Risponde il teologo
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I Vangeli, una testimonianza di credenti: quando (e perché) sono stati scritti

Quando sono stati scritti i Vangeli? La risposta del biblista

Percorsi: Bibbia - teologia
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In quale lingua sono stati scritti i vangeli? E in che periodo? Che diffusione hanno avuto? Come sono arrivati a noi?

Risponde don Stefano Tarocchi, biblista, Preside della Facoltà Teologica dell'Italia Centrale
Premetto che qui intendo limitarmi ai primi tre Vangeli, lasciando magari ad un altro intervento la questione relativa al Vangelo secondo Giovanni.
Ora, è cosa nota che ciascun evangelista non parla mai di sé. Come scrive Romano Penna, i nomi che ci sono noti «sono dovuti soltanto alla posteriore tradizione che parte dal II secolo… I veri autori si nascondono sia dietro la figura del protagonista dei loro racconti, sia dentro l’interesse generale che si sviluppò su di lui da parte delle varie e rispettive comunità cristiane, di cui gli scritti sono espressioni».
Per quanto riguarda Marco, al di fuori del Nuovo Testamento (in particolare, il libro degli Atti, le lettere di Paolo a Filemone, ai Colossesi, 2 Timoteo, e la prima lettera di Pietro), la notizia più importante è quella del vescovo Papìa di Gerapoli, che risale agli anni 120-130, che ci è trasmessa dallo storico Eusebio di Cesarea. Papìa, riferendo quanto sentito da un «presbitero», scrive: «era proprio quello che il presbitero era solito dire: Marco, che era stato interprete di Pietro, scrisse con accuratezza, ma non in ordine quanto ricordava delle cose dette o compiute dal Signore. Egli, infatti, non aveva ascoltato né seguito il Signore, ma più tardi, come ho detto, ascoltò e seguì Pietro. Questi dava le sue istruzioni secondo le necessità e non come una sintesi ordinata delle parole, cosicché Marco non ha commesso alcun errore a metterne per iscritto alcune come se le ricordava. Non ebbe infatti che una preoccupazione: non omettere nulla di ciò che aveva udito e in esse non falsare nulla». Assumendo il fatto che Marco precede nella composizione Matteo e Luca data la sua maggiore brevità, sembra da considerarsi come data probabile della composizione il periodo appena prima la distruzione della città e del tempio di Gerusalemme (70 d.C.).
Anche l’evangelista Matteo non parla mai di sé: il nome di Matteo, oltre che al titolo del Vangelo negli antichi codici che risale forse già alla fine del I secolo, ci viene trasmesso dalla tradizione patristica, iniziando ancora da Papìa, vescovo di Gerapoli (70-130 d.C.), che afferma che «Matteo ordinò i detti in lingua ebraica. Ciascuno poi li interpretò come ne era capace». Ma anche Ireneo di Lione dice che «Matteo tra gli Ebrei nella loro propria lingua pubblicò un Vangelo scritto, mentre Pietro e Paolo evangelizzavano Roma e fondavano la chiesa».
Per la data si fanno preferire gli anni 80 del I secolo, dal momento che nel Vangelo si fa riferimento alla distruzione di Gerusalemme del 70, e la stessa data non è troppo tarda perché s. Ignazio di Antiochia (35-107) lo possa conoscere per citarlo nei suoi scritti. La stessa dipendenza da Marco e dalla “fonte dei detti” impone inevitabilmente una data successiva al 70. In un tempo in cui la cultura orale ha una preponderanza schiacciante – infatti, nelle aree rurali nessuno sapeva leggere e scrivere –, studi importanti dimostrano la sua origine in Galilea.
Anche Luca, come Marco, non è stato un testimone oculare del ministero di Gesù; diversamente non avrebbe fatto riferimento a quanti lo furono realmente. Le scarse notizie che abbiamo su di lui, ci derivano da pochi testi della tradizione. Cominciamo da quelli del Nuovo Testamento, come il riferimento di Paolo nei saluti delle lettere a Filemone, ai Colossesi e 2 Timoteo. Dal libro degli Atti apprendiamo che fu compagno di Paolo nel suo secondo viaggio, dalla Macedonia a Filippi, e quindi nel terzo viaggio, dalla Macedonia a Troade e infine a Gerusalemme; in ultimo, sembra accompagnare Paolo nel viaggio verso Roma. Dalla vicinanza all’apostolo deriva tutta l’ammirazione che gli testimonia. Va notata particolarmente la grande accuratezza di Luca in quello che sceglie di trasmetterci, oppure di non trasmetterci, come le varie apparizioni in Galilea di Gesù risorto. Dagli altri testi del tempo, compresi quelli della tradizione patristica, sappiamo che non era palestinese di origine, anche se avrebbe visitato la terra di Gesù per raccogliere le fonti su cui riferisce; era, infatti, una persona assai colta: anche se non è certo che fosse un medico, niente impedisce di escluderlo. Luca era di origine pagana e conosceva bene la comunità cristiana di Antiochia, città della quale sarebbe originario. Avrebbe scritto il suo Vangelo in Grecia, dove sarebbe morto avanti negli anni.
Luca scrive nella consapevolezza di venire dopo che altri lo hanno preceduto in questa fatica, ed è sicuramente a conoscenza di avvenimenti come la caduta di Gerusalemme. Ciò fa propendere per indicare la data di composizione del Vangelo gli anni compresi fra il 75 e l’85: quindi dopo Marco, e probabilmente anche dopo Matteo.
Circa la diffusione degli scritti del Nuovo Testamento, che avviene attraverso la lingua greca, scrive ancora Romano Penna che la loro autorevolezza «va attribuita … a una diffusa opera di trasmissione … della quale essi sono recettori prima che interpreti… Nessuno di essi fa riferimento né al tempo né al luogo della loro composizione: è come se contasse soltanto l’immagine di Gesù che essi trasmettono».
I Vangeli sono dunque la testimonianza scritta di credenti-testimoni affidata ad altri credenti-testimoni, per arrivare fino a noi, perché possa essere conosciuto colui che è il Vangelo, prima che questa parola indichi uno dei quattro libretti che contiene ciò che ha detto e ha fatto: Gesù, il Cristo. Come dice san Giovanni: «Gesù, in presenza dei suoi discepoli, fece molti altri segni che non sono stati scritti in questo libro. Ma questi sono stati scritti perché crediate che Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio, e perché, credendo, abbiate la vita nel suo nome» (Gv 20,30-31).

I Vangeli, una testimonianza di credenti: quando (e perché) sono stati scritti
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