Risponde il teologo
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È giusto affidare ai bambini le letture alla Messa?

Parole chiave: risponde il teologo (228), liturgia (95)

Nella nostra parrocchia, siamo senza parroco, è sorto un problema.  Il sabato che è la Messa dei bambini, in quanto vi partecipano dopo il catechismo, quando leggono spesso non si capisce, e rischiamo di non dare l'importanza alla proclamazione della Parola di Dio.

Ci siamo domandati partendo dal fatto che i bambini devono capire l'importanza della lettura della Sacra Scrittura, anche alla Messa: è opportuno fare leggere solo i bambini che leggono bene, rischiando di fare delle discriminazioni, oppure mettere un'età dalla quale possono leggere?

Fernando Berti

Risponde don Franco Brogi, docente di Liturgia
Il Direttorio per le Messe dei fanciulli trattando delle Messe per i ragazzi con la partecipazione di alcuni adulti, raccomanda di favorire «la diversità dei compiti e degli uffici, in modo che la celebrazione risulti davvero comunitaria; per le letture, per esempio, e per i canti si ricorra sia ai ragazzi che agli adulti» (cf. n. 24). La questione della proclamazione della Parola di Dio, anche in rapporto all'età dei lettori, deve essere perciò preceduta dalla comprensione del significato della sacra Scrittura nella celebrazione della Messa e dal senso del «ministero» nell'assemblea liturgica. Si tratta di dare al lettore la consapevolezza di ciò che sta proclamando e di quello che sta facendo a servizio della comunità.

È necessario ricordare che «nelle letture scelte dalla Sacra Scrittura, con i canti che le accompagnano, poi spiegate nell'omelia, Dio parla al suo popolo, gli manifesta il mistero della redenzione e della salvezza e offre un nutrimento spirituale. Cristo stesso è presente per mezzo della sua Parola tra i fedeli. Il popolo fa propria questa Parola divina con i canti e vi aderisce con la professione di fede» (Principi e norme per l'uso del Messale Romano 33). Ciò che caratterizza la Liturgia della Parola è il dialogo: qui Dio «parla al suo popolo; Cristo annunzia ancora il Vangelo e il popolo risponde a Dio sia con canti che con la preghiera» (SC 33).

Da queste considerazioni si traggono alcuni orientamenti pratici circa la celebrazione liturgica della Parola di Dio. Anzitutto bisogna chiarire l'equivoco comune che porta a ritenere che non sia necessaria alcuna competenza specifica, né che ci si debba preparare per leggere durante la Messa. Le conseguenze di quest'equivoco sono ben note: persone che vengono incaricate di leggere alcuni istanti prima della celebrazione o quando questa è già iniziata; lettori che giunti all'ambone vedono per la prima volta la pagina biblica e proclamano la lettura della Domenica precedente o di quella successiva; lettori che leggono di fretta o cantilenando; senza senso o ignorando di parlare davanti ad un microfono. In tal modo la Parola di Dio non giunge all'assemblea liturgica e rimane difficile spiegare e attualizzare nell'omelia brani che non sono stati capiti e forse nemmeno ascoltati. Sarà importante che i lettori si rendano conto che non possono lasciarsi andare all'improvvisazione e alla trascuratezza: non è riguardoso nei confronti della Parola di Dio e dei fratelli nella fede.

Queste valutazioni riguardano sia gli adulti sia i ragazzi. Per quanto riguarda specificatamente i bambini, essi potranno partecipare attivamente alla celebrazione eucaristica soprattutto come ministranti o recando all'altare i doni ed eseguendo con il popolo i canti.

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Dante Pastorelli 22/09/2011 00:00
Perfettamente d'accordo. Anche se per mia scelta ben ponderata da sempre seguo la Liturgia antica nella quale solo il sacerdote, ministro ordinato, proclama la Parola, non è raro che, specie in periodo di "vacanza" partecipi alle S. Messa Novus Ordo. Che tristezza! Lettori impreparati in genere, che tradiscon di lontano la mancata comprensione di quel che leggono
(e poi si parla di incapacità di comprendere il latino), bambini/e e adulti/e che si muovon a piacimento, senza far neppur una genuflessione dinnanzi al SS.mo Sacramento.
I bambini devon esser sì educati alla partecipazione "attiva", che è tuttavia secondaria rispetto alla partecipazione intima che è quella di unirsi con l'anima al sacerdote che in persona Christi offre il Sacrificio a nome di tutti e realizza la Transustanziazione.

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