Risponde il teologo
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Sulle origini dell'universo ha ragione la scienza o la Bibbia?

Parole chiave: scienza (149), bibbia (115), risponde il teologo (228)

Mia nipote frequenta la 3ª elementare e qualche giorno fa mi ha  detto: «Nonna, a storia studio che nell'universo, miliardi di anni fa c'è stato il big bang, comparvero le piante, gli animali, poi l'uomo, ma camminava gattonando, poi cominciò a radrizzarsi e ad usare le gambe per muoversi e le braccia per cercare cibo. Era brutto, assomigliava alle scimmie, parlava a gesti e gli scienziati lo chiamavano ominide. A religione la maestra ha spiegato tutto diverso dalla storia. Dio creò il cielo, la terra, la luce, le tenebre in sei giorni. Per ultimo creò l'uomo, Adamo e la donna, Eva. Adamo ed Eva erano belli, a somiglienza di Dio. Ma qual è la verità?»

Io mi sono sentita spiazzata e ho risposto brevemente che la scienza non la pensa come la religione. Poi ho cambiato discorso, promettendomi di riprenderlo in un altro momento. Mi potete aiutare?

Giuseppina Giammugnani

Risponde padre Athos Turchi, docente di filosofia
Non è facile rispondere ai bambini, ma proviamo a chiarirci le idee noi per poi ridirle ai piccoli. Di per sé quanto dice la religione non è necessariamente in contrasto con quanto dice la scienza, perché sono due modi diversi di vedere la stessa cosa.

Supponiamo di avere di fronte a noi una casa, e vogliamo dire com'è che essa c'è.

La scienza dirà: c'è perché ci sono le fondamenta, i mattoni sono disposti in maniera ordinata, gli infissi di legno sono al loro posto, poi si è coperto la struttura col tetto, ecco la casa.
La religione dirà: un uomo necessitava di vivere riparandosi dalle intemperie, di avere un suo spazio per disporre gli oggetti essenziali per dormire, mangiare, stare, così ha pensato a una struttura che potesse soddisfarlo, ecco la casa.

Chi ha ragione? La scienza ha solo parlato della materialità, la religione solo della sua funzionalità. Dunque potrebbero avere ragione entrambi.

Il diverbio dove sta? Nel fatto di assolutizzare la propria posizione. Se la religione dicesse che la creazione la opera Dio arbitrariamente e senza passare per le leggi stesse della fisicità (che tra l'altro Lui stesso ha creato) non avrebbe senso, perché è evidente una forma di evoluzione nel mondo. Ma sostenere come fa la scienza che tutto è frutto di una casuale evoluzione diventa incomprensibile e banale. E cerchiamo di dimostrarlo.

L'evoluzione è il progresso fisico-materiale nel tempo e nello spazio del mondo reale. Ora se è temporale vuol dire che il tempo è essenziale alla evoluzione della materia. Bene, chiediamoci: prima del bigbang che cosa c'era? Una enorme massa di materia inerte? E questa che cosa faceva, e perché non è esplosa prima dal momento che essa era lì da sempre? Ma se è lì da sempre sarà eterna, l'evoluzionismo però sostiene che tutto è temporale, e allora come non vedere una contraddizione nella temporalità eterna? E com'è che la materia dall'eternità è stata sempre ferma e poi si è decisa a muoversi in un certo momento, non prima né dopo il bigbang? E ancora, se il bigbang è il primo creazionale allora è in contraddizione con quel tempo eterno in cui stava inerte la massa di materia anteriore al bigbang. Infatti prima del bigbang non doveva esserci niente, e così il niente coinciderebbe con lo stesso bigbang.

Ma la cosa diventa assurda: che nulla sia causa dell'essere solo i buontemponi possono dirlo. Inoltre se tutto è materia, come suppone l'evoluzionismo, e la materia è per definizione non-vivente, come può sorgere da essa la vita? Potrebbe mai una statua vivere? E vi è di più: noi abbiamo esperienza di cose non materiali (spirituali?), come la soggettività, la ragione, il pensiero, l'amore, la libertà, l'autocoscienza, queste come si spiegano? Come può la materia produrre il diverso da sé? Esemplifichiamo, mi si permetta, con un esempio «pasquale». Potrebbe un corpo non-vivente perfettamente formato diventare vivente? Si, rispondono sia la scienza che la religione. Ma in che modo? La condizione primaria è che il corpo sia non-vivente (morto), se infatti fosse già vivo non potrebbe diventare vivente. Ma è chiaro che potrà diventare vivente non in forza (a causa) del suo esser-morto, altrimenti mentre è morto sarebbe anche vivo, il che è assurdo. Dunque se diventa vivente lo potrà in forza (a causa) di «Altro». La ragione è questa: la condizione: esser-morto, non può essere causa dell'esser-vivente, perché se la condizione fosse la stessa  causa verrebbero a coincidere l'esser-morto coll'esser-vivente, e un morto vivente è impossibile. Perciò la causa è necessariamente altro dall'esser-morto, che è la condizione. Chi è questo Altro? Forse un catalizzatore, o il clima, o lo scienziato, o Dio? Chiunque esso sia la teoria dell'evoluzione è superata, perché essa non tollera «cause», in quanto suppone che la realtà si evolva in se stessa dal meno al più, e se vi fosse una causa, che è altro da essa, non sarebbe più evoluzione. Così dato che il mutamento necessita di una causa, l'evoluzione come teoria assoluta non può sostenersi.

La religione in conclusione non nega l'evoluzione del mondo, ma ci dice che c'è una causa di esso, e la indica in Dio - poi in altro momento staremo a vedere come Costui intervenga nel mondo. La scienza invece ci descrive l'evoluzione, e le descrizioni non tengono conto delle cause, come quando si descrive il formarsi di una statuetta dal pongo, o plastilina, e ci si dimentica di parlare delle mani. A me pare, quindi, che la scienza non dia delle motivazioni «scientifiche» all'evoluzione, ma solo ipotetiche: spiega il come, ma non ne chiarisce il perché, e il punto è che confonde la condizione con la causa. Con un'immagine, io vedrei bene un tipo di creazione in cui le mani di Dio lavorano nel tempo un «materiale» complesso, da lui stesso prodotto, per ricavarne un mondo bello e ordinato.

Padre Athos Turchi aveva già risposto nel 2009 a una lettera su creazione e big bang: il testo è disponibile su questo sito nella sezione rubriche (Risponde il teologo)

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