Risponde il teologo
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Perché Gesù parla nella sinagoga? Ecco qual era l'uso ebraico

I Vangeli narrano spesso di Gesù che insegna nelle sinagoghe. Ma tale attività era consentita a tutti oppure solo agli scribi e ai sacerdoti? La risposta del biblista

Percorsi: Gesù
Gesù di Zeffirelli

I Vangeli narrano spesso di Gesù che insegna nelle sinagoghe. Ma tale attività era consentita a tutti oppure solo agli scribi e ai sacerdoti? C’erano regole che disciplinavano l’insegnamento nelle sinagoghe?
Carlo Gnolfi

Risponde don Stefano Tarocchi,
preside della Facoltà teologica dell’Italia centrale

Secondo gli Atti degli Apostoli «fin dai tempi antichi, Mosè – che qui indica tutti i libri dell’Antico Testamento ebraico – ha chi lo predica in ogni città, poiché viene letto ogni sabato nelle sinagoghe» (At 15,21).
La parola «sinagoga» deriva dal greco e significa letteralmente «luogo dove ci si riunisce». Nella lingua ebraico si può chiamare anche bet ha-midrash, cioè «casa di studio», o bet ha-knesset, cioè «casa di riunione», dove ci riunisce di sabato o nelle feste.
Nella terra di Israele e di Giuda del I secolo il servizio del sabato nella sinagoga consisteva nella recita di formule, che furono presto fissate con precisione, come il celebre credo del pio israelita: «Ascolta, Israele: il Signore è il nostro Dio, unico è il Signore. Tu amerai il Signore, tuo Dio, con tutto il cuore, con tutta l’anima e con tutte le forze. Questi precetti, che oggi ti do, ti stiano fissi nel cuore. Li ripeterai ai tuoi figli, ne parlerai quando ti troverai in casa tua, quando camminerai per via, quando ti coricherai e quando ti alzerai. Te li legherai alla mano come un segno, ti saranno come un pendaglio tra gli occhi e li scriverai sugli stipiti della tua casa e sulle tue porte» (Deuteronomio 6,4–9), ma anche la preghiera delle Diciotto Benedizioni.
La lettura di brani biblici, nel periodo più antico sembra lasciata alla scelta del capo della sinagoga o al lettore, ma in seguito furono precisati in un brano del Pentateuco, i cinque libri di Mosè, e in uno dei «Profeti», letti prima nella lingua sacra, l’ebraico, e poi tradotti in aramaico, la lingua parlata, un versetto alla volta per il Pentateuco, e tre alla volta per tutti gli altri libri. Anche un semplice ascoltatore commentava il testo letto o esortava in genere i propri fratelli, non necessariamente uno scriba, cioè esperto nelle Scritture.
Sia Gesù (Mt 4,23; Lc 4,16; 13,10) sia Paolo (At 9,20; 13,5.14; 14,1; 17,1.17; 18,4.19.26; 19,8) annunciano la parola del Vangelo nelle sinagoghe.
Tuttavia, l’uso di leggere le scritture pubblicamente sembra sia da fissare alla fine dell’esilio di Babilonia – nel 538 a.C. con l’editto di Ciro –, al tempo di Esdra e Neemia: «tutto il popolo si radunò come un solo uomo sulla piazza davanti alla porta delle Acque e disse allo scriba Esdra di portare il libro della legge di Mosè, che il Signore aveva dato a Israele. Il primo giorno del settimo mese, il sacerdote Esdra portò la legge davanti all’assemblea degli uomini, delle donne e di quanti erano capaci di intendere. Lesse il libro sulla piazza davanti alla porta delle Acque, dallo spuntare della luce fino a mezzogiorno, in presenza degli uomini, delle donne e di quelli che erano capaci d’intendere; tutto il popolo tendeva l’orecchio al libro della legge. Lo scriba Esdra stava sopra una tribuna di legno, che avevano costruito per l’occorrenza, … Esdra aprì il libro in presenza di tutto il popolo, poiché stava più in alto di tutti; come ebbe aperto il libro, tutto il popolo si alzò in piedi. Esdra benedisse il Signore, Dio grande, e tutto il popolo rispose: «Amen, amen», alzando le mani; si inginocchiarono e si prostrarono con la faccia a terra dinanzi al Signore. Giosuè, … e i leviti spiegavano la legge al popolo e il popolo stava in piedi. Essi leggevano il libro della legge di Dio a brani distinti e spiegavano il senso, e così facevano comprendere la lettura» (Nee 8,1-8).
La lettura della parola di Dio ad alta voce voleva significare anche l'antica trasmissione per via orale delle sacre Scritture, ma questo elemento rimane nella tradizione ebraica: anche quando la Scrittura viene letta da soli e nel silenzio bisogna articolare le parole sulle labbra.
Nel libro degli Atti si parla anche di Paolo e Barnaba: «Paolo e i suoi compagni … proseguendo da Perge, arrivarono ad Antiòchia in Pisìdia e, entrati nella sinagoga nel giorno di sabato, sedettero. Dopo la lettura della Legge e dei Profeti, i capi della sinagoga mandarono a dire loro: “Fratelli, se avete qualche parola di esortazione per il popolo, parlate!”. Si alzò Paolo e, fatto cenno con la mano, disse: “Uomini d’Israele e voi timorati di Dio, ascoltate. Il Dio di questo popolo d’Israele scelse i nostri padri e rialzò il popolo durante il suo esilio in terra d’Egitto, e con braccio potente li condusse via di là”». E Paolo così prosegue: «Fratelli, figli della stirpe di Abramo, e quanti fra voi siete timorati di Dio, a noi è stata mandata la parola di questa salvezza. Gli abitanti di Gerusalemme, infatti, e i loro capi non l’hanno riconosciuto e, condannandolo, hanno portato a compimento le voci dei Profeti che si leggono ogni sabato; pur non avendo trovato alcun motivo di condanna a morte, chiesero a Pilato che egli fosse ucciso. Dopo aver adempiuto tutto quanto era stato scritto di lui, lo deposero dalla croce e lo misero nel sepolcro. Ma Dio lo ha risuscitato dai morti ed egli è apparso per molti giorni a quelli che erano saliti con lui dalla Galilea a Gerusalemme, e questi ora sono testimoni di lui davanti al popolo. E noi vi annunciamo che la promessa fatta ai padri si è realizzata, perché Dio l’ha compiuta per noi, loro figli, risuscitando Gesù, come anche sta scritto nel salmo secondo: “Mio figlio sei tu, io oggi ti ho generato”» (At 13,14-17.26-33).
Infine, nel Vangelo di Luca si racconta che Gesù, che comunque non era sacerdote perché non appartenente alla tribù di Levi, fu invitato dal capo della sinagoga a leggere e commentare un testo della Scrittura: «venne a Nàzaret, dov’era cresciuto, e secondo il suo solito, di sabato, entrò nella sinagoga e si alzò a leggere. Gli fu dato il rotolo del profeta Isaia; aprì il rotolo e trovò il passo dove era scritto: “Lo Spirito del Signore è sopra di me; per questo mi ha consacrato con l’unzione e mi ha mandato a portare ai poveri il lieto annuncio, a proclamare ai prigionieri la liberazione e ai ciechi la vista; a rimettere in libertà gli oppressi, a proclamare l’anno di grazia del Signore”. Riavvolse il rotolo, lo riconsegnò all’inserviente e sedette. Nella sinagoga, gli occhi di tutti erano fissi su di lui. Allora cominciò a dire loro: “Oggi si è compiuta questa Scrittura che voi avete ascoltato”» (Lc 4,16-21)».

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