiente).

Sia come sia, quel fesso di Win resta in vasca 25 minuti dando prova del suo «superpotere» che lo conduce ad avere il corpo sempre caldo quando viene immerso in situazioni gelide. «È pronto per la maratona in Lapponia», grida felice il commentatore (credo che il servizio originale abbia fatto ridere perfino quei fessi di americani per cui è stato pensato).

Siamo, adesso, in Lapponia. Temperatura 25 gradi sottozero. E questo bischero di Win, vestito solo con una mutanda nera che tragicamente ma in modo illuminante somiglia al berrettino nero che ha sul capo, comincia a correre: nudo in Lapponia.

Con un ritmo frenetico, forse troppo frenetico per chi come me non ha ancora capito perché il servizio pubblico mi ha fatto vedere Win che corre nudo in Lapponia, Eva lancia il secondo scoop (sulle emozioni nel volto umano) da cui capisco solo un dettaglio: quando hai paura il flusso sanguigno va ai piedi perché, così, puoi scappare meglio.

Intuisco il commento di Totò e spero nel terzo servizio: «sesso e sport vanno d'accordo? Il sesso danneggia le attività sportive?». La privacy mi impedisce di raccontarvi qual è, fra le due attività, quella da me più praticata (ma poi, a voi, cosa mai potrà interessare?) ma posso comunque dirvi che sono fra i teorizzatori delle fortissime conseguenze negative derivanti dalle attività sportive.

Per lanciare meglio la solita «inchiesta» americana sul fondamentale quesito, ecco un «reportage» (Eva dice proprio così) da una maratona non competitiva milanese. Un «inviato d'eccezione» (sic) chiamato Costantino Della Gherardesca (giuro: non so chi sia, né mi interessa viste, oltretutto, le sue inequivocabili mossettine da gaio conduttore) rompe le scatole a destra e a manca, fra i maratoneti, per sapere se la sera precedente qualcuno aveva «fatto sesso». Un oceano di mani alzate e si passa a Lise: una bella donna-pugile americana, sposata con tale Yas che fa sia l'allenatore che il marito.

La mitica Lise è messa alla prova (quante volte colpisce in 30 secondi un manichino, qual è la portata massima del suo pugno, quale il battito cardiaco, quale la velocità delle mani) sia prima che dopo aver fatto «sesso» con il marito. Il risultato è inequivocabile: tutto è migliorato, testosterone compreso, dopo l'atto sessuale. Secondo voi, Totò che avrebbe detto?

Si passa, con inutile frenesia sempre maggiore, ai farmaci per aiutare il cervello con una straordinaria analisi scientifica del cervello di un monaco tibetano per dimostrare che meditare è meglio che impasticcarsi. Si prosegue con alcuni sistemi alternativi per produrre energia pulita (chissà perché, ma resto colpito da chi studia – giuro – come ricavare energia dal ballottamento dei seni delle signore impegnate nel footing). E si arriva al clou della serata: il peso «scientifico» di ciascuno dei sette peccati capitali. Si parte dalla «lussuria» con un dato che mi fa sospettare della mi' moglie (la poveretta è seduta nella poltrona accanto e mi chiede per quanto tempo ancora dovrò infliggerle la tortura di «Eva»): il 64% delle donne – dato ovviamente «scientifico» – è disposta a tradire. A Seattle – lo giuro – c'è il «love lab», un laboratorio («scientifico», ci mancherebbe) che studia i tradimenti di coppia. A tal proposito seguiamo Brian e Ashey: marito e moglie. «Cristiani devoti». 5 figli. A un certo punto Brian (il marito) tradisce Ashey (la moglie) e un team di scienziati si incarica di spiegarci tutti i dettagli dell'incornificazione. Spiegano che le donne in cerca dell'avventura «preferiscono il tipo mascalzone, considerato più coraggioso, più sexy, più attraente» (illuminandomi sul vero motivo per cui nessuna donna, mai, ha voluto scappare alle Maldive con il sottoscritto). Certificano che «il sesso occasionale può fare innamorare». Concludono, riferendosi ai due tapini, che «entrambi ora sanno che la battaglia contro la lussuria è ancora lunga».

Il mio interesse – per «Eva», intesa come top model e come programma ciofeca – è ridotto al lumicino. Preferisco vivere: mi getto su «La7» dove l'ottimo Gad (Lerner) spiega perché tutto sta ormai crollando.

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