Risponde il teologo
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La Bibbia: se è scritta dall'uomo come può essere «Parola di Dio»?

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Mia figlia (ha 49 anni) sostiene che i Vangeli e la Sacra Scrittura non sono Parola di Dio ma sono scritti dall'uomo. Potete aiutarmi affinché, per la gioia di un padre, arrivi a comprendere la verità?

(Lettera firmata)

Risponde don Stefano Tarocchi, preside della Facoltà Teologica dell'Italia Centrale
La domanda che pone il lettore è alla radice stessa del rapporto fra il credente e la rivelazione divina. Il Concilio Vaticano II, nello splendido documento sulla Rivelazione divina chiamato significativamente Dei Verbum, cioè «Parola di Dio», scrive: «piacque a Dio, nella sua bontà e sapienza, rivelare se stesso e far conoscere il mistero della sua volontà». E aggiunge: «con questa rivelazione, Dio invisibile per il suo immenso amore parla agli uomini come amici e si intrattiene con essi, per invitarli ed ammetterli alla comunione con sé» (Dei Verbum 2).

Questo fatto apre la strada ad una comprensione totalmente nuova del rapporto fra Dio e gli uomini, così che possiamo dire, insieme alla lettera agli Ebrei, che «Dio, che aveva già parlato nei tempi antichi molte volte e in diversi modi ai padri per mezzo dei profeti, ultimamente,  in questi giorni, ha parlato a noi per mezzo del Figlio» (Ebrei 1,1-2).

Aggiunge ancora il Concilio che «le realtà divinamente rivelate, furono messe per iscritto per ispirazione dello Spirito Santo», così che «tutti i libri sia dell'Antico che del Nuovo Testamento, essendo scritti sotto ispirazione dello Spirito Santo, hanno Dio per autore  e come tali sono stati consegnati alla Chiesa» (DV 11). Le scritture divine sono così rilevanti per noi, che, dicono i Padri del Concilio, a «Dio che si rivela è dovuta l'obbedienza della fede, per la quale l'uomo si abbandona a Dio tutto intero liberamente» (DV 5).

 

Del resto, anche l'apostolo Paolo scriveva al discepolo Timoteo: «fin dall'infanzia tu conosci le sacre Scritture: queste possono istruirti per la salvezza, che si ottiene per mezzo della fede in Cristo Gesù.  Tutta la Scrittura, infatti, è ispirata da Dio e utile per insegnare, convincere, correggere e formare alla giustizia» (2 Timoteo 3,15-16). In quella fede, ricorda ancora l'apostolo, Timoteo era stato istruito dalle donne della sua famiglia, la madre e la nonna: «mi ricordo, infatti, della tua fede schietta, fede che fu prima nella tua nonna Lòide, poi in tua madre Eunìce e ora, ne sono certo, anche in te» (2 Timoteo 1,5).

Se questo pensiero è centrale alla fede cristiana, nessuno può pensare a libri che arrivano all'uomo direttamente dal cielo, oppure ad una ispirazione che sorprenda lo scrittore sacro in uno stato di coscienza modificato o alterato, rispetto a quello suo solito. O ancora, in grado di superare la sua naturale conoscenza, mettiamo dei fatti storici o geografici, oppure la sua stessa lingua e il mondo che le appartiene.

Scrivono infatti i Padri del Concilio che, «per la composizione dei libri sacri, Dio scelse e impiegò uomini in possesso delle loro facoltà e capacità, e agì in essi e per mezzo di essi, affinché scrivessero come veri autori tutte le cose e soltanto quelle che egli voleva» (DV 11).

È la prima volta che un testo del Magistero usa l'espressione «veri autori» per gli scrittori sacri, dopo aver affermato che gli Scritti sacri «hanno Dio per autore». Va notato che la parola «autore» ha due significati. Riferita a Dio, indica l'Autore nel suo senso più profondo, riferito all'origine della parola: «colui che suscita, fa crescere» i libri delle Sacre Scritture. Riferita agli uomini, indica coloro che materialmente hanno steso i Libri sacri, così che con sant'Agostino il Concilio può dire che «Dio ha parlato per mezzo di uomini nella maniera umana» (DV 12).

In questa maniera, gli Scritti di uomini, di tempi e luoghi diversi, guidati dallo Spirito Santo custodiscono la Rivelazione con cui Dio si è manifestato a noi. Così i libri dell'Antico e del Nuovo Testamento sono senz'altro Parola di Dio, il lettore stia tranquillo. Sono come una lettera a più voci con cui Dio parla ancora oggi a noi, in quell'«alleanza nuova e definitiva» tra noi e Lui che «non passerà mai». Questo comporta, fra l'altro, e non è cosa di poco conto, che non c'è bisogno di attendere «alcuna nuova rivelazione pubblica, prima della manifestazione gloriosa del Signore nostro Gesù Cristo» (DV 4).

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