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«Vengo anch'io», oppure è meglio un altro canale?

Parole chiave: tv (241)

di Mauro Banchini

Come noto, San Marcello Pistoiese è il centro del mondo e quando (1968), Jannacci Enzo scrisse il mitico «Vengo anch'io» con l'inevitabile corollario di «no tu no», all'ospedale del mio paese lavorava un bravo medico dal cognome Cipollini.

Fra noi ragazzi di allora circolava una parodia di tutto rispetto («Si potrebbe andare tutti quanti all'ospedale Pacini/per vedere cosa fa il dottor Cipollini/e gridare aiuto aiuto m'ha operato Tabone/e vedere di nascosto lo Gnosi che fa»). Inutile precisare che Tabone e Gnosi erano altri due professori, bravi come il Cipollini, impegnati nel piccolo ospedale montano. La parodia andava avanti a lungo, compreso il cambio del refrain (al posto del «Vengo anch'io» il più pertinente «Opero anch'io»).

Questo per dire come sia attaccato al titolo del programma tv che ho voluto guardare domenica. Condotto dal semper salameccante Fabrizio Frizzi, lo spazio primo in queste domeniche di fine estate su Rai1 si intitola proprio come la canzone sessantottina: mette a confronto famiglie comuni impegnate a sfidarsi con qualche loro componente, o in versione completa, su ciò che di meglio si sa fare.

Per via delle (sacrosante) ferie di Anna – la signora polacca che aiuta mia suocera – in questo periodo la suocera sta in casa con noi e domenica lo abbiamo visto insieme, questo programma frizziano ma non frizzante come all'inizio speravo.

Le famiglie, almeno quelle viste, son tutte tradizionali. Per la serie: omo e donna, babbo e mamma, figlio/a o figli. Tutte sposate e tutte capaci di mettersi in gioco. Ci sono pure quelli del vippume mediatico: domenica, nella veste di «zii», Tosca D'Aquino e Biagio Izzo. La prima so chi è, e pure mi piace nelle sue rotonde rotondità mediterranee. Del secondo, simpatico attore partenopeo, ignoravo tutto: grazie a Wikipedia ho scoperto che ha girato opere memorabili (Un'estate al mare, Un'estate ai Caraibi, Natale in India, Natale sul Nilo. E anche Le barzellette).

E poi due giurie: cinque innocenti bambini e l'implacabile «giuria popolare». Esseri plaudenti di tutte le età che sperano in un'inquadratura e aggeggiano con il telecomando per votare la «famiglia migliore».

Si sfidano tre famiglie per volta (un «triello» cinguetta Frizzo Frizzi) in tre gare per puntata. Inquietante la prima famiglia, destinata purtroppo a vincere: sono i Marano, di non so dove. Riccardo, il bimbo, si presenta tragicamente vestito da Michael Jackson e subito arriva sorella Rosaria con lo stesso trucco. Accompagnati da ballerini vestiti da zombie (alla fine si scoprirà che ci sono pure babbo imbianchino e mamma casalinga) a me e a mia suocera ci rovinano la serata con i ritmi cadenzati (mossa del pisello compresa) del fu Jackson.

Li manderei a spaiare. Identica reazione per la famiglia successiva: i Longo da Roma. Davanti a un estasiato papà Domenico, la bambina allegramente in carne e la mamma puntualmente incinta tentano di cantare. A noi che stiamo sul divano, intendo anche la mi' socera, proprio non ci piace. E non ci resta che aspettare gli Iacoponi, di Rosignano Solvay. Il babbo ha trasmesso ai due figli la passione per la bici. I ragazzoni («La vita è un ciclo continuo», informa Samuele) danno una bella prova di bike trial pedalando in equilibrio. Bravo Dario quando, con una precisione assai apprezzata dal fratello, schiaccia un bicchierino di plastica rossa che il fratello, sdraiato a terra e sprezzante del pericolo, si era messo proprio lì: in posizione strategica.

Per me (e per la socera) meriterebbero di passare il turno: ma la giuria popolare li caccia. Per lenire un dolore così acuto, agli spot la socera si fa accompagnare in bagno e io apro il freezer per l'ultimo «Ringo» gelato.

Passata la pubblicità, ecco il secondo «triello»: gli Squillante di Salerno suonano con un piccolo di 9 anni che batte le percussioni da dio; i Papasidero di Roma si presentano, per cantare, con babbo fasciato in giacchetta di raso e figlia microgonnata. 15 anni, la figlia, ma – giuro – come se ne dimostrasse 10 in più: se l'ha vista qualcuno che conta, la bimba ha già fatto carriera.

Nel mezzo un piccolo gioiello, di eleganza e poesia (cose rare in tv): i Martuscenko, da Torino. Il babbo è un ubzeko (originario dell'Uzbekistan) e ha sposato una ballerina che osserva con in braccio la bimba piccola. L'ubzeko, palestratissimo, si esibisce con il figlio Andrea, 10 anni, al ritmo della modugnesca «Volare». I due sembra volino davvero, volteggiando come gente del circo (secondo la mi'socera, sospettosa come poche socere, son davvero due del circo). Lo spettacolo è bello. Concorda pure la giuria assegnando un 60%.

Il terzo «triello», scusate, non ce lo fatta a vederlo. Frizzo Frizzi sfrizzolava con un «quante emozioni stasera, ci siamo divertiti un monte» forse esagerato. Con la socera ci siamo guardati e, intesa totale, lei è filata a letto e io son passato a un programma di cucina. Farcivano una torta a tre strati, oggettivamente sfrizzolante.

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Luigi Giani 08/09/2011 00:00
Caro Banchini, sei "er mejo"!
Complimenti

Luigi Giani

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