Risponde il teologo
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Dal n. 9 del 29 febbraio 2004

Ma allora, l'inferno, chi lo ha creato?

Capita, a volte, che i nostri lettori ci scrivano per presentare domande su questioni teologiche o dubbi che riguardano la dottrina cattolica: abbiamo pensato di girare le lettere a un teologo. A tenere questo colloquio con i nostri lettori sarà don Piero Ciardella, direttore dell'Istituto Superiore di Scienze Religiose Niccolò Stenone di Pisa, docente di filosofia allo Studio Teologico Interdiocesano di Camaiore e direttore dell'Ufficio per la Cultura della diocesi di Lucca. Le lettere possono essere inviate alla redazione di Toscanaoggi, via dei Pucci 2, 50122 Firenze oppure per e-mail a redazione@toscanaoggi.it

Domenica 4 gennaio era ospite a Domenica In un famoso esorcista che ad un certo punto ha detto: l'inferno esiste ma non è stato creato da Dio; è stato creato da Satana. Sono restato sconcertato. Ho voluto rileggere l'inizio del Vangelo di Giovanni; vi ho trovato che «tutto è stato fatto per mezzo di lui» e «senza di lui neppure una delle cose create è stata fatta». Come la mettiamo?
S. Neri - Livorno

Caro lettore, la sua lettera ci permette di iniziare questa nuova rubrica trattando di un tema su cui oggi, per timore o per superficialità, è calato un velo di incomprensibile pudore, quello dell'inferno. Non ho visto la trasmissione televisiva a cui fa riferimento, ma credo che la sua domanda, più che pertinente, nasca dall'ambiguità della parola «creare». Infatti, parlare dell'inferno come di una realtà creata, può indurre erroneamente a pensarlo come ad un «luogo» di tormento dove «i dannati vengono torturati», come insegnava il vecchio Catechismo e come una diffusa e consolidata tradizione iconografica l'ha per secoli raffigurato.
Alla luce della riflessione teologica post conciliare, e attenendosi a quanto si legge nello stesso Catechismo della Chiesa Cattolica, le cose non stanno così. La realtà dell'inferno, nella cui esistenza ed eternità la Chiesa cattolica crede fermamente, va compresa alla luce del mistero della libertà umana, redenta dalla morte di Cristo, ma ancora profondamente segnata dal peccato. Infatti Dio, pur volendo che tutto il mondo partecipi della beatitudine eterna per mezzo del Figlio (cfr Gv 3,17), ha un profondo rispetto della libertà con cui l'uomo può decidere di accogliere o rifiutare «l'amore della verità per essere salvi» (2 ts, 2,10). L'inferno è dunque questa libera e totale chiusura dell'uomo al dono della salvezza offerta in Gesù, che diviene definitiva auto-esclusione dalla comunione con Dio dopo la morte. Per questo si può certamente dire che non è Dio a volere (a creare) l'inferno, ma è opera del Maligno che inganna l'uomo illudendolo di poter trovare la felicità, che più di ogni altra cosa egli cerca, lontano dall'amore salvante di Dio.
Scrive molto lucidamente il teologo K. Rahner: «È chiaro che l'uomo si crea da sé il suo inferno, e cioè che l'inferno non deve essere inteso come un evento punitivo esteriore, che colpisce l'uomo contrariamente alla sua volontà. L'essenza dell'inferno è il no a Dio, come ultima e totale decisione dell'uomo contro Dio, l'ultima decisione non più rivedibile in base alla natura stessa della libertà».
Piero Ciardella

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