Onda lunga
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In onda il sabato in prima serata su RaiTre

Un altro modo per la divulgazione scientifica in tv

«E se domani»: si intitola così l’azzeccata trasmissione condotta da Massimilano Ossini che racconta la scienza all’insegna del giornalismo intelligente.

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Il cast della trasmissione

Patito come sono di «Voyager» (che alla divulgazione scientifica cattedraticamente intesa starà anche stretto, ma – anche per merito di Crozza – è così divertente da risultarmi perfino credibile nella sua oggettiva in-credibilità) ma pure della ditta Angela (padre e figlio), ho passato un’intera serata, sabato scorso, con Massimiliano Ossini, nuovo presentatore di E se domani (Rai3).

Mi sono fatto condurre, da lui e dalla sua ottima squadra (tra cui Teresa Paoli di Prato), in un viaggio partito nelle viscere della Sardegna dove, nelle caverne, gli astronauti si preparano alle condizioni estreme dello spazio; per arrivare a Sesto Fiorentino dove è stato realizzato un aggeggio capace di eliminare, per il futuro, un problema che a noi pare lontano ma qualche guaio potrebbe comunque procurarlo: la «spazzatura spaziale», i resti di satelliti esausti che, in milioni di frammenti, girano lassù attorno alla nostra terra.

Bello il titolo (questa è la terza serie) e familiare il conduttore. Dico familiare perché il 34enne Ossini fu premiato due anni fa, a Pistoia, da Greenaccord – nel convegno dei giornalisti cattolici per la salvaguardia del Creato – come «sentinella del Creato» avendo già dato buona prova delle sue capacità divulgative in «Linea Verde» e in «Cose dell’Altro Geo».

Io che non sono mai stato in Sardegna, e che anzi trovo fastidiosa la rappresentazione dell’isola fornita dai tanti Briatore e Santanché con le loro pacchianerie per ricchi, ho scoperto almeno due ottimi motivi per andarci, in Sardegna: le incredibili grotte (quelle dove, appunto, vivono isolati per mesi i futuri astronauti) e un gigantesco antennone (a 35 km a nord di Cagliari) che capta onde radio dall’universo.
Parliamoci chiaro: in Sardegna ci andrò, ma non potrò mai – come ha fatto Ossini – aggirarmi fino a 400 metri sotto il livello della terra fra esseri viventi privi di occhi (tanto che gli servono, gli occhi, in tutto quel buio?) o avere il permesso per camminare proprio sul padellone da 3 mila tonnellate pestando uno dei 1.800 pannelli e ascoltando i suoni in arrivo da «Idra A», una costellazione che sta a 177 anni luce dalla terra. Solo Massimiliano, grazie alla Rai, può riuscirci.

E questo è anche il pretesto per agganciare «Curiosity», la sonda che sta indagando Marte. E da qui partono altre immagini, su uno fra gli scopi per cui mandano sonde e aggeggi vari nello spazio: cercare un «pianeta gemello». Forse ne hanno trovato uno, ma con le velocità attuali – spiega Ossini – per raggiungerlo ci vorrebbero, in anni, tutti quelli che sono stati a oggi necessari per l’intera storia dell’uomo. E poi, conclude Ossini, «siamo proprio sicuri che là si troverebbe qualcuno?».

Qui può venirci in soccorso solo Kezzinger mentre Massimiliano – dopo una pausa pubblicitaria a base di bevande per far andare in bagno e integratori contro la perdita di calcio nelle donne in menopausa – fa entrare cinque giovani divulgatori scientifici (Teresa, Daniela, Barbara, Alessio, Raffaele) con il compito di raccontarci, unendo la freschezza del giornalismo alla serietà della scienza, altrettante storie che incantano. O, per essere precisi, che a me hanno fatto questo effetto.

Dal bird strike (gli impatti, talvolta devastanti in termini di conseguenze, fra gli aerei e gli uccelli) alla attendibilità delle scadenze nei cibi (lo sapevate che, secondo la FAO, sono 1 miliardo e 300 milioni le tonnellate di cibo ancora buono che ogni anno, nel mondo, vengono distrutte solo perché sulle scatolette è indicata una scadenza che non è ancora arrivata?).

Daniela, divulgatrice di medicina, ci fa entrare in ciò che potrebbero sentire le persone (almeno 1.500 in Italia) costrette in coma mentre Barbara ci porta a Ercolano dove grazie ad appena 16 milioni di euro in 10 anni la ricerca culturale sta restituendo vita a uno fra i tesori maggiori che avevamo e che, dieci anni fa, stava pere essere distrutto dall’incuria.

Per arrivare ad Alessio, inviato al Polo Universitario di Sesto Fiorentino, che racconta cosa si sta facendo per rimuovere in sicurezza i milioni di detriti sulle nostre teste (se vi pare un problema banale pensate che un anno fa resti di un satellite da 4 tonnellate sono precipitati a 100 km da Pechino: sarebbero bastati 8 secondi e per Pechino città sarebbe stata una tragedia.
Farci ricordare che Sesto Fiorentino non è solo landa per ipermercati ma è anche spazio dove si realizza grande ricerca, non è male. Viva dunque Massimiliano e viva questo tipo di trasmissioni che, grazie a un giornalismo intelligente, ci fanno sentire un po’ migliori anche di sabato sera.

Una fra le suggestioni che mi resteranno? Il recupero di una tecnica antichissima (la falconeria) in mezzo alla tecnologia di un aeroporto italiano, per allontanare – grazie a falchi, poiane e aquilotti – migliaia di altri volatili dai pericoli di impatto contro i volatili di acciaio. L’aquila qui utilizzata si chiama «Maya». Omaggio subliminale al mitico Giacobbo?

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