Risponde il teologo
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Quanto deve durare la Messa? L’importante è che la liturgia sia curata

Una lettrice chiede: quanto dovrebbe durare una Messa festiva? Ci sono indicazioni specifiche in merito? La risposta del liturgista

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Quanto dovrebbe durare una Messa festiva? Ci sono indicazioni specifiche in merito? È giusto che in alcuni casi duri poco più di mezz'ora, e in altri un'ora e passa?

Risponde don Roberto Gulino, docente di liturgia
Ringraziamo la nostra amica lettrice perchè ci permette di richiamare alcuni degli aspetti più importanti della celebrazione eucaristica, festiva e non, e così ricordare cosa effettivamente la Chiesa ci chiede per la celebrazione del mistero pasquale del Signore.
Innanzitutto dobbiamo rispondere subito che non esistono indicazioni specifiche in merito alla durata di una Messa e il motivo è da ricercare nella diversità di celebrazioni che si possono vivere e ai diversi contesti che le possono caratterizzare. Si pensi alla celebrazione di una solennità, come per esempio la notte di Natale, all’interno di una cattedrale, oppure in una parrocchia di un piccolo paese con pochissimi abitanti: pur essendo entrambe delle celebrazioni festive di altissima importanza, è quasi certo che abbiano tempistiche e modalità molto diverse.
Di solito una cattedrale ha spazi ampi che richiedono tempi più lunghi per i movimenti, come la processione di ingresso e di conclusione; ospita un buon numero di fedeli (che per ricevere la comunione necessiteranno di un tempo più lungo); richede nella norma una ritualità maggiormente articolata come ad esempio per l’incensazione (dell’altare nei riti iniziali, dell’evangeliario prima della proclamazione del Vangelo e dei doni, dell’altare, del ministro e dell’assemblea dopo la presentazione dei doni); avrà una proposta nel repertorio musicale sicuramente più abbondante.
Se poi la stessa Messa della notte di Natale fosse celebrata da un gruppo di pellegrini, in viaggio, nella cappella di un aereoporto, avrebbe caratteristiche e tempistiche ancora molto diverse, sicuramente dalla celebrazione in Cattedrale, ma anche da quella in parrochia.
Ma pur non indicando specificatamente quanto deve durare una Messa, la Chiesa, in tutti i suoi interventi sulla liturgia ci chiede di celebrare sempre, in qualsiasi luogo o contesto ci troviamo, con profondo rispetto, equilibrata armonia e grande cura proprio perchè attraverso il rito riviamo il memoriale di tutto il mistero pasquale. Negli ultimi decenni si parla espressamente di una vera e propria «arte del celebrare» intendendo l’insieme di tutte le attenzioni da avere affinché qualsiasi aspetto di tutto il rito sia curato e vissuto nel miglior modo possibile da tutti i partecipanti alla celebrazione.
Anche l’ultima lettera pastorale di papa Francesco, «Desiderio desideravi», del 29 giugno 2022, dedica un intero capitolo (48-60) all’ars celebrandi, richiamandoci a questi aspetti.
Il numero 53, riguardo alla Messa e a ogni celebrazione liturgica, ci dice: «Ogni gesto e ogni parola contiene un’azione precisa che è sempre nuova perché incontra un istante sempre nuovo della nostra vita».
Mi spiego con un solo semplice esempio. Ci inginocchiamo per chiedere perdono; per piegare il nostro orgoglio; per consegnare a Dio il nostro pianto; per supplicare un suo intervento; per ringraziarlo di un dono ricevuto: è sempre lo stesso gesto che dice essenzialmente il nostro essere piccoli dinanzi a Dio. Tuttavia, compiuto in momenti diversi del nostro vivere, plasma la nostra interiorità profonda per poi manifestarsi all’esterno nella nostra relazione con Dio e con i fratelli. Anche l’inginocchiarsi va fatto con arte, vale a dire con una piena consapevolezza del suo senso simbolico e della necessità che noi abbiamo di esprimere con questo gesto il nostro modo di stare alla presenza del Signore. Se tutto questo è vero per questo semplice gesto, quanto più lo sarà per la celebrazione della Parola? Quale arte siamo chiamati ad apprendere nel proclamare la Parola, nell’ascoltarla, nel farla ispirazione della nostra preghiera, nel farla diventare vita?
Tutto questo merita la massima cura, non formale, esteriore, ma vitale, interiore, perché ogni gesto e ogni parola della celebrazione espresso con «arte» forma la personalità cristiana del singolo e della comunità.
Ecco perché, continua il Papa, occorre evitare certi atteggiamenti, tra cui cita espressamente: «rigidità austera o creatività esasperata; misticismo spiritualizzante o funzionalismo pratico; sbrigatività frettolosa o lentezza enfatizzata; sciatta trascuratezza o eccessiva ricercatezza; sovrabbondante affabilità o impassibilità ieratica» (DD 54).
Pur non avendo riferimenti precisi sulla durata, sulla modalità di come presiedere e vivere ogni celebrazione liturgica - ovunque siamo – abbiamo tutti indicazioni molto chiare e precise. Aiutiamoci a metterle in pratica sempre di più e sempre meglio.

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