Risponde il teologo
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Maria Goretti, una lezione attuale: la forza di dire no alla violenza e all'abuso

Un lettore nota: se Maria Goretti, obbligata con la forza, si fosse concessa al suo violentatore, per non essere uccisa, avrebbe commesso peccato? Secondo il teologo, «nella sua determinazione di dire no (e nella tragica conseguenza del suo no) è emersa tutta la santità di una bambina innamorata del Signore»

Percorsi: Santi e beati
Maria Goretti

Sono un devoto di santa Maria Goretti. Ragazzina adolescente che ha avuto il coraggio di perdonare, poco prima di morire, il giovane che le aveva tolto la vita. Mi sorge un dubbio. Se Marietta si fosse concessa al giovanotto perché obbligata con forza bruta e contro la sua volontà, credo che non avrebbe commesso alcun peccato, e probabilmente avrebbe salvato la sua vita. Mi domando perché una ragazzina abbia preferito morire. Il teologo mi chiarisca!
Angelo Secondo Giroldo

Risponde don Gianni Cioli, docente di Teologia morale

Se Maria Goretti «si fosse concessa» alle richieste dell’abusatore, «perché obbligata con forza bruta e contro la sua volontà», in effetti, «non avrebbe commesso alcun peccato», perché il peccato presume sempre un consenso volontario. Tuttavia nella sua determinazione di dire no (e nella tragica conseguenza del suo no) è emersa tutta la santità di una bambina innamorata del Signore (come le sante vergini e martiri antiche), determinata, oltre ogni ragionevole misura umana, a essergli fedele e capace di tanta carità da perdonare il suo assassino.
Sono andato a rileggermi il Discorso di Pio XII ai fedeli convenuti a Roma per la canonizzazione di santa Maria Goretti, del 24 giugno 1950. Il quel contesto il Papa volle elencare tutte le virtù per le quali la Maria Goretti è stata riconosciuta santa. «Se è vero – affermava Pio XII – che nel martirio di Maria Goretti sfolgorò soprattutto la purezza, in essa e con essa trionfarono anche le altre virtù cristiane. Nella purezza era l’affermazione più elementare e significante del dominio perfetto dell’anima sulla materia; nell’eroismo supremo, che non s’improvvisa, era l’amore tenero e docile, obbediente e attivo verso i genitori; il sacrificio nel duro lavoro quotidiano; la povertà evangelicamente contenta e sostenuta dalla fiducia nella Provvidenza celeste; la religione tenacemente abbracciata e voluta conoscere ogni dì più, fatta tesoro di vita e alimentata dalla fiamma della preghiera; il desiderio ardente di Gesù Eucaristico, e infine, corona della carità, l’eroico perdono concesso all’uccisore: rustica ghirlanda, ma così cara a Dio, di fiori campestri, che adornò il bianco velo della sua prima Comunione, e poco dopo il suo martirio».
Dunque, se è certamente vero che «se Marietta si fosse concessa al giovanotto perché obbligata con forza bruta e contro la sua volontà, […] non avrebbe commesso alcun peccato», come il lettore giustamente afferma, bisogna riconoscere che, nel tragico esito della vicenda, si è manifestata la sua capacita di amare Dio più di ogni altro bene. Maria non ha scelto di morire, ma la morte è stata l’esito della sua resistenza al male, in nome dell’amore di Dio e attraverso la tenace difesa della sua castità come atto di fedeltà a Dio.
In occasione del centenario della morte di santa Maria Goretti, nel 2002, Giovanni Paolo II scrisse: «La mentalità disimpegnata, che pervade non poca parte della società e della cultura del nostro tempo, fatica talora a comprendere la bellezza e il valore della castità. Dal comportamento di questa giovane Santa emerge una percezione alta e nobile della propria e dell’altrui dignità, che si riverberava nelle scelte quotidiane conferendo loro pienezza di senso umano. Non v’è forse in ciò una lezione di grande attualità? Di fronte a una cultura che sopravvaluta la fisicità nei rapporti tra uomo e donna, la Chiesa continua a difendere e a promuovere il valore della sessualità come fattore che investe ogni aspetto della persona e che deve quindi essere vissuto in un atteggiamento interiore di libertà e di reciproco rispetto, alla luce dell’originario disegno di Dio. In tale prospettiva, la persona si scopre destinataria di un dono e chiamata a farsi, a sua volta, dono per l’altro».
Giovanni Paolo II non mancò inoltre di sottolineare l’importanza, nella testimonianza eroica della Santa, del «perdono offerto all’uccisore e il desiderio di poterlo ritrovare, un giorno, in paradiso. Si tratta di un messaggio spirituale e sociale di straordinario rilievo per questo nostro tempo».
A mio avviso, è proprio nella testimonianza di questo perdono, che fra l’altro condusse l’assassino sulla via della conversione, che rifulge maggiormente la santità di Maria Goretti, perché questa capacità di amare il proprio persecutore e di pregare per lui, l’ha resa davvero simile a Gesù, che sulla croce pregò per i suoi crocifissori, e a santo Stefano, primo martire, che implorò il perdono per coloro che lo stavano lapidando.

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