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GIAN ALFONSO PACINOTTI: Il regista che ha fatto sbarcare gli alieni nella campagna pisana

Sono tornati gli alieni. Dopo un lungo periodo silente, considerati ormai fuori moda, snobbati da libri, cinema, tv e perfino ignorati dalle bufale giornalistiche, gli extraterrestri sono comparsi prima in Toscana, poi al Lido di Venezia. Sono venuti a ricordarci come si sta al mondo, il nostro, rispolverando coscienze ammuffite ed emozioni sopite degli italiani stanchi e disillusi. Benvenuti, dunque, esserini grigi, con testa extra-size e neri occhioni dolci, capaci di farci riscoprire valori e senso della vita.
DI GRAZIELLA TETA

Parole chiave: film (467), toscani da raccontare (110)

di Graziella Teta

Sono tornati gli alieni. Dopo un lungo periodo silente, considerati ormai fuori moda, snobbati da libri, cinema, tv e perfino ignorati dalle bufale giornalistiche, gli extraterrestri sono comparsi prima in Toscana, poi al Lido di Venezia. Sono venuti a ricordarci come si sta al mondo, il nostro, rispolverando coscienze ammuffite ed emozioni sopite degli italiani stanchi e disillusi. Benvenuti, dunque, esserini grigi, con testa extra-size e neri occhioni dolci, capaci di farci riscoprire valori e senso della vita.

Tutto merito del pisano Gian Alfonso Pacinotti, pluripremiato autore di storie a fumetti – noto come Gipi – novello regista de «L'ultimo terrestre», suo primo film presentato in concorso ufficiale alla 68ª Mostra internazionale del Cinema di Venezia, dove è stato ben accolto, suscitando l'attenzione di giornalisti e critici prima, e l'interesse del pubblico poi che, dopo i passaggi nelle sale, oggi può vedere i suoi alieni anche in dvd e blu-ray.

La storia (liberamente ispirata al racconto a fumetti «Nessuno mi farà del male» di Giacomo Monti) si svolge alla vigilia dell'arrivo di una civiltà extraterrestre sulla Terra. Arrivo annunciato dai governi, con notizia data in tv in seconda serata, accolta senza entusiasmo né spavento. Gli extraterrestri (esploratori non conquistatori) trovano un Paese stanco e disilluso, afflitto da una crisi economica conclamata. Le reazioni delle persone al loro sbarco sono varie: da quella razzista («adesso ci ruberanno il lavoro, come hanno fatto i cinesi prima di loro!») alle strampalate interpretazioni mistico-religiose, ma è l'indifferenza a prevalere.

Protagonista della storia è Luca Bertacci (interpretato dall'attore esordiente Gabriele Spinelli, pure lui toscano, già collaboratore di Pacinotti come operatore e montatore). È un uomo solo, cresciuto con un'idea alterata delle donne e dell'amore, con grandi problemi relazionali; lavora come cameriere in una sala bingo (è quella di Navacchio, in provincia di Pisa); vive in un appartamento triste come lui; ha un anziano padre amato-odiato (impersonato dal grande Roberto Herlitzka) che, dopo anni di solitudine, accoglie volentieri in casa una gentile extraterrestre dalle mani d'oro (che si rivela una casalinga perfetta). Un piccolo evento, la morte del gatto della giovane dirimpettaia (di cui Luca è segretamente attratto, ma fa di tutto per reprimere il sentimento nascente), che s'incrocia con l'arrivo degli alieni, mette in moto la vicenda e la vita dello «sfigato» Bertacci che, finalmente, s'illumina di nuove possibilità e speranze.

«I miei sono personaggi molto brutti, delle macchiette malvagie», commenta il regista Pacinotti, riferendosi agli umani. Invece i suoi extraterrestri sono davvero speciali: capaci soprattutto di saper distinguere «cosa è Bene e cosa è Male» (vi pare poco?), ed operare di conseguenza, ristabilendo verità e giustizia, aiutando i Buoni e facendo lo sgambetto ai Cattivi, curando miserie emozionali ed illuminando le vite con raggi di sole, come accade al protagonista sentimentalmente deficitario. Insomma, un film che fa riflettere, emozionare e perfino sorridere.

Fumettista di grande talento e sensibilità, Pacinotti – nato nel 1963 sotto il segno del Sagittario, ma giorno e mese, per chissà quale vezzo, restano segreti – è ben conosciuto per le sue opere, tra le quali «Esterno Notte», «Appunti per una storia di guerra» (premiato come Miglior fumetto dell'anno al Festival Internazionale di Angoulême nel 2006), «Questa è la stanza», la serie «Baci dalla Provincia», «S.», «La Mia Vita Disegnata Male», l'antologia «Diario di fiume» e «Verticali». Gipi è anche illustratore per quotidiani e settimanali (ha cominciato negli anni '90 pubblicando vignette e racconti brevi sulla rivista satirica Cuore). Ha vissuto e lavorato a lungo in Francia, a Parigi, mantenendo sempre radici a Pisa, dove è tornato e dove vive la sua famiglia d'origine.

Il suo primo film l'ha fatto conoscere al grande pubblico: un'opera affine al suo mondo a fumetti abitato da vinti, invisibili ed esclusi, combinando l'ordinario con lo straordinario, il dramma con il grottesco. L'ha girato in cinque settimane, in particolare in Valdera e tra Pontedera, Pisa e Lucca (Fandango ha prodotto il film in collaborazione con Rai Cinema e la Toscana Film Commission), ed è facile per chi conosce la zona riconoscervi scorci e «location» familiari.

Nella girandola delle interviste di cui è stato subissato nei mesi scorsi ha rivelato che ha lavorato con un piccolo budget: «Sì, e per me è una bella cosa. Mi piacerebbe avere un po' più di soldi la prossima volta, ma non tanti di più, perché se no uno si abbandona a cose futili», ha detto, aggiungendo che già sta lavorando al suo secondo film. Per lui i buoni sentimenti sono importanti: «Sono un romanticone», ammette, tanto che adora Frank Capra: «La vita è meravigliosa» è il suo film preferito («L'ho visto almeno dodici volte»). È consolante almeno immaginare che gli «ultimi» possano riscattarsi, come fa Luca, il protagonista del tuo film. Il quale riesce ad affrontare e a sciogliere nodi impegnativi, come quelli della colpa e del perdono: «L'idea era quella – spiega il regista – di far trasformare il personaggio, che si presenta come l'ultimo dei vermi, schiacciato da tutti e da tutto, e siccome, secondo me, le persone in fondo sono buone, finisce che ci si affeziona a lui». Infatti. E il lieto fine che tocca al suo personaggio non piove dal cielo insieme con gli alieni, ma è conquistato attraverso un appassionato viaggio interiore.

Quasi come Orson Welles ma al tempo del web

Per lanciare il film «L'ultimo terrestre», opera prima del pisano Gianni Pacinotti, la campagna promozionale si è ispirata al passato, ma utilizzando i moderni mezzi di comunicazione. Dapprima ha creato un sito di ufologia (Esseri di Luce - Visitatori dalla Pleiadi), senza alcun legame apparente con il film e con la presenza di diversi filmati di alieni. Poi ha aperto un omonimo profilo utente su YouTube con due video su un ipotetico avvistamento marziano in Italia e un altro video dove il TG3 annunciava l'arrivo degli extraterrestri. La trovata ricorda da vicino quella di Orson Welles, interprete del celebre sceneggiato radiofonico «La guerra dei mondi», trasmesso il 30 ottobre del 1938 negli Stati Uniti dalla CBS, tratto dal romanzo di fantascienza di H. George Wells. Trasmissione rimasta famosa per aver scatenato il panico descrivendo un'inesistente invasione aliena, nonostante gli avvisi trasmessi prima e dopo il programma radio, ma ignorati dalla gran parte degli ascoltatori.

In concomitanza con la presentazione all'ultima Mostra veneziana del film di Pacinotti, ancora su YouTube era stato caricato il video della trasmissione «La zanzara» (Radio 24) in cui il giornalista Giuseppe Cruciani risponde agli interventi degli ascoltatori sull'arrivo degli alieni. È sua la voce del conduttore che nel film annuncia lo sbarco marziano sulla Terra. Che avviene nell'indifferenza generale. Insomma, pare che nessuno creda più agli alieni. Non fanno effetto neppure al regista Pacinotti. In un'intervista a mymovies.it ha confessato: «Anni fa ero in aereo verso Parigi. Ho visto un globo di luce accanto alla fusoliera e ho pensato: toh, un Ufo. E mi sono rimesso a leggere».

GIAN ALFONSO PACINOTTI: Il regista che ha fatto sbarcare gli alieni nella campagna pisana
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