Musei d'arte sacra
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Museo «Aurelio Castelli» all'Osservanza di Siena

Parole chiave: musei d'arte sacra (92)

di Ferdinando Batazzi

Fu nella Pentecoste dell'anno santo del 1450 che papa Niccolò V, sarzanese, iscrisse Bernardino da Siena nel catalogo dei santi. I senesi seppero la notizia tre giorni dopo. Non appena il Consiglio del Popolo fu informato “subito si serrò le buttighe e tutti i campanigli e le trombe suonarono a festa. E la sera si fe' gran fuochi”, così un cronista del tempo. Era il minimo che, lì per lì, Siena potesse fare in onore del suo grande concittadino, nato a Massa Marittima (1380), morto a L'Aquila (1444), ma vissuto in gran parte a Siena. Chi ha visto il Palio può immaginare cosa non fosse il Campo negli anni 1425-1427, quando, la mattina presto, quasi 40 mila senesi erano al Campo ad ascoltare le “prediche volgari” di Bernardino che, per trentasei giorni, teneva il quaresimale estivo.Andiamo al Museo “Castelli” con la guida di Bernardino, perché non può essere altro che così.

Usciti dalla Porta Ovile, per chi viene dalla città, oppure risaliti dalla stazione o dalla superstrada per chiunque intenda dirigersi in direzione del Chianti, all'improvviso, sullo scenario orientale della città, appare la mole della chiesa dell'Osservanza, alta sul colle della Capriola. Il titolo “Osservanza” deriva dal movimento di restaurazione e di ritorno alle origini dei francescano dell'ordine dei Frati Minori e di cui, il Santo, fu uno dei promotori e il più insigne rappresentante. Ma il nome che meglio si addice a tutto il complesso è semplicemente “San Bernardino”, poiché fu lui a volere la costruzione del convento, dello studio per i giovani, dello “scrittoio” e della chiesa primitiva sul terreno regalatogli, nel 1404, dallo Spedale della Scala.

In questo contesto dobbiamo visitare il Museo, preferibilmente passando dalla basilica. Disegnata e costruita da Francesco di Giorgio Martini e da Jacopo Cozzarelli, dopo la morte di San Bernardino, la basilica è già una galleria di opere d'arte, alcune delle quali, inizialmente custodite nel Museo e nei “luoghi comuni” del convento. Opere di Andrea della Robbia, Sano di Pietro, Pietro di Giovanni, Girolamo di Benvenuto, Andrea di Bartolo di Fredi. Dalla chiesa alla sagrestia, con nicchia che ospita lo stupendo gruppo del Compianto su Cristo morto, in cotto policromo, di Jacopo Cozzarelli. E dalla sagrestia al Museo.

Il Museo, realizzato dopo la prima guerra mondiale e ricostruito dopo la seconda, è intitolato al padre Aurelio Castelli, solerte raccoglitore di opere, dopo le soppressioni napoleoniche e del governo italiano con le leggi eversive del 7 luglio 1866. L'ambiente museale, bello ma ristretto, occupa un'ala che prospetta su una corte del convento, aperta e rifinita e dalla loggia, con veduta di Siena, voluta da patrizio senese Pandolfo Petrucci il Magnifico nel 1497. Prima che l'occhio curioso si metta a frugare dentro le due bacheche a otto specchi, poste al centro della sala, è opportuna una premessa. Dentro le bacheche fanno bella mostra di sé, i libri corali.

Non si tratta di una raccolta, ma di una produzione propria: i corali sono nati nello “scriptorium” dell'Osservanza creato da San Bernardino e “operante e famoso – scrive il documentatissimo storico, padre Martino Bertagna – dal 1430 al 1490”. San Bernardino è un artista della parola e della calligrafia a colori; vuole ed esige competenza, come lui stesso scrive nel suo trattato Ordo scribendi secundum artem. Norme precise nel suo scrittoio tra inchiostri, acquerelli, colori a tempera, oro in foglia, bolo rosso. Non per nulla Pio XII dichiarava nel 1956 San Bernardino patrono dei pubblicitari.Diciotto corali membranacei miniati, dei quali il più piccolo è il più antico, uscito dalla Capriola il 20 luglio 1451. Stupendo il corale per la Festa di San Francesco che riceve le stimmate e che il Bertagna attribuisce ad un non meglio identificato Maestro dei Codici dell'Osservanza. Opere d'arte nell'ambito ispirativo di Sano di Pietro e di Francesco di Giorgio Martini, ma con l'afflato religioso di miniaturisti d'eccezione, quali fra Giovanni da Siena e fra Jacopo di Filippo Torelli. Per godere la bellezza degli antifonari e graduali bisogna immettersi nello spirito della preghiera come nel corale dei due frati davanti al badalone, mentre iniziano il canto liturgico.

Tra una bacheca e l'altra, reliquiario di San Bernardino, preziosa cassetta traforata, in rame e argento, con fastigio a forma di ciborio, opera terminata nel 1462 dall'orafo Francesco d'Antonio. Sulla parete di fondo, spicca l'affresco staccato del Giudizio Universale, attribuito a Girolamo di Benevenuto.

Purtroppo non è possibile vedere tutte le opere, attualmente tenute nell'archivio dal padre guardiano Remigio De Cristoforo, perché il Museo è in fase di ampliamento. Tra le tante preziosità merita una menzione, l'incisione in rame, 1672, che descrive la corografia dei conventi francescani della Toscana.

A destra e a sinistra, le pareti del Museo sono intervallate da due vetrine con pianete del tardo Cinquecento, e lavorate in raso, seta, velluto e broccato. Avviandosi alla conclusione, sulla parete sinistra, lastra tombale di Benvenuto Piccolomini, arcivescovo di Benevento, un po' consumata dal calpestio (era in chiesa) e realizzata da Lorenzo di Pietro detto il Vecchietta. In angolo, prima dell'uscita, testa del Crocifisso (1337), che porta una storia che vale la pena raccontare. Quel crocifisso – chi scrive – lo vide eretto e imparruccato, sull'altare maggiore nel novembre del 1943 (oggi sostituito con la scultura in legno del padre Antonio Jerone, artista francescano). Sennonché, nel bombardamento dell'Osservanza, 23 gennaio 1944, tutta la basilica fu squarciata e “quel” crocifisso andò in frantumi. Nei lavori di recupero dei frammenti fra le macerie, nell'incavo del ginocchio, era nascosta una piccola pergamena (in restauro alla Soprintendenza) con la scritta: “Anno domini trecentesimo triginta septe iesu xt per la tua misericordia ti sia racomandata lanima di lando pieri orafo il quale fabrio questo crocifixo”. Alla notizia sbocciò lo stupore degli intenditori e dei senesi, perché nessuno pensava che l'orafo e capomastro del duomo, Lando di Pietro, fosse anche scultore.

Terminata la visita, un pensiero alla cella di San Bernardino, integralmente ricomposta per il facile accesso. Nell'atrio, una statua del Santo in preghiera, opera di Urbano da Cortona (1454). Nella cella la tavola del Nome di Gesù fatta dipingere e usata da San Bernardino il 28 maggio 1425 (la data è dipinta) nella festa alla Capriola e, nello stesso anno, al Campo per il quaresimale che iniziò il 15 agosto, festa dell'Assunta, con una predica, autentico capolavoro dottrinale e di eloquenza.

© TOSCANAoggi 2000

INDIRIZZO: Via dell'Osservanza, 7 - Siena

ORARIO: aperto su richiesta

INGRESSO: gratuito

INFORMAZIONI: tel. 0577/332444

Museo «Aurelio Castelli» all'Osservanza di Siena
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