Risponde il teologo
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«Salve Regina», come nasce una preghiera antica

Come nasce la preghiera «Salve Regina»: origini e storia di un testo che parla di dolcezza e misericordia

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Vorrei avere qualche notizia sulla preghiera «Salve Regina», che mi piace molto: com’è nata, qual è il suo significato, quali sono le occasioni migliori per recitarla

Risponde don Diego Pancaldo, docente di Teologia spirituale

La Salve Regina è un’antifona mariana che risale al periodo medievale, in uso tra i certosini, i cluniacensi e i cistercensi fin dal XII secolo e successivamente tra i domenicani, i francescani, i servi di Maria. Nel XIV secolo viene introdotta nell’Ufficio divino al termine della compieta. Da molti studiosi viene attribuita al beato Ermanno di Reichenau, detto «il contratto», un monaco benedettino tedesco affetto da disabilità fisica vissuto in un’abbazia vicino al lago di Costanza nell’undicesimo secolo.
La preghiera si apre con un saluto solenne, a cui fa seguito un’invocazione da parte di chi avverte il peso del proprio peccato e si sente in una condizione di esilio. La Salve Regina si conclude con una supplica accorata a Maria, a cui viene richiesto di poter contemplare il Figlio, il «frutto benedetto del suo seno».
Numerosi sono stati i commenti al testo soprattutto da parte di santi e di uomini profondamente spirituali: da Goffredo di Auxerre, monaco cistercense amico di san Bernardo, che sottolinea come Maria sia «vita, dolcezza, speranza nostra» in quanto riflesso della luce di Cristo; a san Lorenzo da Brindisi, frate cappuccino, dottore della Chiesa, che evidenzia come Maria sia Regina potente e Madre di Misericordia in quanto somigliantissima a Dio che è potente e ricco di misericordia. Soprattutto sant’Alfonso Maria de Liguori nelle Glorie di Maria commenta ampiamente la Salve Regina, sottolineando come Maria intervenga costantemente nella vita degli uomini per ricondurli all’amicizia con Dio, sollecitandoli alla preghiera, soccorrendoli costantemente, soprattutto nelle prove della vita e nell’ora della morte.
La bellezza, l’importanza e l’attualità di questa preghiera è stata evidenziata anche dal magistero più recente della Chiesa. Nella Lettera di indizione dell’anno giubilare Misericordiae Vultus, ad esempio, papa Francesco sottolineava come ogni uomo è custodito nello sguardo amorevole della Madre della Misericordia, negli «occhi suoi misericordiosi»: «La dolcezza del suo sguardo ci accompagni in questo Anno Santo, perché tutti possiamo riscoprire la gioia della tenerezza di Dio. Nessuno come Maria ha conosciuto la profondità del mistero di Dio fatto uomo. Tutto nella sua vita è stato plasmato dalla presenza della misericordia fatta carne. La Madre del Crocifisso Risorto è entrata nel santuario della misericordia divina perché ha partecipato intimamente al mistero del suo amore». Una verità consolante da custodire e ricordare costantemente in ogni circostanza della nostra vita.

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