Risponde il teologo
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Nuova traduzione della Bibbia: servirà tempo per sentirla familiare

Parole chiave: risponde il teologo (228), bibbia (115)

La mia ingenuità e sfrontatezza mi impongono una riflessione. Parlo del nuovo Lezionario che quasi ogni domenica alla Messa propone (essendo io un lettore) letture troppo difficili per la mia ignoranza! Ma non finisce qui, quando arrivi al salmo responsoriale, le risposte dei fedeli sono cosi lunghe e complesse, che provocano spesso un borbottio confuso. Scusate la mia intromissione in un argomento delicato e complesso, dove le competenze sono indispensabili per capire, ma penso a chi non ha un sacerdote bravo come il nostro Proposto, che nelle Omelie ci istruisce e fà della «Parola di Dio» uno strumento di guida e di riflessione. Da molto avevo questo sfogo da trasmettere, lo faccio con degli amici rinnovando al settimanale fiducia e affetto.

Giancarlo Guivizzani

Risponde don Stefano Tarocchi, docente di Teologia Biblica
Il lettore fa riferimento al fatto che le letture domenicali del Nuovo Lezionario  sono tratte dalla nuova traduzione dell'Antico e del Nuovo Testamento della Conferenza Episcopale Italiana (2008), che va a sostituire quella precedente (1971).
Non voglio qui affrontare il tema di quanto sia complessa da qualunque punto di vista una traduzione, e in particolare quella delle Scritture, anche se a nessuno verrebbe voglia di farne a meno per la Liturgia. Come previde il Concilio Vaticano II nella Costituzione sulla Sacra Scrittura: «poiché la parola di Dio deve essere a disposizione di tutti in ogni tempo, la Chiesa cura con materna sollecitudine che si facciano traduzioni appropriate e corrette nelle varie lingue, di preferenza a partire dai testi originali dei sacri libri» (Dei Verbum 22). Lo stesso Concilio aveva rilevato che «dalla Sacra Scrittura si attingono le letture che vengono poi spiegate nell'omelia e i salmi che si cantano; del suo afflato e del suo spirito sono permeate le preghiere, le orazioni e i carmi liturgici; da essa infine prendono significato le azioni e i simboli liturgici» (Sacrosantum Concilium 24).

Per quanto riguarda il versetto che l'assemblea ripete durante la lettura del Salmo, è vero che nel nuovo Lezionario, anche solo ad un'indagine sommaria, è stato modificato in un numero cospicuo di volte. Solo per le domeniche del tempo ordinario dell'anno B (l'attuale, che è centrato sul Vangelo di Marco), si può notare che nella VI Domenica (Salmo 91) leggiamo: «Tu sei il mio rifugio, mi liberi dall'angoscia», contro il precedente «La tua salvezza, Signore, mi colma di gioia». La IX Domenica (Salmo 80) ha: «Esultate in Dio, nostra forza», contro il precedente «Esultiamo in Dio, nostro liberatore». L'XI Domenica (Salmo 91) ha: «È bello rendere grazie al Signore», contro il precedente (e molto meno aderente al testo biblico) «Fa' crescere in noi il senso della tua parola».  Meno significativo che nella IV Domenica (Salmo 94) leggiamo: «Ascoltate oggi la voce del Signore», al posto del precedente «Fa' che ascoltiamo, Signore, la tua voce».

Ancora, la XII Domenica (Salmo 108) ha: «Rendete grazie al Signore, il suo amore è per sempre», contro il precedente «Diamo lode al Signore per i suoi prodigi». Per maggiore completezza, aggiungiamo il versetto della Domenica XV (Salmo 84): «Mostraci, Signore, la tua misericordia», al posto di «… il volto del tuo amore», o della XVIII (Salmo 77): «Donaci, Signore, il pane del cielo», al posto del «pane della vita». Quanto alle Domeniche XIX-XX-XXI (Salmo 73), queste sostituiscono il versetto «Gustate e vedete com'è buono il Signore», coi precedenti: «Il tuo pane sostiene i poveri in cammino», «Ai tuoi figli, Signore, prepari un convito di festa», e «Il Signore è vicino a chi lo serve». Infine la Domenica XXII (Salmo  14) sostituisce il precedente versetto («I puri di cuore abiteranno nella casa del Signore») con «Chi teme il Signore abiterà nella sua tenda».

Ho lasciato per ultimo un esempio tratto dal versetto della XIII Domenica (Salmo 29). Chi ha ascoltato per anni: «Ti esalto, Signore, perché mi hai liberato», probabilmente sentirà come del tutto nuova la frase: «Ti esalterò, Signore, perché mi hai risollevato».
È più che naturale che la traduzione precedente, anch'essa fatta per l'uso liturgico come l'attuale e confluita nel Lezionario, abbia fatto breccia  nel cuore e nella mente dei cristiani che partecipano alla celebrazione eucaristica. Il credente praticante, per usare la felice espressione del P. Alfio Filippi, dehoniano (introduzione alla nuova edizione italiana della Bibbia di Gerusalemme, EDB, Bologna 2009), «memorizza, “fa orecchio”, a un certo frasario del sacro testo, che gli diventa familiare».

La conseguenza è che, di fatto, l'uso costante della Scrittura in una determinata traduzione crea una totale familiarità con il testo tradotto, normalmente inaccessibile nella sua lingua originale. È inevitabile che questa dimestichezza si perda molte volte nella nuova traduzione, o almeno in alcune pagine, o in singole espressioni. Tuttavia, la novità che si è venuta a creare con la nuova traduzione ha solo bisogno di tempo per entrare nell'orecchio dei credenti. Forse solo le generazioni che non hanno avuto decenni di consuetudine con un determinato testo, ne potranno approfittare.

E qui, oltre al compito del celebrante, che ha la missione di spezzare il pane della Parola (oltre al pane dell'Eucaristia), diventa essenziale il ruolo del lettore. Questo ruolo, che non sarà mai abbastanza valorizzato, è essenziale per aiutare i credenti all'ascolto della Parola di Dio e alla sua comprensione profonda. Una buona omelia sarà senz'altro enormemente aiutata da una buona lettura. Forse è tempo che la comunità cristiana impieghi tutte le sue migliori risorse (da quelle tecniche della riproduzione del suono, a quelle ancor più importanti di una buona dizione), perché la Parola risuoni nelle nostre celebrazioni con la stessa forza con la quale è stata trasmessa anche alla nostra generazione di uomini e donne credenti.

Nuova traduzione della Bibbia: servirà tempo per sentirla familiare
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