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Tornare a scuola, il racconto di una maestra: l'ansia e la certezza che non si può lasciare indietro nessuno

La testimonianza di una maestra alle prese con gli ultimi preparativi prima di rivedere i bambini dopo sei lunghi mesi.

scuola vuota

Si torna a scuola! lunedì mattina ci ritroveremo, docenti e alunni dopo 6 mesi dal confinamento, emozionati al massimo, tutti insieme nella scuola primaria dell’Istituto Comprensivo di Borgo San Lorenzo, anche se sappiamo che non sarà più come prima, assolutamente.
Innanzitutto i bambini entreranno scaglionati e in ordine, nel rispetto del distanziamento sociale, non ci sarà al primo suono della campanella la corsa di tanti piccoli puledri allo stato brado che corrono gridando attraverso il cortile, dal cancello all’atrio, quello grande, dove gli alunni del pre-scuola hanno il permesso di stare, perché loro arrivano prima degli altri visto che i genitori vanno a lavorare molto presto, nessuno arriverà per primo, né per ultimo. Ma tutti indosseranno la mascherina e dovranno essere puntuali al suono della campanella, alle 8,15, perché il ritardo comporterebbe una serie di problemi legati alla sanificazione che è meglio sicuramente evitare.
I bambini potranno essere accompagnati da un solo adulto e all’uscita dovrà presentarsi un solo parente per evitare assembramenti. In classe ci saremo noi insegnanti, molti dei quali hanno deciso, almeno nel nostro istituto, di indossare le visiere protettive per consentire, visto l’eloquio continuo, di respirare meglio. Ci auguriamo che non si appannino, ma 4- 6 ore con la mascherina, parlando in continuazione, riteniamo non sia consigliabile. Ogni bambino sarà seduto al proprio banco, distanziato dal compagno come da linee guida, almeno 1 metro, abbasserà la mascherina e non potrà assolutamente spostare il banco per nessun motivo. La sua postazione, preventivamente organizzata da noi docenti del team, sarà la stessa per tutto l’anno scolastico.
Se l’alunno, per qualsiasi motivo, si alza dal proprio banco, dovrà indossare nuovamente la mascherina; l’utilizzo del bagno è di un alunno/a alla volta, sempre con la mascherina. Ogni ora sarà areata l’aula per almeno 5 minuti, se possibile le finestre dovranno essere socchiuse durante le ore di lezione per arieggiare la classe al massimo. La ricreazione sarà svolta in classe per evitare assembramenti nei corridoi e i bambini consumeranno una merenda portata da casa e utilizzeranno l’acqua della propria borraccia.
L’uso della mensa nel nostro istituto è previsto per le classi prime e seconde, mentre i bambini del secondo ciclo consumeranno il proprio pasto in classe. Se il meteo lo consente si potrà stare nel giardino di fronte alla scuola, ma mantenendo la distanza di sicurezza. In palestra saranno svolti soltanto esercizi individuali, stretching, corsa, gli attrezzi si potranno usare esclusivamente dopo la sanificazione che dovrà essere effettuata di volta in volta. Nessun gioco di squadra. Pallone vietato. Non si potrà cantare perché il droplet, le goccioline di saliva che ogni persona emette, potrebbe essere diffusore di contagio, ma a questo personalmente ho trovato una soluzione: canteremo, distanziati, in palestra.
Ai bambini, i docenti non potranno prestare alcun tipo di materiale e se l’alunno è invitato a scrivere alla lavagna, l’insegnante dovrà prima igienizzare le mani e poi passargli il gesso, così per qualsiasi foglio o cartoncino necessari a una qualsiasi attività didattica. Libri e quaderni saranno riposti rigorosamente negli zaini dei ragazzi e nulla potrà essere posto nel sottobanco. I lavori svolti saranno, al termine, immediatamente riposti nel proprio zaino per essere portati a casa il giorno stesso. Le verifiche saranno svolte in fogli protocollo che non potranno essere corretti a casa dai docenti, ma resteranno fermi in classe 48 ore una volta ritirati, poi il docente li correggerà in classe e dopo altre 48 ore potrà consegnarli ai bambini.
Il team di animatori digitali della nostra scuola sta organizzando la correzione dei compiti attraverso la CamScanner e poi Google, ma è una procedura alla quale noi insegnanti ci stiamo timidamente avvicinando e per effettuarla in modo corretto seguiremo dei corsi specifici.
Nessun tipo di «cooperative learning», nessun «circle time», nessun lavoro di gruppo, nessun abbraccio. Potremmo farci l’occhiolino e ridere, sicuramente, anche sotto visiere e mascherine. Per farci coraggio ed affrontare al meglio quest’anno scolastico così complesso e difficile per i nostri ragazzi, che hanno il diritto alla salute e all’istruzione, e per noi insegnanti che dobbiamo consentire loro di apprendere anche divertendosi.
Non nascondo l’ansia che provo per tutti i divieti a cui saremo sottoposti, ma è una procedura necessaria per il benessere di tutti, quindi va portata avanti con convinzione, affinché i nostri alunni siano ancora motivati ad amare questa nostra scuola che deve tornare a vivere, malgrado l’emergenza pandemica non ancora terminata. La cosa più importante è non lasciare indietro nessuno, non i bambini con disabilità, che hanno comunque l’insegnante di sostegno, e non quelli più fragili, i cosiddetti Bes (bisogni educativi speciali) che per impasse di vario genere non possono essere coadiuvati a casa e che a scuola, quindi, devono trovare tutta l’attenzione possibile per riuscire, secondo i loro tempi di apprendimento, a seguire la didattica. Insomma ad affrancarsi dal loro disagio e a volare con gli altri sempre più in alto, perché come scriveva don Milani «Se si perde loro (gli ultimi) la scuola non è più scuola. È un ospedale che cura i sani e respinge i malati».
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