Musei d'arte sacra
stampa

Museo d'arte sacra della Diocesi di Grosseto

Parole chiave: musei d'arte sacra (92)

di Rossella Tarchi

La nascita del Museo diocesano di Grosseto è da far risalire all'impegno e alla caparbietà di monsignor Antonio Cappelli (1868-1939), figura emblematica per l'ambiente culturale grossetano di inizio secolo. Nel corso della sua vita il canonico Cappelli rivestì la carica di Regio ispettore Onorario dei Monumenti degli Scavi ed Oggetti di Antichità e d'Arte per il mandamento di Grosseto e Scansano (1931), di direttore della Biblioteca Chelliana, del Museo Civico e della Pinacoteca e fu uno dei più entusiasti sostenitori del Museo diocesano, cui contribuì con un notevole impegno personale e con la donazione della sua collezione di opere d'arte. L'idea di costituire un piccolo museo di arte sacra venne prospettata per la prima volta nel 1928, dal Regio Soprintendente Pèleo Bacci. La proposta, presentata al Capitolo della Cattedrale, venne accettata, e grazie alla spinta trainante del Cappelli, il Museo venne inaugurato il 9 agosto 1933 in occasione delle festività di San Lorenzo, patrono della città, e nel corso delle celebrazioni del VII centenario della visita di papa Innocenzo II a Grosseto. L'apertura della piccola raccolta - nei locali ristrutturati sopra la sacrestia del Duomo - fu definita da monsignor Gustavo Matteoni, già vescovo di Grosseto, “un miracolo di concorde volontà cittadina”. La spesa occorsa alla realizzazione del Museo ammontò a 80.600 lire. Colpito dalle bombe dell'incursione aerea del 29 novembre 1943, il Museo diocesano fu riaperto nel 1961 e dal 1975 fu unito, a seguito di un accordo fra il vescovo e il Comune di Grosseto, al Museo Civico con sede nell'imponente palazzo ottocentesco dell'ex Tribunale in piazza Baccarini, all'interno delle mura medicee.

Il Museo d'arte sacra della Diocesi di Grosseto - un museo nel museo - occupa un'intera sezione, al secondo piano, del Museo Archeologico e d'Arte della Maremma (riaperto il 21 marzo 1999, dopo una completa ristrutturazione e un accurato riallestimento), e comprende un centinaio di dipinti e sculture, soprattutto di scuola senese (XIII-XVIII sec.), oggetti di oreficeria, paramenti sacri e corali miniati, ordinati cronologicamente e provenienti dalle chiese di Grosseto e da quelle della Maremma, in particolare dalla pieve di S. Maria a Campagnatico.

Il nucleo centrale del Museo è però costituito da opere e oggetti d'arte provenienti dalla Cattedrale di S. Lorenzo. Iniziata nel 1294 sotto la guida di Sozzo Rustichini da Siena, la costruzione del nuovo edificio risentì delle ristrettezze economiche del momento: i lavori furono quasi subito interrotti a seguito della guerra contro Ludovico il Bavaro, che terminò con la vittoria dei grossetani nel 1328. Un decennio più tardi Grosseto venne assoggettata dai senesi e fu in quel periodo che ripresero i lavori alla Cattedrale da parte dei maestri del Duomo Nuovo di Siena, che eseguirono la decorazione lapidea. Nel corso dei secoli fu più volte rinnovata e grazie a generose committenze di vescovi e cardinali e alle speciali disposizioni inserite negli statuti di Grosseto, con le quali si stabiliva che in mancanza di eredi legittimi l'Opera del Duomo succedeva ab intestato al posto del fisco nell'acquisizione dell'eredità, il patrimonio sia immobile che di suppellettili ed opere d'arte venne notevolmente incrementato. La committenza dei vescovi e dell'Opera Metropolitana accordò particolare preferenza nell'esecuzione dei manufatti agli artisti senesi, i quali produssero veri capolavori dell'arte suntuaria, scultorea e pittorica, come la bellissima Vergine Assunta, situata sull'altare della Madonna delle Grazie, icona da sempre simbolo di Grosseto e particolarmente venerata.

La prima sala del Museo, accoglie il visitatore con il Ritratto del canonico Antonio Cappelli (1929), opera di Antonio Salvetti, unica immagine rimastaci del fondatore del Museo. Il canonico è ritratto all'età di 61 anni ed è vestito con la tipica cappa magna (oggi in disuso) rivestita di ermellino, che lascia intravedere la cotta riccamente bordata di pizzi. Nella stessa sala una scultura in legno intagliato e dipinto (XV-XVI sec.) raffigurante la Madonna col Bambino, e una grande tela di Alessandro Casolani (1583), proveniente dalla cappella di S. Andrea nel palazzo Piccolomini Patrizi a Siena, con Crocifissione, Madonna e i santi Girolamo, Andrea e Francesco e, in basso, la figura del donatore, Francesco Maria Piccolomini, vescovo di Pienza e Montalcino.

Le due sale successive (nn. 25 e 26) espongono la collezione Cappelli, formata da opere che vennero acquistate per lo più a Siena e nel senese. Entrando a destra, a fianco di una scultura raffigurante un Santo diacono (XVI-XVII sec.), si trovano due tavole a fondo oro con i Santi Antonio abate e Girolamo (XV sec.) probabile parte di un polittico perduto. Inizialmente attribuiti all'opera dell'artista senese Sano di Pietro, dopo il restauro effettuato alla metà degli anni Settanta, che ha rivelato la diversità, sia stilistica che di esecuzione, delle due tavole, la critica ha confermato l'attribuzione a Sano di Pietro per il Sant'Antonio abate, ma ha proposto il nome del Maestro dell'Osservanza (Francesco di Bartolomeo Alfei ?) per il S. Girolamo. Seguono due tavole raffiguranti San Girolamo penitente, una, copia da Domenico Beccafumi, di ignoto pittore senese del XVII secolo, l'altra realizzata su lastra di rame (XVII sec.), e la piccola tela con Santa Cecilia (sesto decennio XVII sec.) di Bernardino Mei, eletto nel 1657 membro dell'Accademia di S. Luca di Roma. La Santa, considerata patrona della musica, è ritratta a mezza figura mentre suona l'organo, ed è circondata da due putti che recano in mano uno la palma del martirio, l'altro uno spartito musicale. Al centro della sala una scultura raffigurante Sant'Agostino (XVII sec.), una coppia di angeli portacandelabro in legno dipinto e intagliato (XVI-XVII sec.) e un piccolo cofanetto di legno e avorio.

Nella parete successiva grande tela di ignoto pittore senese della seconda metà del XVII secolo con l'Adorazione dei pastori, copia da Pietro da Cortona, assai compromessa nella leggibilità per la presenza di zone consunte e di lacune, e San Girolamo sorretto da un angelo di Astolfo Petrazzi (quinto decennio XVII sec.), fecondo e longevo pittore attivo a Siena per oltre cinquant'anni. La collezione Cappelli prosegue nella prima parte della sala successiva (n. 26) con alcune tele raffiguranti soggetti tratti dall'Antico Testamento, Agar e Ismaele e Rebecca al pozzo (scuola bolognese, XVIII sec.), alcune tavolette di tipo devozionale (Epifania e Madonna col Bambino e San Giovannino, XVII-XVIII sec.), una Flagellazione di ignoto pittore senese della seconda metà del XVII secolo, un San Lorenzo (primo decennio XIX sec.) vestito con la dalmatica del diacono e la palma del martirio nella mano destra e un piccolo tondo che ritrae San Pio V (Michele Ghislieri 1504-1572, eletto papa nel 1566), opera di Luigi Garzi (1712 ca.). Il Santo papa, dal volto scarno, gli zigomi sporgenti, la folta barba bianca e camauro sulla testa, è raffigurato in un episodio miracoloso della sua vita, con il Crocifisso che ritrae i piedi, avvelenati, mentre il santo sta per baciarli.

A introdurre la seconda parte della sala, che accoglie le opere del XIII-XVI secolo provenienti da varie chiese del grossetano e dal Museo Civico, vi sono una piccola scultura in legno con il Bambino Gesù dalla pieve di Campagnatico ed alcuni frammenti marmorei dalla decorazione esterna della Cattedrale di S. Lorenzo di Grosseto, fra cui due teste di giovane e di vecchio (XIV sec.), inserite in losanghe, attribuite ad Agostino di Giovanni. Entrando a sinistra, di grande interesse iconografico, la tavola dugentesca di Guido da Siena e bottega con il Giudizio Universale proveniente dalla chiesa della Misericordia di Grosseto. La tavola, dove troneggia al centro la figura del Cristo nella mandorla fra quattro angeli con trombe, è divisa simmetricamente in due parti da una croce: in basso a sinistra la resurrezione dei morti e i beati accompagnati da San Francesco, verso la porta del Paradiso, a destra i dannati gettati nelle fiamme dell'inferno; inoltre sono raffigurati gli strumenti della Passione: i chiodi, la spugna, la lancia e il flagello.

Seguono la Madonna col Bambino dalla pieve di Campagnatico (XIV sec.) attribuita a Guido di Graziano, probabile parte centrale di un polittico con cuspide, di cui rimane in alto un piccolo frammento (si intravedono due mani, forse di un Dio Padre), San Michele arcangelo che uccide il drago, cuspide superstite di un polittico di Ugolino di Nerio (XIV sec.), la Madonna col Bambino (ottavo decennio XIV sec.) di Bartolomeo Bulgarini, la valva centrale di un trittico della bottega di Simone Martini (XIV sec.) e la Madonna col Bambino attribuita a Giovanni di Nicola proveniente dalla distrutta chiesa di S. Michele a Grosseto.

Di ignoto scultore senese dell'inizio del XV secolo, è il suggestivo Crocifisso in noce intagliato e dipinto, pesantemente restaurato all'inizio del nostro secolo e recuperato nella originale policromia da un nuovo e attento restauro: le braccia, sproporzionate rispetto al corpo, la gamba destra fin quasi all'altezza del ginocchio e il piede sinistro non sono originali. La figura del Cristo è colta nell'istante dell'abbandono totale alla morte, l'espressione del volto rivela questo stato di catarsi, negli occhi ormai chiusi, nelle labbra leggermente aperte, nel capo lievemente reclinato sulla spalla destra.

Fra le sculture presenti in questa sala vi sono anche un Sant'Andrea (XV sec.) e due busti, uno maschile e uno femminile, (primi decenni XVI sec.) probabili parti di due manichini vestiti - sono tuttora visibili ai lati delle spalle gli snodi per le braccia - facenti parte di un gruppo raffigurante una Sacra Rappresentazione, forse una Natività o un'Adorazione dei Pastori. Nelle pareti successive, piccola tavola proveniente da S. Cerbone a Montorsaio con Madonna col Bambino di Sano di Pietro, un'altra Madonna col Bambino fra i santi Maria Maddalena e Girolamo, in stucco policromo e tempera su tavola, della bottega di Neroccio di Bartolomeo Landi, la Madonna col Bambino tra i santi Girolamo e Bernardino da Siena (inizi XVI sec.) di Girolamo di Benvenuto e la famosa Madonna delle ciliegie, tempera su tavola del quarto decennio del XV secolo, di Stefano di Giovanni detto il Sassetta, originale pittore senese della prima metà del Quattrocento.

Quest'opera, uno dei capolavori del Museo di Grosseto, fu scoperta nella sagrestia del Duomo di Grosseto da Francis M. Perkins prima del 1904 e subito assegnata all'artista senese. Fin da quell'epoca si ritenne che la tavola del Sassetta fosse la parte centrale di un polittico, come indica la centinatura dello sfondo dorato, ed è una delle opere più significative della maturità di questo artista. La Madonna è seduta su un semplice trono coperto da un drappo e tiene in braccio il Bambino Gesù intento a mangiare una ciliegia e nel contempo chiude con la mano destra il lembo del mantello della Madre. La figura di Maria è eterea, quasi diafana, guarda dolcemente il Figlio, e con tenerezza lo sorregge con la mano destra, mentre la sinistra, mollemente adagiata sul grembo, racchiude alcune ciliegie.

Concludono questa sala una lunetta con Cristo in pietà tra i santi Crescenzio e Rocco, di Pietro di Domenico (ultimo decennio XV sec.), forse parte terminale di una pala di altare, realizzata con minuzia di particolari sia nella resa delle figure (si notino i peli della barba, del torace del Cristo, e le vene in rilievo delle braccia), che nel paesaggio impostato secondo una rigorosa prospettiva; e una tempera su tavola raffigurante Cristo in pietà di Andrea di Niccolò (ultimo decennio XV sec.), la cui forma centinata e la dimensione ridotta, suggeriscono possa trattarsi di una testata di bara, oggetto liturgico legato alle attività delle confraternite che veniva posto alle estremità del cataletto: una specie di barella utilizzata sia per trasportare i morti alla sepoltura, che per l'esposizione del defunto. L'uso delle testate dipinte si diffuse soprattutto alla fine del XVI secolo, quando assistiamo al codificarsi dei soggetti raffigurati, che di norma rappresentavano il santo titolare della confraternita, la Madonna, sia essa col Bambino che Annunciata, e il Cristo in Pietà. La presenza nel Museo di Grosseto, oltreché della tavola di Andrea di Niccolò, di altre serie di testate di bara (nella sala 29) si giustifica col fatto che l'uso di questa suppellettile si diffuse soprattutto nel senese e nei territori limitrofi.

Attraverso la sala n. 27, dove troviamo un bacile in rame sbalzato e inciso con decori vegetali (fine XVI sec.) e due sculture ambedue raffiguranti San Francesco (scuola senese, XVI-XVII sec.), si accede a un corridoio, dove è stata collocata la piccola croce astile dipinta da Lorenzo di Cristofano Rustici nel 1627, con nei terminali quadrilobati le figure a mezzo busto di Dio Padre, dei Dolenti e della Maddalena col vaso degli unguenti.

Si entra quindi nella sala delle opere del XVI-XIX secolo (n. 29): sono opere di artisti minori come la Madonna col Bambino in gloria e i santi Cipriano, Sebastiano, Lorenzo e Rocco, protettori di Grosseto, di Ilario Casolani (1630 datata e firmata), con in basso una suggestiva veduta, “a volo d'uccello”, della città di Grosseto, già sull'altare della sagrestia della Cattedrale, la Madonna del Carmine e i santi Antonio, Elia, Francesco, Biagio e Rocco del pittore toscano Giacinto Gimignani (1648 datata e firmata), documentato a Roma a partire dal 1630, quattro tavole, testate di bara, di Bartolomeo Neroni detto il Riccio (XVI sec.) dalla chiesa della compagnia dei santi Ludovico e Gherardo detta dei Bigi, Giuseppe trova la tazza nel sacco di Beniamino di Luciano Borzone (XVII sec.), nonché alcune sculture, rimosse dalla Cattedrale per i restauri del 1859-1860, di Giovanni Antonio Mazzuoli (Cristo risorto, sportello di tabernacolo in marmo, 1692 e teste di cherubini, dall'altare della Madonna delle Grazie), del figlio, Bartolomeo, (Angelo, 1708-1709) e di Tommaso Redi (Dio Padre benedicente, dall'altare maggiore, 1648-1649), artista fecondo ed eclettico, autore anche del bel mortaio in bronzo con protomi leonine e stemmi, proveniente dall'antico ospedale di Grosseto (firmato e datato 1637) ed esposto in questa stessa sala.

Terminata la parte dedicata alla pittura e alla scultura, le tre sale successive (nn. 30-32) riuniscono un consistente nucleo di oreficerie e paramenti sacri dal XIV al XIX secolo, per lo più facenti parte del tesoro della Cattedrale di S. Lorenzo di Grosseto. Nella grande vetrina a muro, entrando a sinistra, calice di ignoto orafo senese operante nel secondo-terzo quarto del XIV secolo, in rame sbalzato, inciso, cesellato e dorato, con preziosi smalti su rame. Presenta una base con contorno mistilineo esagonale, nodo decorato con foglie d'acanto e sei placchette in smalto champlevé blu raffiguranti Cristo crocifisso, un Santo vescovo con libro, un Evangelista, la Madonna dolente, un Santo con libro e San Giovanni evangelista dolente. Due navicelle, (fine XIV-inizi XV sec.) di manifattura senese, una con piede frammentario, coperchio mancante di una delle due prese a forma di protome animale, e raffigurazione dell'Annunciazione, realizzata con la tecnica delle figure “risparmiate” su fondo in smalto blu opaco; l'altra, più tarda (fine XV sec.), con coperchio decorato dalle figure della Madonna col Bambino e San Bernardino da Siena, e piccolo manico di ottone fuso a forma di testa di drago. Assai interessante la pisside in rame sbalzato, inciso e dorato, con nielli e smalti champlevé rossi (fine XIV-inizi XV sec.), che doveva essere in origine un reliquiario o un piccolo calice da viatico, trasformato in pisside grazie all'aggiunta della coppa; e un bossolo per votazioni (manifattura toscana, XVI sec.), cioè un contenitore dove venivano raccolti i voti, fagioli o palline bianche e nere, dei membri di una confraternita o di un organismo laico.

Sullo sfondo vi sono alcuni paramenti: un piviale in damasco di seta verde con motivo di foglie lanceolate e infiorescenza a melagrana, mentre nello scudo è figurato il monogramma di Cristo (YHS) contornato da tre serafini; una pianeta con borsa (XVIII sec.) sontuosa nella decorazione a volute fitomorfe e tralci fioriti in filati dorati; e un copricalice (?) con Beati e ostensorio, che appare una ricomposizione di vari elementi. Nella vetrina a muro della parete opposta, paliotto con ricamo imbottito e riportato su fondo di velluto di seta rosso a motivi fitomorfi con, nella parte centrale, un medaglione in argento sbalzato raffigurante la Circoncisione, soggetto desueto in questo tipo di arredo; tre cartaglorie (prima metà XVII sec.), ovvero tabelle contenenti i testi invariabili della messa, che venivano appoggiate sull'altare ed entrarono a far parte dell'uso comune con la Controriforma; due paci, una (metà del XVII sec.) raffigurante Cristo morto, l'altra con la Flagellazione, ed alcuni calici di una tipologia assai diffusa in Toscana nel XVII secolo.

Nelle due vetrine centrali sono esposte una pisside del XIV secolo, attribuita a Andrea del Maestro Michele e il prezioso Reliquiario di San Lorenzo (orafo senese, secondo quarto del XIV sec.), in rame fuso, sbalzato, cesellato, punzonato e dorato. Il reliquiario presenta una base mistilinea a tre lobi e tre punte, il fusto è completamente decorato con smalti champlevé (rosso, blu, celeste) che gli conferiscono una particolare ricchezza. Delle sei placchette del nodo ne restano cinque, raffiguranti la Crocifissione, la Vergine, San Giovanni, un Santo vescovo e un Santo con un libro: sono realizzate su lastra di rame incavata sul fondo, sulla quale è steso lo smalto opaco, “risparmiando” così le figure, che sono incise e dorate, tecnica questa - messa a punto dagli orafi senesi - meno costosa dello smalto traslucido su bassorilievo d'argento.

Nella sala successiva la grande vetrina a muro espone manufatti di un certo interesse. Oltre a due tonacelle del XVI secolo provenienti da Gavorrano ed un piviale del XVII secolo da Istia d'Ombrone, vi sono una coppia di reliquiari a urna in legno intagliato e dorato realizzati nel 1678 circa da Pietro Montini, capostipite di una famiglia di intagliatori, che realizzò tra l'altro, anche la cancellata lignea nella chiesa di S. Giuseppe a Siena; e una mitria episcopale in gros de Tours che conserva solo una delle due bande ornamentali pendenti sulle spalle (infule o fanoni), sulla quale è visibile lo stemma Chigi Zondadari. Orna il tessuto di base un ricco ricamo in filo d'oro e argento, che forma sottili girali fitomorfi. La mitria è corredata di custodia in marocchino impresso a oro e struttura di legno. I due manufatti furono probabilmente donati alla Cattedrale di Grosseto da Antonio Felice Chigi Zondadari arcivescovo di Siena dal 1795 e cardinale nel 1801.

Nelle quattro teche centrali alcune suppellettili in argento del Seicento e un raffinato calamaio (datato 1712) a forma di bauletto con lobi bombati, piedini a zampa di leone e sul coperchio un grifo rampante, stemma di Grosseto. Nell'ultima sala delle oreficerie e dei paramenti vengono presentati un bel calice con patena (1811-1813) eseguiti a Parigi dall'orafo Jean Baptiste Famechon, specializzato in arredi sacri e che alcuni storici ed eruditi locali affermano essere stati donati personalmente a monsignor Fabrizio Selvi, vescovo di Grosseto, da Napoleone Bonaparte. Il calice presenta decorazioni tipiche dell'arte suntuaria napoleonica: roselline, foglie d'acanto, corone di lauro, palmette, accostate a raffigurazioni cristiane, mentre nella patena, è stata rappresentata L'Ultima Cena, o meglio il momento in cui gli apostoli si interrogano su chi sarà colui che tradirà Gesù.

Nella vetrina a muro, tre carteglorie dell'argentiere romano Giovacchino Belli (datate 1819) elegantemente decorate e ornate secondo il gusto neoclassico, con due figure di angeli che evocano certe Nike (Vittorie) alate dei rilievi antichi; alcuni calici del XVIII secolo, il Reliquiario di San Lorenzo (argentiere senese, forse Girolamo o Giovanni Bonechi, 1710-1736), donato dal vescovo Bernardino Pecci, che ripropone il tipo a ostensorio con il fusto formato da una figura di angelo, sbalzata su lamina, con le braccia alzate a sostenere la teca contenente una preziosa reliquia del Santo titolare della Cattedrale e patrono della città. E, ancora, il Reliquiario del Velo della Madonna eclettico manufatto eseguito dall'argentiere senese Giuseppe Coppini nel 1817. La struttura, assai complessa, presenta in basso tre grifi alati di bronzo sui quali si imposta il fusto terminante con l'urna a tempietto arricchita da una coppia di angioletti, da cornucopie, tendaggi, ghirlande di fiori. Il prezioso reliquiario costò 1500 scudi, come ricorda l'incisione sullo sportello, e fu realizzato - probabilmente - come voto di ringraziamento alla Madonna per la fine dell'epidemia di tifo petecchiale che aveva colpito la Toscana nel 1815 e 1816.

Chiude il percorso una piccola sala dove sono riuniti, in sette vetrine, nove corali miniati della Cattedrale di Grosseto (1285-1290): alcuni antifonari, ovvero raccolte di testi da cantare nei vari uffici liturgici ordinati secondo il calendario ecclesiastico (Avvento, Natale, Epifania, Settuagesima, Quaresima, Tempo Pasquale), e dei graduali, cioè antifonari specifici della messa anch'essi ordinati secondo il calendario liturgico. I corali furono presumibilmente commissionati dal francescano Bartolomeo d'Amelia, vescovo di Grosseto dal 1278 al 1288, in previsione della fondazione della Cattedrale.

La visita al Museo di arte sacra della Diocesi di Grosseto dà l'opportunità di poter ammirare anche una delle più importanti raccolte etrusche d'Italia, oltre a reperti archeologici romani e medievali provenienti da tutta la Maremma.

© TOSCANAoggi 2000

INDIRIZZO: Palazzo del Vecchio Tribunale, piazza Baccarini, 3 - Grosseto
ORARIO: dal 1° novembre al 28 febbraio: dal martedì al venerdì 9-13; sabato e domenica: 16,30-19; - dal 1° marzo al 30 aprile: dal martedì alla domenica 9,30-13 e 16,30-19; dal 2 maggio al 30 ottobre: 10-13 e 17-20; chiuso il lunedì, il 25 dicembre, il 1° gennaio e il 1° maggio
INGRESSO: gratuito
INFORMAZIONI: tel. 0564/488750 - 488751 -488752 - 488754; fax 0564/488753

Museo d'arte sacra della Diocesi di Grosseto
  • Attualmente 0 su 5 Stelle.
  • 1
  • 2
  • 3
  • 4
  • 5
Votazione: 0/5 (0 somma dei voti)

Grazie per il tuo voto!

Hai già votato per questa pagina, puoi votarla solo una volta!

Il tuo voto è cambiato, grazie mille!

Log in o crea un account per votare questa pagina.

Non sei abilitato all'invio del commento.

Effettua il Login per poter inviare un commento