Musei d'arte sacra
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Museo archeologico e della Collegiata di Casole d'Elsa

Parole chiave: musei d'arte sacra (92)

La struttura museale di Casole d'Elsa, la prima del circuito dei Musei Senesi ad essere stata inaugurata nel giugno del 1996, è stata realizzata nei locali della canonica attigua alla Collegiata di Santa Maria. Il criterio espositivo, prettamente cronologico, offre al visitatore un quadro armonico e completo della storia dell'arte del territorio casolese, dai reperti archeologici recuperati nelle zone circostanti l'attuale centro abitato, fino alle opere dell'età medievale e moderna che caratterizzano questo museo. L'esposizione si articola quasi esclusivamente al primo piano della canonica, fatta eccezione per quelle opere che si trovano all'interno della Collegiata e che, comunque, sono parte integrante dell'itinerario museale.

All'archeologia sono dedicate le prime tre sale, dove sono raccolte le urne cinerarie, le suppellettili, i corredi funebri e i manufatti in pietra ed in bronzo, frutto di ritrovamenti fortuiti e di scavi estesi effettuati dalla seconda metà dell'Ottocento fino ai nostri giorni.

Passando nelle sale successive, si accede al settore medievale e moderno, dove è stato permanentemente raccolto - dopo alcune esposizioni temporanee che si sono susseguite dagli anni ‘60 in poi - l'antico patrimonio storico artistico del territorio di Casole d'Elsa, testimonianza ricca ed inconfutabile dell'importanza e della vitalità della cittadina soprattutto all'inizio del XIV secolo, quando arrivarono dalla vicina Siena le opere di maggior rilievo.

Fin dalla prima stanza viene offerto al pubblico un esemplare illustre di questa collezione, una grande Maestà a fresco dei primi anni del Trecento, che decorava un altare della cappella, situata sul fianco sinistro della Collegiata, che fu di patronato della potente famiglia degli Aringhieri. I due fratelli Beltramo Aringhieri (detto il Porrina) e Ranieri sono raffigurati in ginocchio, presentati rispettivamente dall'arcangelo giudice Michele e probabilmente dal vescovo San Giusto, patrono di Volterra, ad indicare la loro “professione”: il primo infatti fu avvocato concistoriale della corte papale e l'altro canonico volterrano e cappellano di Bonifacio VIII, dal quale fu eletto vescovo di Cremona. Spiccano, in quest'opera, il grande trono di vera architettura vivacemente policromata e la severità dell'aspetto dei personaggi, chiaramente derivante dalla bizantineggiante cultura duccesca.

Restando sempre nell'orbita di Duccio, nella stessa sala è esposta una Madonna col Bambino di un pittore duccesco del secondo decennio del Trecento proveniente dalla chiesa di S. Pietro: purtroppo è arrivata fino a noi ridotta ad un frammento, ad una pura immagine di carattere devozionale. Figurano poi nella stessa sala, la Maestà proveniente dalla pieve di Monteguidi, opera del pittore duccesco noto sotto il nome di Maestro di Monterotondo e attivo fra il terzo ed il quarto decennio del Trecento, la testa marmorea del vescovo Tommaso Andrei con la relativa epigrafe che ornava la porta della chiesa di S. Tommaso a Querceto, opera dell'artista Gano di Fazio; un graduale et kyriale del 1344 della Collegiata di Casole, contenente numerose iniziali figurate dipinte da Lippo Vanni.

Passando nella seconda stanza, troviamo esposte un piccolo gruppo di opere quattrocentesche: un trittico con la Madonna col Bambino, San Giuliano e San Donato vescovo, opera di un pittore sconosciuto, indicato con il nome critico di Primo Maestro di Lecceto, attivo fra il secondo ed il quarto decennio del Quattrocento. Due tavole raffiguranti la Madonna col Bambino e due angeli e la Madonna col Bambino e quattro sante, dipinte rispettivamente da Domenico di Michelino e Neri di Bicci, ci ricordano che l'alta Val d'Elsa fu una zona di confine dove giunsero non solo opere senesi, ma anche fiorentine.

Nella terza stanza, spicca per il suo splendore cromatico e per la sua struttura perfettamente integra, una pala d'altare all'antica sormontata da una lunetta raffigurante la Strage degli Innocenti e la Madonna col Bambino e santi, opera firmata e datata nel 1498 da Andrea di Niccolò, attore comprimario nel panorama della pittura senese del tardo Quattrocento. Si fronteggiano, poi, nella stessa stanza, un affresco staccato del 1520, proveniente dal Palazzo Pretorio di Casole d'Elsa, raffigurante la Madonna col Bambino e quattro santi, opera di Giacomo Pacchiarotti ed una pala d'altare, sempre dello stesso periodo, raffigurante nella lunetta la Madonna della Misericordia e al centro la Visitazione, opera del 1520 di Girolamo del Pacchia. Completa la sala la lastra tombale del proposto Francesco di Lorenzo di uno scultore del primo Quattrocento proveniente dalla Collegiata di S. Maria Assunta, opera che si lascia ancora giudicare come un delicato bassorilievo di cultura tardo gotica.

Nella quarta stanza è esposta una grande tavola del quinto decennio del Cinquecento, rappresentante la Visitazione della Madonna a Sant'Elisabetta, di Marco Bigio, allievo del Sodoma, proveniente da Monteguidi; una predella posta sopra la mensola del caminetto della sala mostra i Misteri del Rosario in quindici serrate vignette dipinte da Alessandro Casolani alla fine del XVI secolo. Sulla parete sopra questa, sempre del Casolani, spicca una Madonna col Bambino che recenti studi hanno riconosciuto come una sua opera giovanile dove rende un omaggio al Beccafumi. Allo stesso autore vengono attribuite anche le piccole figurazioni del ciborio a tempietto proveniente dalla chiesa di S. Pietro e qui esposto sopra un grande piedistallo. In riferimento sia alla quantità delle sue opere qui conservate e destinate ad aumentare fra breve tempo, sia ai natali del Casolani, che ebbero luogo nella vicina frazione di Mensano, il Museo Archeologico e della Collegiata dedicherà entro il 2000 un'intera sala a questo artista.

Continuando con l'itinerario museale, al centro della stanza troviamo sistemate due testate lignee intagliate e dorate che formavano un cataletto, arredo comune in area senese per il trasporto delle salme: le quattro facciate contengono tele di grande qualità, opera del quarto decennio del Seicento di Bernardino Mei, allievo del grande Rutilio Manetti. Completano la sala due reliquiari ad urna della fine del Seicento di Pietro Montini ed una grande vetrina, che copre quasi interamente la parete sinistra, che espone vasi sacri e piccoli arredi di grande finezza artistica. Particolarmente suggestiva risulta l'esposizione su manichino, nel piccolo armadio a muro, dei paramenti sacri e del pastorale della seconda metà del Seicento.

La quinta stanza, infine, ospita il San Carlo Borromeo prega il Crocifisso, del senese Vincenzo Rustici, databile alla fine del secondo decennio del Seicento, il Battesimo di Cristo, attribuito ad Ilario Casolani, figlio del già menzionato Alessandro, ed una varietà di candelieri, carteglorie e ostensori del XVIII e XIX secolo.

Il circuito viene completato dalla visita alla Collegiata, dove sulla parete destra sono visibili: una tela di Giovan Paolo Pisani, Morte di Sant'Antonio Abate, del terzo decennio del Seicento, una pala d'altare con l'Annunciazione e Adorazione dei pastori (XVI sec.) in terracotta invetriata di Giovanni della Robbia e una tela del 1856, firmata da Antonio Ridolfi, raffigurante la Madonna col Bambino e i santi Domenico e Bernardino. Sulla stessa parete, spicca per la sua imponenza il monumento sepolcrale del vescovo Tommaso Andrei, un sepolcro pensile dei primi anni del Trecento, scolpito dall'artista senese Gano di Fazio e completato, nelle parti pittoriche, dal Maestro di Badia a Isola. Il duccesco Maestro della Maestà degli Aringhieri è probabilmente l'autore degli affreschi sul frontone del presbiterio raffiguranti il Giudizio Universale e databili al terzo decennio del Trecento.

Sulla parete sinistra spicca l'opera di uno dei massimi scultori del primo decennio del Trecento, il monumento sepolcrale di Messer Beltramo Aringhieri detto il Porrina, di Marco Romano, in assoluto la più importante testimonianza artistica presente a Casole. Recenti studi hanno dato un'identità al personaggio ed accertato il carattere funebre del monumento, oggi privo dell'epigrafe, ma che risulta trascritta in una carta autografa del Boccaccio in cui si ricorda la presenza di questa “arca” e l'identità del defunto Beltramo Aringhieri. Il collegamento fra Marco Romano e Casole d'Elsa, poi, è facilmente intuibile se pensiamo che egli scolpì tre grandi statue per la cattedrale di Cremona quando ne fu vescovo Raniero Aringhieri, fratello del Porrina. Proseguendo lungo la stessa parete, troviamo la Chiamata di San Matteo, di Stefano Volpi, del terzo decennio del Seicento, l'Immacolata Concezione e i santi Giuliano e Vincenzo diacono (?), firmata e datata da Amos Cassioli nel 1856, e una bellissima tela di Rutilio Manetti, Sant'Agostino lava i piedi a Cristo nelle vesti di un pellegrino, databile circa il 1618 e prodotta nella breve ma intensa fase artistica in cui il pittore senese fu influenzato dalla pittura del Guercino. Sempre dello stesso autore, nell'annessa cappella della Compagnia di S. Croce, ai lati dell'altare maggiore si possono vedere due tele dipinte fra il 1635 e il 1637 raffiguranti un Angelo annunciante ed una Vergine annunciata.

© TOSCANAoggi 2000

INDIRIZZO: piazza della Libertà, 1 - Casole d'Elsa (Si)
ORARIO: dal 15 marzo al 14 ottobre: 10-12 e 16-19; dal 15 ottobre al 14 marzo: dal martedì al sabato 15-18, domenica e festivi 10-12 e 15-18
INGRESSO: L. 3.000; ridotti (fino a 10 anni e gruppi min. 8 persone) L. 2.000
INFORMAZIONI: tel. 0577/948705 (Ufficio Turistico Casole d'Elsa)

Museo archeologico e della Collegiata di Casole d'Elsa
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