Risponde il teologo
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Effusioni tra fidanzati: fino a che punto?

Parole chiave: risponde il teologo (228), sessualità (5), fidanzati (17)

Vorrei un chiarimento sulla definizione di rapporto prematrimoniale. La mia fidanzata ed io stiamo portando avanti il nostro rapporto in castità proprio perché non ci sentiamo ancora pronti per un rapporto completo, perciò ci limitiamo a baci e carezze ma vorrei sapere fino a che punto si possono spingere le nostre effusioni, perché non siano considerate un rapporto prematrimoniale... sono un po'confuso...

Risponde padre Maurizio Faggioni, docente di Teologia Morale
La domanda del lettore è delicata, ma alquanto pertinente. Se una coppia di fidanzati ha deciso di non avere rapporti sessuali completi, ha deciso cioè di non unirsi sessualmente prima del matrimonio, si chiede, però, quale grado di intimità fisica possa essere ritenuto moralmente accettabile nel tempo della preparazione al matrimonio.

I moralisti del passato rispondevano ricordando che le parti del corpo devono essere distinte in parti oneste, meno oneste e disoneste e da questa topografia dell'illecito derivavano norme di comportamento anche per i fidanzati.

Credo che la questione vada affrontata in un modo un po' diverso, a partire dall'idea che l'amore umano si esprime naturalmente nel linguaggio del corpo e che, quindi, ad una crescita graduale nella conoscenza e nell'impegno reciproco in vista del matrimonio, si accompagna giustamente una crescita graduale dell'intimità. L'amore dei fidanzati, pur non essendo ancora un amore coniugale, è di per sé orientato a fiorire nell'amore coniugale. La scoperta e il dono progressivo della corporeità fanno parte della comunicazione tra due persone che stanno camminando verso una comprensione sempre più seria e profonda del proprio rapporto. Lo sguardo che contempla la persona amata, il bacio, la carezza, il contatto possono costituire altrettante manifestazioni di tenerezza e di prossimità personale che preparano a poco a poco la coppia alla sessualità coniugale, riservando la piena e definitiva intimità fisica al momento in cui l'amore sarà giunto a sufficiente maturità e la fase vitale del fidanzamento si compirà nel matrimonio.

Stabilire limiti precisi valevoli per tutti e una volta per tutte può essere difficile e può non corrispondere alla realtà specifica e attuale di un fidanzamento che rappresenta sempre, per definizione, una condizione dinamica. La coppia, nel manifestare fisicamente il proprio affetto e il proprio naturale desiderio, deve tenere conto del suo itinerario e della sensibilità e reattività dei due partners in un clima di rispetto reciproco, di sincerità e di dialogo. I fidanzati sono chiamati a essere responsabili, saggi e onesti con se stessi, evitando comportamenti che possono scivolare, anche senza volerlo, verso un rapporto completo o che, comunque, possono configurare una forma, anche mascherata, di genitalizzazione prematura della relazione di coppia. A questo proposito il documento della Congregazione per l'Educazione Cattolica Orientamenti educativi sull'amore umano al numero 95 si esprime negativamente riguardo a «certe manifestazioni di tipo sessuale che, di per sé, dispongono al rapporto completo senza però giungere alla sua realizzazione». Si allude a vicinanze e stimolazioni spinte tra fidanzati che cercano intenzionalmente l'eccitazione sessuale e l'orgasmo, pur evitando una unione sessuale vera e propria. Secondo la morale cattolica, l'espressione genitale della comunione interpersonale chiede, per essere integralmente vera e significativa, di radicarsi nel contesto dell'amore coniugale.

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Dante Pastorelli 13/09/2007 00:00
All'argomento in sé ho già risposto sinteticamente in altra pagina curata dallo stesso teologo.
In tutta sincerità non condivido il giudizio che questi dà dell'opera di non meglio precisati moralisti del passato.
Indubbiamente la teologia morale, fermi restando principi fondamentali, si può diversificare nell'impostazione: ad es. la casuistica e la teologica, come amava distinguerla il Palazzini. Ma la casuistica aveva anche alle sue spalle una solida base teologica. Senza andar troppo indietro nel tempo, a S. Alfonso, ad es., da Scavini a Cappello, da Jone a Sebastiani, da Tanqueray a Iorio, la mia affermazione risulta più che corroborata.
La "topografia" corporale non era considerata in sé, ma per gli effetti degli atti che in essa s'inserivano o che ne derivavano.
Questi testi erano e restano ottimi manuali e sarebbero senz'altro utili ai fedeli non foss'altro che per avere una corretta informazione. Ma lo sarebbero anche per i confessori, oggi così spesso inadeguati e superficiali. Ne ho fatto una ben triste esperienza.
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Dante Pastorelli 13/09/2007 00:00
Mi scuso per un piccolo refuso presente nel precedente intervento.
Lì dove accenno alla distinzione della teologia morale operata dal Palazzini (nella prefazione al Dizionario di Teologia Morale da lui curato insieme al Roberti) all'aggettivo "teologica" deve aggiungersi anche "dommatica".
La distinzione, insomma, è tra teologia morale casuistica e teologia morale-dommatico-filosofica.
Per questo quando affermo che la teologia morale casuistica ha anche una solida base teologica, intendo base dommatico-filosofica.
Non per nulla qualcuno degli autori citati ha al suo attivo anche trattati di teologia dommatica, come il Tanquerey.

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