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I video di «The Vatican», canale che offre una copertura informativa delle principali attività del Santo Padre e degli avvenimenti vaticani più rilevanti.

Dieci rose poggiate su alcune delle quasi 8mila tombe del cimitero militare americano di Nettuno e una breve preghiera di raccoglimento, poi il Papa ha celebrato la messa, in occasione del 2 novembre commemorazione dei defunti, per ricordare i tanti giovani uccisi durante la Seconda Guerra Mondiale. “Migliaia di speranze rotte”: ha detto Francesco nell’omelia a braccio. “Non più la guerra – ha aggiunto – non più questa strage inutile” in un mondo che continua ad essere in conflitto, “in guerra si perde tutto, si distrugge se stessi”.

Per far crescere il Regno di Dio, la Chiesa ha sempre avuto il coraggio di gettare il granello di senape e di mescolare il lievito. Ma a volte ha avuto paura, preferendo una “pastorale di conservazione”. Lo ha sottolineato Papa Francesco nell’omelia della messa del mattino a Casa Santa Marta, prendendo spunto dal brano del Vangelo di Luca, nel quale Gesù paragona il Regno di Dio al granello di senape e al lievito. Sono elementi piccoli eppure “hanno dentro una potenza” che cresce.

Un buon pastore si avvicina agli scartati, è capace di commuoversi e non si vergogna di toccare la carne ferita. Chi segue la strada del clericalismo, invece, si avvicina sempre o al potere di turno o ai soldi. Papa Francesco lo ha ribadito con forza nell’omelia della messa del mattino celebrata a Casa Santa Marta, commentando l’episodio evangelico della guarigione della donna curva narrato da Luca e inserito nella liturgia. In sinagoga, di sabato, Gesù incontra una donna che non riusciva ad esser dritta. E l’evangelista usa cinque verbi per descrivere cosa fa Gesù: la vide, la chiamò, le disse, “Impose le mani su di lei e la guarì”.

L’Europa ha bisogno di ritrovare la propria anima, riscoprendosi una comunità di persone in cui prevalga il dialogo, l’inclusione, la solidarietà, lo sviluppo e la pace. Incontrando i partecipanti alla conferenza internazionale “(Re)Thinking Europe. Un contributo cristiano al futuro del Progetto Europeo”, Papa Francesco ha messo a fuoco le sfide che attendono il Vecchio Continente. In un discorso denso e lungo, ha parlato degli individualismi odierni, figli di un frainteso concetto di libertà; dell’importanza del dialogo, soprattutto in politica, per evitare “formazioni estremiste e populiste”; del dramma dei profughi; dell’inverno demografico; del lavoro e di una “globalizzazione senz’anima”,più attenta al profitto che alle persone.

Un dialogo di circa 25 minuti, declinato in italiano, inglese e russo. Come già Benedetto XVI nel 2011, anche Papa Francesco si è collegato in diretta audio-video con un gruppo di astronauti, a bordo della Stazione Spaziale Internazionale. Il Pontefice, da una saletta dell’aula Paolo VI, ha rivolto 5 domande all’equipaggio della Missione 53, spaziando dal “posto dell’uomo nell’universo”, all’amore “come forza che muove” tutto, passando per il tipo di attività che si svolge nello spazio e per le emozioni che si provano in un contesto tanto suggestivo.

Sono state molte le domande retoriche poste dal Papa ai rappresentanti della comunità dell’Università cattolica portoghese, in occasione del 50.mo della sua fondazione, ricevuti in udienza in Vaticano. Francesco, parlando in spagnolo, si è soffermato sul fatto che la laurea non deve essere un sinonimo di maggiore denaro e maggiore prestigio ma una responsabilità davanti ai problemi di oggi, “alle necessità dei poveri, alla cura dell’ambiente”. “Non bastano i dibattiti - ha evidenziato - è importante concretizzare”.

Il paradiso non è un luogo da favola, è l’abbraccio con Dio e ci entriamo grazie al sacrificio di Gesù sulla Croce. Nell’ora della morte, come il “buon ladrone” ripeteremo a Gesù “ricordati di me”. E Lui sarà accanto a noi, per portarci nel posto più bello che esiste. Lo ha ricordato Papa Francesco nella catechesi dell’udienza generale, tenuta in Piazza San Pietro, l’ultima del ciclo sulla speranza cristiana, sviluppato nell’anno liturgico che si sta per chiudere, e dedicata a “Il paradiso, meta della nostra speranza”.

Essere un buon cristiano, andare a messa, fare opere di misericordia, pregare, educare bene i figli sta bene, ma entrare nel mistero di Gesù Cristo è di più, è una grazia che non puoi controllare, è lasciarsi andare nell’abbraccio dell’amore che Lo portò alla morte per noi, nella gratuità del suo perdono. Nell’omelia della messa del mattino a Casa Santa Marta, Papa Francesco ha commentato il passo della Lettera di San Paolo ai Romani proposto dalla liturgia nella prima lettura. Che “sembra una cosa confusa”, con contrapposizioni, disobbedienza, grazia, giustizia e perdono. Perché non ci sono parole per spiegare Cristo e il suo mistero.

Diamoci da fare ora, come il Signore desidera, per costruire un futuro di riconciliazione piena e di comunione fraterna. Non farlo sarebbe la colpa più grave di oggi. Sono le parole accorate che Papa Francesco ha rivolto al patriarca greco ortodosso di Gerusalemme Teofilo III, ricevuto questa mattina in Vaticano. Una visita che ricambia quella di Francesco alla basilica del Santo Sepolcro, nel maggio 2014, quando il patriarca Teofilo accompagnò il Papa e il patriarca Bartolomeo. Ricordando il suo pellegrinaggio, Francesco ha ricordato che l’incertezza della situazione in Terra Santa per i conflitti decennali continua a causare insicurezza, limitazione di diritti fondamentali e l’abbandono della propria terra da parte di molti...