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Cognati con i soldi in comune per un «condominio solidale»

Alfredo Ravara e Giuseppe Rusconi: due cognati che hanno creduto in un grande «sogno», oggi divenuto una splendida realtà che, proprio nell'anno appena concluso, ha compiuto i suoi primi dieci anni. Toscana Oggi ha incontrato questi particolari interpetri del Vangelo, del concetto di famiglia nel suo senso più alto e più nobile del termine, a dispetto del nostro particolare momento storico in cui sembra vacillare come non mai.
DI LAURA BORGHERESI

Parole chiave: toscani da raccontare (110)

di Laura Borgheresi

Alfredo Ravara e Giuseppe Rusconi: due cognati che hanno creduto in un grande «sogno», oggi divenuto una splendida realtà che, proprio nell'anno appena concluso, ha compiuto i suoi primi dieci anni. Toscana Oggi ha incontrato questi particolari interpetri del Vangelo, del concetto di famiglia nel suo senso più alto e più nobile del termine, a dispetto del nostro particolare momento storico in cui sembra vacillare come non mai, inglobata nella corsa frenetica  dell'odierna società, bombardata da continui messaggi che tendono alla sua disgregazione. Splendida in tal senso la risposta di Ravara e Rusconi, con la fondazione, appunto, de «Il Sogno», la comunità del progetto di vita condivisa per riscoprire i valori autentici della famiglia, scardinando ciò che di negativo la soffoca, iniziando da una forma esasperata di egoismo, propria della nostra epoca, ma anche dall'individualismo acerrimo su cui è, purtroppo, costruito parte dell'umano vivere.

Un'esperienza di condivisione, quella della comunità del Tartigliese, nel comune di Figline Valdarno, trenta chilometri dal capoluogo toscano, nata dalla precedente realtà di Villapizzone, 30 anni fa a Milano, dove alcune famiglie iniziarono a vivere la formula della condivisione, con il sostegno dei Padri Gesuiti. Negli anni '90 poi la formazione dell'associazione «Mondo di comunità e famiglia», che ancora oggi racchiude, a livello nazionale, le realtà dei gruppi di condivisione e i cosiddetti «condomini solidali». In questo contesto storico e sociale, nel 2000, la nascita de «Il Sogno» a Figline, attualmente unico progetto concretizzato a livello regionale fra i 30 esistenti nel nostro Paese. Fortemente voluta e, quindi creata, dai coniugi Alfredo e Chiara Ravara e da Giuseppe e Miriana Rusconi, la comunità «Il Sogno», alla quale si aggiunse una terza coppia poi sostituita dall'attuale, composta da Lorenzo e Susanna Fanelli, ha da subito mostrato un grande entusiasmo, un 'apertura agli altri e, quindi, verso la vita, vivendo questa esperienza «come un modo di realizzazione familiare nel senso più nobile», afferma proprio Alfredo Ravara, presidente di questa bella realtà. Una persona disponibile, di origini  liguri, un diploma in agraria e studi filosofici oltre che teologici, sempre di tipo universitario, nella sua formazione.

Fondamentale poi l'esperienza missionaria in Camerun, a Yaoundè, la capitale, ma soprattutto a Ebolowa, la città dalle molte culture e dagli infiniti dialetti, situata nell'Africa equatoriale, a 180 chilometri dal centro nevralgico del Paese. Circa 80 mila i suoi abitanti, anche se potrebbero raggiungere  un numero molto superiore: tante nascite, infatti, non vengono neppure registrate proprio per l'alto costo che tutto comporta in questa terra dimenticata. «Studiavo nel periodo invernale – racconta – mentre nei mesi estivi partivo per il continente africano. Sicuramente questa è stata un'esperienza fondamentale, molto formativa, che ha influito nella mia scelta di vita, basata sulla condivisione. Ho imparato a staccarmi dalle cose materiali, a comprendere il senso profondo dei termini “insieme”, “collaborazione”, “aiuto reciproco”; successivamente l'incontro con mia moglie, Chiara Brandigi, un 'insegnante di matematica di Firenze, che condivideva molti dei miei ideali; tramite mia sorella Miriana, poi, quello con Giuseppe Rusconi, che avrebbe sposato qualche anno dopo, il cui fratello Mario già frequentava la comunità del Castellazzo, nel comune di Basiano, non distante dal capoluogo lombardo, ancora oggi la realtà più grande a livello nazionale di vita condivisa».

Così, nel 2000, la scelta per i coniugi Ravara di fondarne una nuova, proprio negli ambienti concessi dalla Diocesi di Fiesole, nella canonica del Tartigliese, a qualche chilometro da Figline. Lasciato il lavoro nella libreria salesiana, iniziò per Alfredo quello di direttore della libreria diocesana «La Parola», nel centro della città valdarnese, dove successivamente avrebbe lavorato anche Giuseppe Rusconi, coofondatore de «Il Sogno». Simpatico e disponibile allo scherzo, quest'altro protagonista della nostra storia è un giovane perito tessile, con anni di esperienza nel settore, una bella pagina di vita trascorsa in Africa, con lo svolgimento del servizio civile, l'incontro con Miriana, la frequentazione della comunità del Castellazzo e la decisione di fondarne una nel Valdarno fiorentino, dove si erano resi disponibili alcuni ambienti. «Contribuirono alla decisione, mia e di mia moglie, la solitudine e il ritmo frenetico della vita quotidiana, dove si stavano perdendo i valori della solidarietà e della comunione», ricorda Giuseppe.

Tutto il resto è storia recente, quasi cronaca, che parla di una bella comunità che vive nella periferia figlinese, composta da tre famiglie; 18 le persone che la costituiscono; aconfessionale ma «germogliata» all'interno della Chiesa, la cui ricchezza è l'apertura e le relazioni con gli altri. Molti i valdarnesi e non solo, infatti, che, lo scorso giugno, hanno voluto condividerne il decimo compleanno partecipando alle varie iniziative celebrative, come i due significativi incontri con gli interventi di Francesco Saracino, economista, e di Bruno Volpi, di «Mondo di comunità e famiglia», precedenti la Celebrazione eucaristica – cui hanno partecipato tutti i parroci che negli anni si sono succeduti al Tartigliese – e seguiti da una «cena condivisa», nello spirito della comunità, e da un momento di festa con musica etnica. Un bel momento, dunque, che ha arricchito ancor più questa storia ormai decennale.

Parole chiave, condivisione e accoglienza
La nostra condivisione – spiega Alfredo Ravara, presidente de «Il Sogno» – non significa fusione tra nuclei familiari, ma una forma di “vicinato sociale”, di collaborazione pratica, ma soprattutto morale. Viviamo la nostra esperienza all'interno della canonica del Tartigliese, nei locali concessi dalla Diocesi di Fiesole; ciascuna famiglia conserva i propri spazi e i propri tempi, tuttavia non ci sono porte in nessun senso che ci dividono. Ci sono alcune parole chiave che indicano il nostro percorso: la condivisione, la cassa comune, l'accoglienza, quindi, la solidarietà. La prima significa stare vicino agli altri, con un proficuo scambio di esperienze e di racconti di vita, un arricchimento reciproco che aiuta a superare le difficoltà. Esiste poi la “cassa comune”, dove versiamo ogni nostro stipendio, frutto del lavoro, e dove ciascuno preleva, secondo le proprie necessità, col massimo rispetto nei confronti degli altri. Altra parola chiave è l'accoglienza secondo i tempi della famiglia, aprendosi verso gli altri». Nella comunità sono stati infatti accolti bimbi in affido e adulti in difficoltà; si sono verificate adozioni speciali.

Per questa fraternità è fondamentale considerare il lavoro una forma di sussistenza e di collaborazione sociale, ma non la priorità della vita o ciò che ne determina la realizzazione: ecco quindi la scelta lavorativa secondo la formula del part-time, dove è possibile ritagliare del tempo per i propri interessi, ma soprattutto per la propria spiritualità.

«Esistono poi – sottolinea Giuseppe Ravara, socio fondatore e in alcuni periodi alla guida de “Il Sogno” – momenti che scandiscono la vita della comunità. La nostra realtà è sede di incontri fra varie entità come il “Gruppo di acquisto solidale”, quello di “mutuo aiuto per l'affido” oppure della “meditazione cristiana”, con incontri ogni lunedì sera all'interno della chiesa attigua alla comunità. Inoltre coordiniamo anche i corsi per fidanzati, per quei giovani cioè che stanno preparandosi per celebrare il sacramento del matrimonio».

«Un caffè sorseggiato insieme almeno una volta la settimana, un momento di preghiera con i bimbi, uno conviviale e di condivisione ogni trenta giorni, oltre naturalmente alle varie feste personali e collettive trascorse insieme sono alcuni dei bellissimi momenti di fraternità alla base di questa scelta di vita chiamata “Il Sogno”, con l'augurio che molti riescano a vivere questa nostra esperienza», aggiungono Alfredo e Giuseppe, ricordando il momento in cui con le loro mogli scelsero tale denominazione.

Prossimi progetti? Sostenere questa formula di vita, cercando di estenderla ad altre zone della Diocesi e non solo (per informazioni 055-959394). Perché il sogno continui.

Cognati con i soldi in comune per un «condominio solidale»
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