Risponde il teologo
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La teoria della reincarnazione è compatibile con la fede cristiana?

Parole chiave: risponde il teologo (228), morte (8), resurrezione (4)

Vorrei sapere se, dopo il Concilio indetto da Giustiniano nel 553 che condannò la dottrina della reincarnazione (Concilio al quale papa Vigilio, pur essendo a Costantinopoli, non partecipò), la Chiesa ha preso posizioni diverse oppure ha avallato l'operato di tale Concilio e se quella decisione è da ritenersi valida o è da considerare solo una scelta dell'epoca.

Come si pone la Chiesa di fronte ai Padri (Origine, Clemente Alessandrino, S. Agostino, S. Girolamo e altri) che sostengono tale dottrina?

Carmine Caiazzo

Risponde don Carlo Nardi, docente di Patristica
Mi pare davvero difficile trovare nei primi scrittori cristiani, appartenenti alla grande Chiesa, la «cattolica» diffusa o atta a diffondersi in tutta la terra, una qualche simpatia per credenze simili a quella che oggi chiamiamo reincarnazione. Allora la si chiamava «trasmigrazione delle anime», la metempsicòsi dei greci, si direbbe «trans-animazione» dei corpi, e talora metensomatòsi ossia «trans-incorporazione».

Come mai? Erano in genere fedeli alla concretezza biblica e ad una visione unitaria dell'essere umano, che verrebbe voglia di chiamare un «corpanima». Anzi, nella tradizione cristiana dell'Asia Minore e poi dell'Africa romana (Ireneo, Tertulliano) la creatura umana è a immagine di Dio nel suo corpo, plasmato fin da principio (Gen 2,7) sul modello del corpo di Cristo che è Dio. Evitavano anche di chiamare l'anima «immortale»: non volevano con ciò attribuirle una natura divina, come un tempo Platone che ammetteva la preesistenza delle anime ai corpi e le successive loro trasmigrazioni in

Si comprende che ai teologi cristiani della «salvezza della carne» (Ireneo, Tertulliano) la metempsicosi non sia affatto piaciuta. Ireneo attribuisce quella credenza a esponenti dello gnosticismo (Contro le eresie I,24,4), vasto movimento che in genere condivide l'idea di uno spirito presente nell'uomo come scintilla o seme divino, destinato eventualmente a passare attraverso numerose vite materiali per poi riunirsi e identificarsi con la divinità di cui è parte: gli gnostici rifiutano la materia, originata da uno sconvolgimento avvenuto addirittura … nella divinità.

Ai tempi di s. Agostino però si diffondeva già l'idea cosiddetta «creazionista»: per il «creazionismo» delle anime ogni anima umana è creata dal nulla direttamente da Dio, spirituale e immortale, ancora con discrete oscillazioni nell'intendere queste caratteristiche, desunte dal pensiero platonico. Il creazionismo è condiviso nelle sue grandi linee dai Padri del quarto e quinto secolo in oriente (Atanasio, Basilio, Gregorio di Nazianzo, Gregorio di Nissa, Giovanni Crisostomo), come in occidente (Ambrogio, Agostino pur con qualche apertura al traducianismo spirituale, Girolamo, Leone e Gregorio). Diventerà sempre più la dottrina della Chiesa, con oscillazioni sul momento dell'infusione dell'anima.

I cristiani platonizzanti di Alessandria avevano aperto la via al creazionismo. Per loro l'essere umano è «secondo l'immagine di Dio» (Gen 1,26) nella sua «anima razionale, logica»,  «immagine» del Verbo Dio, il Logos, a sua volta «immagine» di Dio Padre. Per Origene (+ 253) Dio avrebbe creato una innumerevole schiera di intelletti di eguale natura: alcuni rimasero nell'amore gli Dio, gli angeli; altri l'avrebbero rifiutato, gli angeli ribelli o demoni; altri ancora, noi umani, ci saremmo annoiati di vedere Dio (!) e ciascuno per quel «raffreddamento» (psychos) sarebbe diventato una psiche, un'anima, immessa in un corpo per farle far penitenza con una lotta con i suoi pizzicori e, soprattutto ad una certa età, con la sopportazione dei suoi dolori. Era il cosiddetto preesistenzialismo delle anime, dalle origini platoniche: per Origene, evidentemente non contento delle parole di Gesù a proposito del cieco nato (Gv 4), l'ipotesi doveva spiegare le disparate 'opportunità' tra gli umani con la diversa gravità dei 'raffeddori' presi lassù. Era solo un'ipotesi, ma fondamentale nel suo sistema. Era allora di libera discussione? Sì, però … Perché era già stata rifiutata proprio in casa alessandrina da Clemente. Subito suscitò opposizioni. Verso il 400 per la questione si guastò perfino l'amicizia tra Rufino pro Origene e san Girolamo, un tempo origeniano sfegatato, ora contro Origene. Si avvistano le premesse e le conseguenze, in verità poco entusiasmanti, del secondo Concilio ecumenico di Costantinopoli (553), promosso da Giustiniano.
E la metempsicosi non potrebbe essere una conseguenza della preesistenza delle anime? Direi di sì: parrebbe muoversi in quello stesso ordine di idee, come in Platone. Giustiniano accusò Origene di averla sostenuta e preparò la condanna, nel concilio da lui voluto, della preesistenza delle anime condanna che fa parte della fede della Chiesa cattolica che ha riconosciuto il concilio come ecumenico, a prescindere dall'interpretazione giusta o sbagliata del pensiero di Origene.

Nel concreto della questione, però, Origene stesso nelle opere superstiti polemizza con la metempsicosi, e non solo nelle versioni latine a cura degli origeniani di occidente, dove si potrebbe immaginare qualche ritocco normalizzatore. Il rifiuto è anche nel testo greco dell'opera apologetica Contro il pagano Celso (IV,17; V,29), ovviamente sempre funzionale all'affermazione della fede.

Insomma, se tra gli antichi scrittori cristiani simpatie per la metempsicosi non ci sono neppure in Origene dove si possono trovare le premesse; se negli atti preparatori del Secondo concilio di Costantonopoli Giustiniano attribuisce la credenza a Origene per accusarlo di eresia; se in questo concilio, infelicemente gestito, comunque riconosciuto dalla Sede romana, si condanna la premessa della trasmigrazione delle anime, ossia la loro preesistenza; se tutte le voci antiche nell'ambito della grande Chiesa sono ad essa contrarie, compresa quella di Origene, è segno che quella dottrina non solo era loro estranea, ma, secondo quelle voci, incompatibile con la fede cristiana.
Per saperne di più: M. Maritano, Metempsicosi, in Nuovo dizionario patristico e di antichità cristiane diretto da A. Di Berardino, II, Roma 2007, coll. 3248-3265.

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