Risponde il teologo
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Marta e Maria, le due sorelle che (insieme) offrono ospitalità a Gesù

Chi sono le due sorelle, Marta e Maria, che accolgono Gesù in casa loro? La risposta del biblista

Percorsi: Bibbia
Marta e Maria

Vorrei sapere chi sono le due sorelle, Marta e Maria, che con il fratello Lazzaro accolgono Gesù nella loro casa di Betania, e perché sono in confidenza con Gesù.

Risponde don Francesco Carensi, docente di Sacra Scrittura
Per rispondere alla domanda dobbiamo evidenziare i Vangeli nei quali vengono descritte le due sorelle di Betania. Il primo è il Vangelo di Luca al capitolo 10. In questo testo ci viene raccontato che Gesù nel suo cammino verso Gerusalemme entra in un villaggio dove viene accolto da due sorelle Marta e Maria. Di solito nella tradizione siamo abituati a ritenere Marta la donna attiva, Maria quella contemplativa. È stato semplice trarre da queste due donne due dimensioni della vita cristiana. Ma il testo va letto in profondità e ci farà scoprire alcuni aspetti della vita umana abitati sia da Marta che da Maria. Negli esseri umani esiste una dimensione contemplativa, meditativa, e un’altra più attiva. Queste due realtà possono convivere bene nell’essere umano.
Il Vangelo, lungi dal voler esaltare la superiorità di Maria rispetto a Marta, cerca di far comprendere che c’è un aspetto della vita umana che può appesantire l’esistenza ed è l’affanno. Gesù rimprovera Marta non perché è dedita al servizio ma perché si affanna. Gesù dice a Marta: «Marta Marta tu ti preoccupi e ti agiti per molte cose». Il suo servizio è buono e degno di rispetto, viene soffocato dalla preoccupazione che produce ansia invece che la gioia del dedicarsi all’altro. Maria si è scelta la parte buona (non migliore), che ricorda la terra buona della parabola del seminatore: la parte scelta da Maria è la presenza del Signore e l’ascolto della sua parola.
Come attualizzare queste due dimensioni nella nostra vita? Il capitolo 10 del Vangelo di Luca ha al centro il tema dell’amore di Dio per il prossimo. Sia la parabola del buon samaritano che il racconto di Marta e Maria pongono in vario modo l’attenzione sulla strada verso la vita eterna. Luca vuole indicare la priorità dell’ascolto della Parola, anche se il servizio alla Parola e il servizio ai poveri e bisognosi sono ministeri fondamentali nella vita della Chiesa. Non si tratta di creare contrapposizione tra la vita contemplativa e la vita attiva, piuttosto bisogna chiedersi perché oggi sia così difficile fermarsi a pregare. Porre oggi la preghiera al centro della nostra esperienza di vita nella Chiesa è come andare contromano con l’automobile. La preghiera richiede un’attesa, calma, pace e libertà... Oggi invece viviamo una continua e affannosa rincorsa verso impegni di ogni tipo, impedendoci spesso momenti di riposo psicologico e del «cuore». Troppe cose vengono definite «esigenze» e quindi non rinviabili, non lasciando così spazio ai bisogni del cuore e della vita. Siamo di fronte all’illusione del futile e del provvisorio che ha come conseguenza finale l’indifferenza verso tutto e tutti. Papa Francesco nella storica visita a Lampedusa parlò della «globalizzazione dell’indifferenza» come male del nostro tempo. Dobbiamo avere la consapevolezza che anche la cosiddetta vita attiva, che comprende anche il servizio ai poveri e ai bisognosi, deve prevedere soste che permettano di rifocillare lo spirito. La Messa festiva è fondamentale ma non è sufficiente. In questo mondo frenetico passa in secondo piano la dimensione spirituale dell’uomo che, se non viene nutrita, alla fine si intorpidisce. Abbiamo bisogno di mantenere una relazione tra noi e Dio, una relazione d’amore che si alimenta attraverso una costante frequentazione e una mutua presenza.
Il rapporto con Dio vissuto a distanza con il tempo si affievolisce, rimanendo alla fine solo un ricordo. Allora Marta e Maria devono diventare nella Chiesa le due facce della stessa medaglia. Come? Come non può esistere una preghiera autentica che non sfoci in un servizio, così la carità non può che iniziare e terminare nella contemplazione del mistero di Dio.
Abbiamo un altro riferimento nel Vangelo di Giovanni al capitolo 11. In questo brano si evidenzia un altro personaggio insieme a Marta e Maria, il fratello Lazzaro che a causa di una grave malattia muore. Gesù che era legato a questa famiglia da legami di forte amicizia si trova a dover affrontare un lutto grave che lo coinvolge emotivamente.
Il testo del Vangelo ci dimostra anche la fede di Marta e Maria che in qualche modo rappresentano quella parte di fede ebraica che crede in una vita oltre la morte. Marta risponde a Gesù «so che mio fratello risorgerà». Ma Gesù le disse «io sono la resurrezione e la vita, chiunque vive e crede in me non morirà mai eterno» e Marta fa la sua professione di fede: «io credo che tu sei il Cristo il figlio di Dio che deve venire del mondo». Le parole di Gesù fanno passare la speranza di Marta dal lontano futuro al presente: la risurrezione è già vicina a lei, presente nella persona di Cristo.
Dunque per concludere Marta e Maria non si possono dividere. Infatti gli Evangelisti citano Marta e Maria sempre insieme. Marta e Maria, dunque, non si dividono, né si devono contrapporre: sono due figure che «viaggiano in coppia» e insieme costituiscono addirittura un «punto di riferimento» per chi vuole appieno essere un discepolo di Gesù. Nel Vangelo di Giovanni si aggiunge la figura di Lazzaro che insieme a Maria e Marta costituisce una famiglia cara a Gesù.
Nel passato si è identificato la figura di Maria con la Maddalena a cui Cristo appare dopo la risurrezione, o con la peccatrice alla quale il Signore ha rimesso i peccati, per cui era nata tutta una tradizione che vedeva le due sorelle separate non solo da ruoli ma anche da storie diverse. Ma il Vangelo che leggiamo non dice questo. Papa Francesco dall’anno 2021 ha stabilito che la memoria di santa Marta il 29 luglio sia associata a quella dei suoi fratelli, Lazzaro e Maria, in quanto quella famiglia, insieme è testimonianza di ospitalità, ascolto, fede nella risurrezione. La memoria sottolinea l’importante testimonianza offerta da questa famiglia nell’ospitare in casa Gesù, nel prestargli ascolto cordiale, nel credere che Egli è la risurrezione e la vita. Nella casa di Betania Gesù ha sperimentato lo spirito di famiglia, l’amicizia di Marta, Maria e Lazzaro e per questo il Vangelo di Giovanni afferma che egli amava. Marta gli offre generosamente ospitalità, Maria ascolta dolcemente le sue parole e Lazzaro esce prontamente dal sepolcro per comando di Colui che ha umiliato la morte.

Marta e Maria, le due sorelle che (insieme) offrono ospitalità a Gesù
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