Note storiche

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La denominazione ufficiale risale al 1978 e l'attuale assetto (53 parrocchie divise in 6 vicariati foranei) è delineato nel decreto di Mons. Lorenzo Vivaldo del 28 giugno 1986.

La sua storia inizia però nei primi secoli dell'era cristiana e si perde nel buio di quegli anni; POPULONIA - questo il primo titolo - è una delle più antiche circoscrizioni ecclesiastiche della Tuscia Marittima; al suo sorgere fu direttamente soggetta all'autorità della Santa Sede ed un suo vescovo, Asello, è presente al Sinodo di Palmira, convocato da Papa Simmaco nel 501, ed è il primo vescovo populoniense di cui si abbia memoria.

Il suo territorio, difficilmente delineabile fino al sec. XI per mancanza di documenti, comprendeva una parte insulare con l'Elba e una parte continentale coincidente probabilmente col distretto o comitato populoniense.

La figura di un vescovo, CERBONE - poi santo patrono della diocesi e titolare della Chiesa Cattedrale - illumina gli anni difficili e tribolati della fine del VI secolo, quando Populonia, la vetusta città di origine etrusca, e il suo territorio subiscono prima le conseguenze della guerra fra Goti e Bizantini e poi l'invasione dei Longobardi; dopo la sua morte, avvenuta il 10 ottobre 575, all'Elba, ove si era rifugiato con il suo presbiterio, la diocesi resta senza vescovo e la vita religiosa cade nel più completo abbandono; come testimonia Papa Gregorio Magno in una lettera al vescovo di Roselle.

Negli anni che segnano la fine del dominio longobardo la città e il territorio soggiacciono a nuovi sommovimenti, orrori e desolazioni; corsari greci o saraceni o normanni fanno scorrerie, senza che ci sia difesa pubblica e organizzata della costa per alcuni decenni. In occasione di una di queste incursioni piratesche (forse greci orobici) Populonia viene saccheggiata nell'anno 809.

Nonostante una reazione del conte Bonifacio di Lucca e di altri conti della Tuscia che andarono ad affrontare i saraceni fino in Africa, il territorio costiero viene pian piano abbandonato dagli abitanti - vi dilagheranno paludi e malaria per lungo tempo - ed anche il vescovo abbandona Populonia per ritirarsi nell'entroterra, forse nel castello di Cornino ("castrum Corniae") o a Waldum Regis (Gualdo), ove sorgeva la chiesa di S. Regolo, trasportandovi anche le ossa di S. Cerbone: non conosciamo il nome del vescovo esule ed anche la data è incerta (809-816).

Intorno al Mille sembra che avvenga il definitivo trasferimento a MASSA: luogo sicuro sulla collina dominante una vasta pianura e abitato dalla più remota antichità; il clima è mite e salubre, le acque sono abbondanti e il sottosuolo è ricco; se la fama di Massa era fino allora dovuta allo sfruttamento delle sue miniere, ora la sede episcopale ne accresce il prestigio e il vescovo ne sarà una figura chiave nei secoli XIII e XIV.
Nel 1133 papa Innocenzo II pone la diocesi "populoniensis" sotto la giurisdizione metropolitana di Pisa (4), segno delle mutate condizioni politiche, e nel 1194, in una sentenza imperiale a favore del vescovo Martino appare il titolo di "episcopus massanus"; il legame con Populonia non verrà comunque meno e i vescovi, anche se residenti a Massa, continueranno a chiamarsi "di Massa e Populonia" fino al 1978.

II territorio diocesano, se si escludono piccole variazioni lungo i confini vicino a Monterotondo e all'odierna Niccioleta in favore di Volterra, è rimasto sempre immutato nei secoli fino al 1793 quando l'isola di Capraia fu ceduta alla diocesi di Brugnato.
Un capitolo a parte, nella vita della diocesi, è rappresentato dalle vicende durante il periodo napoleonico (1801-1815) quando prima la parte insulare (Elba), poi quella continentale del Principato di Piombino e infine la Toscana intera divengono territorio francese; anni di sofferenze e smembramenti e in più di 'sede vacante'.

L'8 dicembre 1802 l'Elba, terra francese in applicazione della pace di Amiens, con decreto del Cardinale Giovanni Battista Caprara, Legato papale a Parigi, è assegnata alla diocesi còrsa di Ajaccio; il 28 marzo 1803 il vescovo Toli è trasferito a Pistoia e Prato e il 21 aprile il canonico Lorenzo Batassi è chiamato dai colleghi del Capitolo della cattedrale a guidare la chiesa massetana come Vicario Capitolare; il 18 aprile 1805 l'arciprete Bartolini comunica a Massa di aver preso possesso canonico dell'Elba a nome del vescovo di Ajaccio; il 24 aprile 1806 un decreto del principe Felice Baciocchi (che insieme alla consorte Elisa, sorella del Bonaparte, dal 1805 governa il principato di Piombino) pone termine alla giurisdizione del vescovo di Massa sul suo territorio e lo assegna ad Ajaccio, smembramento che viene confermato dal decreto del Card. Legato in data 2 giugno seguente.
L'antica diocesi fu ridotta davvero ad un 'piccolo resto': 10 parrocchie con una popolazione di appena 9.238 abitanti che il Vicario Batassi reggerà per 15 anni.
Nel 1807 ci fu anche un progetto della regina reggente del regno d'Etruria, approvato sia dal Capitolo massetano sia dalla S.Sede (era già stato designato l'esecutore degli atti canonici nella persona del vescovo Toli di Pistoia...) mirante all'unione 'aeque et principaliter' della diocesi di Massa con quella di Livorno: il vescovo di Livorno avrebbe assunto il titolo di 'vescovo di Livorno e Massa' e avrebbe avuto l'obbligo di risiedere a Massa almeno due mesi all'anno. Per fortuna il progetto non ebbe seguito, certamente per il fatto che pochi mesi dopo il regno d'Etruria cessò la sua poco gloriosa esistenza e la Toscana entrò a far parte di fatto, anche se nel 1809 fu nominata Granduchessa Elisa Bonaparte Baciocchi, dell'impero francese.
Il 20 giugno 1816 un decreto del card. Antonio Zondadari, arcivescovo di Siena, dette esecuzione canonica alla bolla di papa Pio VII 'Singulari omnipotentis Dei Providentia' e restituì a Massa il suo territorio; il 24 dicembre 1818 il vescovo Giuseppe Mancini prende possesso della diocesi che poté così riprendere la sua vita normale, dopo aver rischiato di scomparire nei vortici della bufera napoleonica.
Dal 1978 si chiama DIOCESI DI MASSA MARITTIMA-PIOMBINO: Populonia, divenuta sede 'titolare' come tante altre diocesi antiche, ha così ceduto il posto a Piombino, città ricca di storia, la città dell'antico Principato degli Appiani e di Elisa Bonaparte Baciocchi, oggi il centro più grande e importante del territorio, anche se segnato dalla crisi e dalla ristrutturazione delle sue industrie; la chiesa matrice di S.Antimo Martire, già chiesa abbaziale, è divenuta 'concattedrale'.
II territorio di 1.200 kmq si estende nelle provincie di Pisa, Grosseto e Livorno.
Le parrocchie sono arrivate oggi al numero di 53; sono divise in 6 vicariati foranei (Massa Marittima-Follonica; Piombino; Campiglia Marittima; Castagneto Carducci; Elba Occidentale e Elba Orientale).

don Marcello Papini
(nostra riduzione)