Risponde il teologo
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Perché diciamo che Gesù è «generato, non creato»?

La domanda di questa settimana per la nostra rubrica di «Risponde il teologo» riguarda un'espressione del Credo. Risponde don Angelo Pellegrini, docente di Teologia dogmatica alla facoltà teologica dell'Italia centrale.

Dio Creatore

Perché diciamo che Gesù è «generato, non creato»? E quando è avvenuta questa generazione? C’è stato un tempo in cui esisteva Dio ma non Gesù?

Franca Selvi

L'osservazione della Signora Selvi è molto importante, anche perché da una lettura non del tutto approfondita del Credo (o Simbolo Niceno-Costantinopolitano) si potrebbe immaginare che l’espressione «generato e non creato», inserita nel Simbolo al Concilio di Nicea nel 325, riguardasse espressamente Gesù. Se dovessimo rispondere ordinatamente al quesito dovremmo partire dall’ultima domanda e dire che certamente c’è stato un tempo in cui non esisteva Gesù.

Il problema è tutto in questa espressione: infatti noi celebriamo anche liturgicamente con solennità il Natale del Signore Gesù, ossia il giorno della sua nascita, quindi prima di tale data egli non esisteva storicamente. E allora che cosa esisteva?

Il credo fa riferimento al Figlio eterno di Dio, al Verbo, detto in greco Logos. Noi crediamo che il Natale di Gesù sia il momento in cui si concretizza l’incarnazione del Figlio, avvenuta al momento dell’annuncio dell’angelo a Maria. Gesù, per dirla in maniera elementare e un po’ sommaria, è il frutto dell’incarnazione, in cui il Verbo eterno prende carne umana dallo Spirito Santo - dice il Credo (tradotto quasi letteralmente) - e da Maria, la Vergine. Ora, se da Maria Gesù prende la carne umana, per l’opera dello Spirito Santo il Figlio eterno del Padre acquisisce questa carne, diventando unica persona, con natura umana e divina. La natura umana nasce da Maria, il Verbo eterno nasce da Maria con tale natura umana, ma preesisteva a Maria e all’incarnazione.

L’espressione «generato e non creato» vuol dire proprio questo: la seconda persona della Trinità è eterna, non è stata creata, non è una creatura temporale, ma eternamente è generata dal Padre nel soffio amoroso e vitale dello Spirito. Questa generazione eterna è il segno del continuo amore che lega il Padre al Figlio, e il Figlio al Padre, nello Spirito.

Un’ultima osservazione: perché è stata usata proprio questa espressione? I motivi sono diversi, mi soffermo solo su uno. Al tempo del Concilio di Nicea, un presbitero di Alessandria, Ario, aveva formulato una delle più famose dottrine ereticali dell’età patristica (nota come «arianesimo»); questa dottrina aveva molte sfaccettature e si diffondeva nell’Impero Romano, fra i Cristiani, molto velocemente: per tale motivo l’imperatore Costantino volle il Concilio di Nicea, ossia riportare pace fra i Cristiani e nell’Impero. Si può dire che detto Concilio abbia avuto come scopo principale la valutazione dei dati dottrinali sollevati da Ario. Fra le affermazioni di Ario, rigettate espressamente dal Concilio, c’era la seguente: il Logos, poiché sarebbe da considerarsi la prima delle creature, fu generato e creato (letteralmente plasmato in analogia alla plasmazione con cui Dio nella Genesi scolpisce l’uomo, la creatura più elevata nel mondo, e poi gli crea la vita soffiandogli un alito vitale) e quindi ci sarebbe stato un tempo in cui lo stesso Logos non esisteva. Questo avrebbe significato che Dio non sarebbe stato Trino e che il Verbo di Dio sarebbe stata una semplice creatura, seppur elevata.

Perché il Concilio ha voluto rigettare espressamente la dottrina di Ario ribaltando il significato dell’affermazione di Ario e quindi affermando che il Figlio di Dio è generato ma non creato? Proprio per affermare l’eternità e piena divinità del Verbo eterno di Dio, ma anche per sottolineare che la carne umana offerta da Maria se avesse avuto a che fare con una creatura, seppure molto elevata, noi non saremmo mai stati salvati, perché non solo «un uomo… non può salvare» (Sal 146,3), ma neanche un angelo o una qualche creatura eccelsa: il Redentore deve essere persona divina per poterci salvare.

Angelo Pellegrini

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