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I video di «The Vatican», canale che offre una copertura informativa delle principali attività del Santo Padre e degli avvenimenti vaticani più rilevanti.

Un altro fuori programma di questo viaggio apostolico è arrivato al termine dell’incontro interreligioso ed ecumenico presso l’Arcivescovado di Dhaka quando il Papa ha chiamato intorno a sé un gruppo di profughi Rohingya fuggiti dal Myanmar. Parlando a braccio Francesco ha ricordato la grande tragedia che vivono questi fratelli e sorelle e ha chiesto perdono per il male loro arrecato e per l’indifferenza cieca del mondo. Continuiamo ad aiutarli e a muoverci perché siano riconosciuti i loro diritti è stato il suo monito mentre ha affermato con dolore che “la presenza di Dio oggi si chiama anche Rohingya”. 

E’ entrato nel vivo il viaggio di Papa Francesco in Myanmar. Questa seconda giornata nel Paese asiatico è iniziata con un altro fuori programma ovvero l’incontro con 17 leader religiosi buddisti, islamici, indù, ebrei, cattolici e cristiani di altre confessioni. Tema dell’incontro nell’Arcivescovado di Yangon l’unità nella diversità. “L’unità – ha spiegato subito il Papa - non vuol dire essere tutti uguali, non è uniformità perché ognuno ha le sue ricchezze, i suoi valori e anche le sue mancanze”. Unità è piuttosto armonia, condivisione e questo può accadere solo se si vive e si costruisce la pace, nel coro delle differenze. 

(Papa Francesco)
Ci ha dato grande dolore, venerdì scorso, la notizia della strage avvenuta in una moschea nel nord del Sinai. Continuo a pregare per le numerose vittime, per i feriti e per tutta quella comunità, così duramente colpita. Dio ci liberi da queste tragedie e sostenga gli sforzi di tutti coloro che operano per la pace. La gente in quel momento pregava e anche noi in silenzio preghiamo…
Il pensiero per l’Egitto colpito dal terrorismo e il viaggio che sta per iniziare in Myanmar e Bangladesh. Nel cuore del Papa, al termine dell’Angelus, c’è stato anche il ricordo della tragedia dell’Holomodor, la morte per fame provocata da Stalin con milioni di vittime soprattutto in Ucraina.

“Custodire il tempio significa questo: vigilanza, servizio e gratuità”. E’ quanto ha rimarcato Papa Francesco, durante la messa celebrata a Santa Marta. Anzitutto, quindi, è essenziale vigilare nel tempio più importante di Dio, vale a dire il nostro cuore, la nostra anima; e servire gli affamati, gli ammalati, i carcerati, quanti sono nel bisogno, perché lì è Cristo. Infine, la gratuità “nel servizio che si dà nelle nostre chiese: chiese di servizio, chiese gratuite – ha detto il Pontefice – come è stata gratuita la salvezza, e non ‘chiese supermercato’”.

Il mondo ha bisogno di “artigiani di pace”, capaci di “combattere il male col bene, con gesti e parole di fraternità, di rispetto, di incontro, di solidarietà”. Nella Basilica di San Pietro, Papa Francesco ha presieduto una celebrazione di preghiera per la pace in Sud Sudan e nella Repubblica Democratica del Congo. Un incontro per gettare semi di speranza in “ogni terra ferita dalla guerra”, certi che la preghiera è la risorsa più potente, perché “opera con la forza di Dio, al quale nulla è impossibile”.

«Quando si risponde a Dio si attiva sempre un processo: accade qualcosa di inedito che ci porta dove noi non avremmo mai immaginato». Lo ha detto Papa Francesco nel videomessaggio rivolto ai partecipanti alla settima edizione del Festival della dottrina sociale della Chiesa, al via da oggi a Verona, sul tema «Fedeltà è cambiamento». 

Ancora oggi ci troviamo dinanzi a colonizzazioni ideologiche che tolgono la libertà, cercano di cancellare la storia e impongono un sistema educativo ai giovani. Lo ha sottolineato Papa Francesco durante la messa celebrata a Santa Marta. Riferendosi anche alle letture dei giorni scorsi, il Pontefice ha chiarito che, ieri come oggi, l’imposizione di un pensiero unico porta inevitabilmente alla persecuzione, magari fatta anche con i guanti bianchi, fino alla tortura. Dinanzi a vecchie e nuove dittature culturali o ideologiche, si può opporre resistenza con il dialetto, con la storia di un popolo, e con una forza che da sempre caratterizza le donne.

La colonizzazione culturale e ideologica che può portare a perseguitare un popolo, è un peccato grave, una bestemmia contro Dio, perché distrugge ogni cosa, rade al suolo tradizioni, storia, religione, mira a fare tutto uguale ed è incapace di tollerare le differenze. Il Papa a Santa Marta, commentando il brano biblico del martirio di Eleazaro, si è soffermato sui tanti esempi vecchi e nuovi di colonizzazioni culturali, come i genocidi del secolo scorso, ribadendo che esse sono frutto di una radice perversa.

Nelle nostre strade sono molti quelli che hanno uno scarso senso di responsabilità alla guida e non si rendono conto delle conseguenze anche gravi della loro disattenzione, causata spesso dal cellulare, o della loro sregolatezza. Per questo è fondamentale l’azione educativa del personale della polizia stradale e ferroviaria, che Papa Francesco ha incontrato in Vaticano. In prima linea per contrastare il malcostume dilagante su due e quattro ruote.