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Un'«Uscita di sicurezza» per l'aggressiva D'Amico

Parole chiave: tv (242)

di Mauro Banchini

Tacchi a spillo e fare aggressivo, lunghi capelli mori e corpo slanciato, abbronzata e sempre in piedi. Molto più bella di Bruno Vespa e Giovanni Floris messi insieme. È Ilaria D'Amico – classe 1973, conduttrice di sport su Sky, laureanda in giurisprudenza e protagonista di gossip – che conduce la prima serata del lunedì a «La7» con un programma di approfondimento giornalistico (Exit) – Uscita di sicurezza in cui è davvero lei a farla da affascinante padrona.

Eppure c'è un mistero: come mai una donna così bella, ma pure così consapevole di esserlo, non si fa mai fare un primo piano mentre questa tecnica – spesso impietosa – è riservata a tutti gli altri ospiti? Non lo sapremo mai. E siamo i primi a vergognarci di questa banale curiosità sapendo che il giornalismo andrebbe valutato per ben altri parametri. Ma è troppo bella, Ilaria, e troppo consapevole di esserlo, i tacchi sono così troppo alti e l'aggressività così troppo esibita per consentire valutazioni solo professionali in una tv dove l'apparenza è, per definizione, assai più importante della sostanza.
«Alziamo il tappeto per trovare la polvere che in genere ci viene nascosta». È ciò che, secondo Ilaria, vogliono fare a Exit. Non è impresa di poco conto: è ciò che ogni buon giornalista dovrebbe fare, abbronzato o meno. Con i tacchi a spillo o le polacchine.

Sotto il tappeto della terza puntata ci sono due temi e un'appendice. Le rovine di Pompei e il futuro del welfare si mangiano la puntata. La tecnica è la stessa: servizi rapidi e confronti in studio, ma qui la differenza la fanno i tacchi a spillo. Tutto sommato in Ilaria c'è una sola cosa che disturba: la voce. Metallica e aggressiva forse un po' troppo, in linea con uno stile che perfino Vittorio Sgarbi deve trovare troppo al di sopra delle righe tanto che si mette subito a sostenere la tesi opposta a quella della conduttrice dall'alto dei suoi tacchi. Aggiustandosi di continuo i bei capelli. Ma questa, per il bel Vittorio, non è una novità. Si incavolano con Ilaria anche gli altri ospiti nel dibattito.

Non sono male, sia nel primo che nel secondo argomento, i servizi. Comunque a tesi, ma si fanno vedere. Raccontano con efficacia l'incredibile situazione attorno agli scavi di Pompei («il petrolio» della nostra economia, li definisce Ilaria parlando in generale dei beni culturali di questo nostro Paese Ma la frase fatta irrita, forse non a torto, Sgarbi fra una rilisciata e l'altra di capelli che parlano da soli): c'è un po' da vergognarsi, anche pensando a ciò che in altri Paesi si farebbe avendo la fortuna di avere quel popò di patrimonio. E invece, attorno a Pompei, c'è una corte dei miracoli incredibile: guide abusive, bagni abusivi, bar abusivi, scambisti di coppie, incuria, malaffare, camorra.vDi grande efficacia anche alcuni servizi sull'argomento successivo, soprattutto se paragonati alla noia del solito dibattito fra sindacalisti e politici. Molto bello, in particolare, il raffronto fra una madre precaria perché co.co.pro e una madre garantita perché lavoratrice dipendente. A stufare è solo il dibattito: guidato dai tacchi a spillo ma assai poco intrigante.

E poi c'è l'appendice sui preti omosex. Nella prima puntata lo spillo dei tacchi era riuscito nello scoop entrando nientedimeno che in Vaticano con un monsignorotto – a occhio e croce con qualche problema, viste anche le puntate successive – impegnato, alla grande, nel non difficile tentativo di gettare fango su Santa Romana Chiesa.

Adesso, a fine puntata, Ilaria ci ritorna lanciando un'intervista («Io, prete omosessuale») a un presunto «don Felice» secondo cui «una buona parte dei preti sono omosessuali». E aggiunge, «don Felice», che fare il prete «significa portare a tutte le persone l'amore di Gesù».

Esagerata – ma politicamente … assai corretta in un contesto che ha già deciso per conto suo dove abita la verità – la prima affermazione. Scorretta, molto scorretta, la seconda. Eppure, a pensarci bene, molto più affascinante. Un fascino antico duemila anni.

Un'«Uscita di sicurezza» per l'aggressiva D'Amico
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