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P. UGOLINO, un francescano con penna e... antenna

Padre Ugolino Vagnuzzi, francescano, ha da poco compiuto 86 anni: è nato il 10 luglio del '24 nell'aretino, a Pieve Santo Stefano. Anzi, a Montalone, come tiene orgogliosamente a sottolineare. La sua è una vita fra il saio, la macchina da scrivere (e quella fotografica) per i tanti giornali con cui ha collaborato. Ma anche tra le antenne...
DI DAMIANO FEDELI

di Damiano Fedeli

La sua prima vocazione, quella di frate, gli venne quando aveva sei anni. «Ero con la mia mamma alla Verna. Stavamo percorrendo il corridoio che porta alla Cappella delle Stimmate e trovai per terra una papalina da frate. Me la misi in tasca di nascosto. Tornando a casa la tirai fuori e me la misi in testa. “Come mi sta? E se mi facessi frate?”, chiesi alla mamma. E lei ammutolì». L'altra vocazione, quella di giornalista, arrivò a metà degli anni Sessanta: «Incontrai l'editore di Tv Sorrisi e Canzoni, Giuseppe Campi. Mi aveva “preso di mira”: gli piaceva il mio modo di parlare, di scrivere. Mi propose una rubrica fissa, “I perché di padre Ugolino” per il suo settimanale: uno spazio che andò avanti per otto anni».

Padre Ugolino Vagnuzzi, francescano, ha da poco compiuto 86 anni: è nato il 10 luglio del '24 nell'aretino, a Pieve Santo Stefano. Anzi, a Montalone, come tiene orgogliosamente a sottolineare. La sua è una vita fra il saio, la macchina da scrivere (e quella fotografica) per i tanti giornali con cui ha collaborato. Ma anche tra le antenne: quelle prima di Radio Montecarlo – dai cui microfoni curò uno spazio settimanale – e quelle delle prime tv locali fiorentine, come Canale 48 e Tele Toscana Uno che ha diretto. «Mi battei su queste forme di informazione approfittando per portare sempre avanti, al microfono e alle telecamere, il messaggio cristiano e francescano. È stato il mio modo di fare apostolato», racconta ora nel convento di San Francesco a Fiesole, nella cui infermeria vive da qualche anno per motivi di salute. Ma padre Ugolino è noto alle cronache nazionali anche come il frate amico dei cantanti e degli uomini di spettacolo, il sacerdote che nel '64 ha celebrato le segretissime nozze fra Adriano Celentano e Claudia Mori, la coppia più bella del mondo che ancora resiste.

«Comincerei a raccontarmi da mia madre», esordisce padre Ugolino. «È stata lei, donna semplice, intelligente, energica, la mia prima maestra: la sera, a “veglia”, mi raccontava la storia di San Francesco. E io di Francesco mi sono innamorato subito». A dodici anni Ugolino fa il suo ingresso in convento, al Collegio di San Romolo a Figline Valdarno. E lì compie tutto il suo percorso fino al sacerdozio. «Ho avuto tante tentazioni nella mia vita, ma mai quella di tornare indietro. È stata una vocazione forte e benedetta da Dio».

L'esperienza di giornalista è quella che segna la sua vita. «Nella mia prima rubrica su Tv Sorrisi e Canzoni rispondevo alle domande dei lettori. Chiedevano di tutto, dalla morale al matrimonio. Dopo Sorrisi (per il quale «confessò», poi, diversi personaggi pubblici), arriva la collaborazione con Grandhotel, con lo pseudonimo di Fra' Ginepro: «Per entrare nei giornali, allora, si sosteneva un esame. Lì mi chiesero di dare la risposta a una signora che diceva “Sono cattolica e non posso portare la minigonna”. Le dissi: “La morale non si misura a centimetri”». E poi, ancora, vennero Famiglia Cristiana e il Giornalino (lì scriveva con il nome di «Don Dino»). «Tutti mi volevano», sorride con lo sguardo più che mai brillante. «Mi contattò anche Radio Montecarlo, nel principato di Monaco, che, prima di farmi cominciare, mi sottopose a un test: volevano che spiegassi il significato della Pasqua in pochi minuti davanti a un microfono. Alla fine si accesero le luci in studio e arrivò fuori il direttore “Ugolinò: pro-fes-sion-ìst!”. Tutte le settimane andavo da Grosseto a Montecarlo. E ancora arrivarono Mondadori e Topolino, con una rubrica. Una delle collaborazioni che mi ha permesso di girare il mondo fu proprio quella con la Walt Disney. Per loro ho realizzato reportage, testi e foto, da tutto il mondo: Honk Kong, Bolivia, Africa, Russia (“Stai attento che sanno che sei un frate”, mi dissero prima di partire). Facevo tante diapositive con la Nikon e con la Hasselblad: ho conosciuto tante realtà che mi sarebbero sfuggite».

Nel 1976 il fiorentino Mauro Montagni dette vita a Canale 48, una delle prime tv locali della città. «Mi chiamò e mi nominò direttore di Canale 48 e della sorellaTele Toscana Uno. Ci sono stato per sette anni. Era un'esperienza pionieristica, quella delle prime tv libere, ma è stata una delle mie maggiori soddisfazioni. All'inizio avevo sempre i carabinieri al sedere: era proibito trasmettere, poi arrivò il via libera del tribunale». Fra le trasmissioni, una delle più amate era «Il gioco dei talenti», un quiz per bambini: «C'erano il notaio, il campanello, tutto in regola. Le risposte venivano controllate su un'enciclopedia. C'era divertimento e cultura. E poi potevo veicolare i contenuti cristiani che più mi stavano a cuore».

L'amicizia con Celentano era nata per caso, nel gennaio del 1963 a Grosseto. Il cantante milanese arrivò di sera, in fuga da Roma e da una burrascosa storia d'amore con la cantante Milena Cantù. Si fermò in un ristorante della città. «Il proprietario, sapendo che ero un fan delle sue canzoni, mi chiamò e me lo fece incontrare. Nelle settimane seguenti Adriano venne spesso alla messa delle sei e mezzo del mattino. Poi si fermava a parlare con me, era tormentato». Arriva il fidanzamento con la Mori e poi – era il 14 luglio del 1964 – il matrimonio, proprio nella Chiesa di San Francesco a Grosseto, con padre Ugolino a celebrare. «Lo facemmo alle tre di notte, per dribblare cronisti e fotografi. Da allora sono sempre rimasto loro amico e anche in questi giorni, per l'anniversario, mi hanno telefonato. Adriano mi ha poi presentato tanti altri». Ecco allora le amicizie con Orietta Berti, Al Bano e Romina, Claudio Villa («Era non credente ma aveva un grande rispetto per me»), Mino Reitano, per arrivare a Pavarotti e Bocelli. Le foto, tante in bianco e nero, scorrono adesso sulla scrivania di Padre Ugolino. «Questo è Alighiero Noschese, che poco prima di morire mi volle al capezzale».

«Vedi, è un mondo che il sacerdote non lo sfugge, ma lo cerca, piano piano. E anche lì va portato Dio. Problemi coi superiori o con i confratelli? I miei superiori hanno avuto sempre grande fiducia in me, e io non ho mai avuto un rimprovero, ma solo elogi. Sapevo di camminare su un filo di rasoio. E bastava qualcosa che stonasse per fare lo scivolone su una buccia di banana. Ma sono stato sempre attento. E rifarei tutto».

L'ultimo libro, quasi un'autobiografia
Si intitola «Un tempo che fu», ed è l'ultimo libro di padre Ugolino Vagnuzzi (edito con il contributo dell'Aboca Museum di Sansepolcro - 130 pagine, euro 15). «Sì, sì, è proprio l'ultimo: dopo questo non ne scrivo più», sottolinea padre Ugolino che di volumi ne ha scritti una ventina, a partire da «I perché di Padre Ugolino», del '73, in cui raccoglieva la sua rubrica su Tv Sorrisi e Canzoni. «Un tempo che fu» è uno zibaldone e una rassegna di tutto ciò che durante la lunga carriera di religioso e giornalista è stato importante per Vagnuzzi. A partire da San Francesco, naturalmente. «Io e Francesco: due frati peregrinanti con il messaggio di “pace e bene” da diffondere fra i fratelli. Due frati, uno santo e l'altro scribacchino, ma sempre frate minore. Due frati che si volevano e si vogliono ancora bene. E tanto bene». Perché «a Francesco non piacevano i “frati mosca”», che stavano zitti, insomma. «Allora mi impegnai con la predicazione, la scuola di Stato, l'attività televisiva, la collaborazione con Radio Montecarlo e con radio americane, con riviste di grande tiratura e con la Walt Disney che furono il mio apostolato in tutti gli ambiti nazionali e stranieri».

Ci sono i ricordi dell'infanzia.«C'è persino una poesia, l'unica che abbia mai scritto in vita mia, dedicata al mio paese natale, Montalone». E poi i ricordi delle interviste della sua lunga carriera, come quelle con il Dalai Lama, con Andreotti, quelle a Sanremo o al Cantagiro. Si parla, naturalmente, dell'amicizia con Celentano, un contatto «che mi permise – scrive – di realizzare un apostolato particolare tra artisti che avevano tanto bisogno dell'aiuto di un sacerdote amico».

Gli aneddoti sono tanti, come il racconto di quando, invitato a una trasmissione Rai, fu fatto sedere accanto a una soubrette poco vestita. «Le feci notare che il suo abbigliamento era in aperto contrasto con il mio saio francescano. Lei, disinvolta, mi rispose: “Ma lei lo sa chi sono io?”. “Sì”, risposi, “lei è una signora svestita. O si veste civilmente o io abbandono la trasmissione”». Alla fine Ugolino l'ebbe vinta. Così come vinse con il giornalista sportivo Gianni Brera durante una puntata del Processo di Biscardi. Padre Ugolino, tifosissimo, difendeva a spada tratta la Fiorentina e Brera lo apostrofò: «Ma guarda in che razza di frate mi sono imbattuto!».

P. UGOLINO, un francescano con penna e... antenna
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