Musei d'arte sacra
stampa

Museo della Collegiata di Sant'Andrea a Empoli

Parole chiave: musei d'arte sacra (92)

di Antonio Paolucci

Il Museo della Collegiata di Empoli è uno dei musei ecclesiastici di fondazione più antica, almeno in Toscana; più antico del Museo dell'Opera del Duomo di Firenze inaugurato nel 1891, più antico anche del Museo della Cattedrale di Siena, istituito nel 1870. Inoltre esso vide la luce in un momento storico che a tutto potrebbe far pensare fuorché ad interventi museografici o di tutela artistica. La nascita del Museo della Collegiata di Empoli si colloca infatti nei mesi a cavallo fra il 1859 e il 1860, nel pieno dei moti unitari e della guerra per l'indipendenza nazionale.

Il 29 giugno 1859, quasi all'indomani delle giornate di Solferino e di San Martino, il magistrato dell'Opera di Sant'Andrea chiedeva al Governo provvisorio di Toscana un sussidio per il restauro e l'ingrandimento della chiesa. Con una tempestività da fare invidia alle moderne procedure burocratiche e nonostante l'emergenza dei tempi, il contributo di Lire 5.040 arrivava quasi a giro di posta, con l'obbligo però di destinarlo al restauro e alla salvaguardia delle antiche opere d'arte conservate nella chiesa. Tant'è che già il 13 febbraio del 1860 si comunicava al Ministero che il luogo destinato alla istituenda pinacoteca era stato individuato nell'antica Compagnia di San Lorenzo, situata a contatto e a fianco della chiesa. Così fu concepito e prese forma il Museo di Empoli, nei mesi radiosi e tumultuosi della seconda guerra d'Indipendenza, quando i soldati francesi attraversavano la Toscana fra l'entusiasmo della folla per portarsi a fianco dei piemontesi sul fronte lombardo e nei salotti fiorentini si discuteva animatamente fra ipotesi federative e opzioni sabaude. Momento meno adatto per progettare e finanziare l'istituzione di un museo in una piccola città di provincia obiettivamente non poteva trovarsi.

Ma tutto facilmente si spiega quando si pensa che il Ministro degli Affari ecclesiastici del Governo provvisorio che volle l'istituzione del museo e lo finanziò con tanta solerzia, altri non era che l'avvocato Vincenzo Salvagnoli, empolese di antica famiglia con tanto di cappella in Collegiata, fratello di un prete morto giovanissimo a San Vivaldo, dove era stato confinato perché sospetto di idee carbonare, educato dai preti egli stesso, amico di quel Pasquale Martelli, proposto di S. Andrea, che fu famoso ai suoi tempi per i sentimenti liberali e l'opposizione al governo granducale.

Il Salvagnoli, protagonista fra i più autorevoli del liberalismo toscano, esule volontario a Torino, collaboratore dell'“Antologia Italiana” e membro del Viesseux, interlocutore e amico di Bettino Ricasoli, di Cavour, di Vittorio Emanuele II, di Napoleone III, ha un posto di riguardo nella storia del Rinascimento italiano, non solo per il mondo intellettuale, ma anche per gli incarichi politici di rilievo che ricoprì, prima nel Governo provvisorio di Toscana, poi nel Senato del Regno. Era un intellettuale difficile, ombroso e polemico, di principî rigorosamente liberali, convinto assertore dell'autonomia della Chiesa dallo Stato al punto da apparire anticlericale ai contemporanei più timorati. Ebbene, dobbiamo a quest'uomo cattolico per formazione, europeo per cultura e per viaggi, empolese per nascita, ma anche per profondo radicamento familiare e sentimentale, la nascita del Museo della Collegiata di Sant'Andrea. Il risultato dell'amore di un uomo per la sua città fu la realizzazione di una raccolta d'arte che affascinò Berenson e Longhi e che lo storico dell'arte Eugene Müntz, nel 1897, definiva in questo modo: “È una vera galleria di Primitivi che potrebbe destare l'invidia di città ben più grandi ”.Müntz aveva colpito nel segno. Non si potrebbe dire meglio.

Nel Museo della Collegiata di Empoli si conservano alcune opere che potrebbero figurare con ogni onore agli Uffizi di Firenze o al Metropolitan di New York o alla National Gallery di Londra. Non sono soltanto capolavori di antica pittura italiana. Sono molto di più. Sono pagine del manuale, anche più sommario di storia dell'arte, sono documenti irrinunciabili per la comprensione della civiltà artistica italiana nell'età del Rinascimento.

Permettetemi di citarle velocemente: il trittico di Lorenzo Monaco datato al 1404, punto di partenza per le vicende del gotico internazionale a Firenze, l'affresco staccato con Cristo in Pietà di Masolino, documento di massima tangenza con Masaccio nei giorni della Brancacci, la tavoletta di Filippo Lippi databile ai primi anni trenta del secolo, l'Annunciazione di Bernardo Rossellino scolpita fra il 1444 e il 1447. Basterebbero queste quattro opere (e senza neanche citare Francesco Botticini e Mino da Fiesole, il Sogliani e Jacopo del Sellajo, Francesco da Valdambrino e Bicci di Lorenzo, Niccolò di Pietro Gerini e il cosiddetto “Maestro del 1336”) a fare la gloria internazionale del Museo della Collegiata di Sant'Andrea in Empoli.

Nel panorama dei musei toscani di antica fondazione e di diritto ecclesiastico, la raccolta di Empoli vanta un primato di onore ed anche di sventure. La notte fra il 24 e il 25 luglio del 1944 un bombardamento senza precedenti distrusse quasi per intero il complesso della Collegiata insieme ai locali della Pinacoteca: la millenaria chiesa di Sant'Andrea scoperchiata e gli affreschi settecenteschi del soffitto polverizzati per sempre, il campanile (gloria di Empoli e simbolo di orgogliosa presenza per i paesi del Medio Valdarno e della Valdelsa fiorentina) ridotto a un cumulo di macerie dalle truppe tedesche in ritirata, il chiostro, le cappelle e gli altari lacerati dalle granate e arsi dagli spezzoni incendiari.Per fortuna le opere d'arte mobili, ricoverate nei depositi della Soprintendenza, non avevano subìto danni. Fu così possibile, conclusa la fervida stagione della ricostruzione postbellica, riaprire la Pinacoteca nel 1956. Per la città di Empoli e per l'intera Valdelsa il museo riaperto e il campanile ricostruito segnarono la fine di un incubo, il ritorno alla normalità, la vita che riprendeva con rinnovato vigore nella Toscana e nell'Italia devastate e umiliate dalla guerra.

L'ordinamento del 1956 ebbe per protagonista Umberto Baldini. A lui si devono interventi di restauro sulle singole opere d'arte che restano modelli di metodo. Del 1990 è l'ultimo intervento nella Pinacoteca di Empoli: protagonista Rosanna Caterina Proto Pisani della Soprintendenza ai Beni artistici e storici di Firenze. Oggi il Museo della Collegiata di Sant'Andrea si colloca nel panorama nazionale come l'esempio forse più felice di fruttuosa collaborazione fra Ufficio della Tutela, autorità ecclesiastica ed amministrazione civica, per la salvaguardia e valorizzazione del patrimonio artistico ecclesiastico.

Percorso espositivo

Il Museo della Collegiata di S. Andrea a Empoli si articola su due piani, con sei sale oltre alla loggia esterna dove sono collocate le robbiane.

Entrando, nell'ingresso, serie di stemmi, tra i quali quelli dell'Opera di Sant'Andrea e del Comune di Empoli e una memoria sepolcrale in marmo bianco del 1267. Si accede quindi all'antica chiesa di S. Giovanni Evangelista, trasformata successivamente in Battistero e unita, attraverso un corridoio, alla Collegiata. Al centro il bel fonte battesimale, in marmo bianco, commissionato dal canonico Antonio Giachini, detto Malepa, nel 1447 e attribuito a Bernardo Rossellino (prima metà XV sec.), con decorazioni a tarsie marmoree policrome e due amorini scolpiti a tutto tondo nei manici.

Nel Battistero è collocato l'affresco raffigurante Cristo in pietà (1424-1425 ca.), capolavoro di Masolino da Panicale, già nella parete dietro il fonte battesimale, rinvenuto alla fine dell'Ottocento e inizialmente attribuito a Masaccio. Alle pareti affresco con la Madonna col Bambino attribuita a Fra Paolino, proveniente dalla casa empolese Santini e alcuni affreschi dalla chiesa di S. Stefano degli Agostiniani raffiguranti testine di angeli (scuola fiorentina fine XIV sec.) e i Santi Andrea, Pietro, Giovanna e un altro santo, frammenti del ciclo con Storie della Vergine commissionato dalla Compagnia della Nunziata nel 1409 a Gherardo di Jacopo detto lo Starnina.

Segue il grande affresco con Due santi martiri (scuola fiorentina della fine del XVI sec.) e la piccola Madonna del Latte (primi decenni del XVI sec.) proveniente dal Convento delle Benedettine di Santa Croce. Completa la sala un mobile di sagrestia dei primi decenni del XVII secolo.

La sala successiva, che conserva l'accesso al campanile, è dedicata alle sculture. Nella parete di fondo Madonna col Bambino di Tino di Camaino, e uno stucco con analogo soggetto attribuito a Mino da Fiesole, già nella Collegiata. E, ancora, il marmo raffigurante San Rocco (1757 ca.) opera di Giuseppe Cantini da Bibbiena, detto il Cuoco, e proveniente dall'Oratorio di San Rocco; il tondo della Madonna col Bambino in stucco dipinto, da un esemplare di Benedetto da Maiano, e l'ovale in marmo con il profilo di una Santa, probabile opera di Giovanni Bandini, detto Giovanni dell'Opera.

Del 1557 è l'acquasantiera di marmo commissionata da Andrea di Alessandro Zuccherini a Battista di Donato Benti. Provenienti dalla Collegiata la pila dell'acquasanta eseguita per il canonico Bindo di Antonio e il leggio in ottone, di manifattura inglese, donato nel 1520 dal canonico Giovanni Ronconcelli. Nella parete centrale campeggia una terracotta non invetriata, dal complesso di S. Maria a Ripa, con la Madonna in trono col Bambino tra i santi Romolo (o Anselmo?), Domenico, Francesco d'Assisi e Maria Maddalena, riferibile a Santi di Buglioni. Ai lati due statue con i Profeti (XVII sec.), già nel Battistero. Ritornando nell'ingresso si sale al piano superiore che ospita la Pinacoteca.

La prima sala accoglie le opere più antiche. Entrando a destra pentittico con la Madonna col Bambino tra i santi Francesco, Giovanni Battista, Andrea e Antonio Abate attribuito al Maestro del 1336, proveniente dalla Cappella di S. Lucia nella Collegiata. Seguono alcune opere di Niccolò di Pietro Gerini: il trittico Madonna tra i santi Antonio Abate, Giovanni Battista, Gregorio Magno e Leonardo, con nella predella Cristo in Pietà tra le sante Caterina e Reparata (a sinistra), Barbara e Margherita (a destra) e nelle cuspidi l'Annunciazione (1375-1380); due laterali sagomati che facevano parte di un polittico, smembrato, (inizio XV sec.), uno con i Santi Lodovico e Orsola e nella cuspide San Girolamo, l'altro con i Santi Marta e Stefano e nella cuspide San Zanobi, accompagnati da tre scene della predella rappresentanti l'Ultima Cena, la Cattura di Cristo e la Deposizione.

Attribuita a Ambrogio di Baldese, collaboratore del Gerini, è una tavola cuspidata con la Madonna del Latte sormontata dalla Crocifissione (1380-1385), mentre di Agnolo Gaddi è un'elegante trittico con la Madonna col Bambino tra i santi Antonio Abate, Caterina, Girolamo e Giovanni Battista, proveniente dall'Oratorio di San Mamante (fine XIV sec.). Donati da privati, e ricordati nel primo inventario del Museo, sono una Madonna col Bambino, di Mariotto di Nardo, e due laterali di polittico, uno con Santa Caterina d'Alessandria, Lucia e un'altra Santa, l'altro con i Santi Antonio Abate, Martino Vescovo (?) e Onofrio, databili al 1370-1375 circa, e attribuiti a Cenni di Francesco, pittore particolarmente attivo in Valdelsa.

In questa sala sono inoltre esposti il tabernacolo ligneo con i due Dolenti di ignoto pittore fiorentino dell'inizio del XV secolo (dall'Oratorio di Sant'Antonio); due opere di Lorenzo di Bicci, prolifico pittore legato alla cultura tardo-gotica, eseguite alla fine del XIV secolo per la chiesa di S. Stefano degli Agostiniani: la Vergine che dà la cintola a San Tommaso e la Crocifissione. Sotto tre elementi, forse in origine parti di un gradino d'altare, raffiguranti il Miracolo del SS. Crocifisso, di ignoto pittore fiorentino dell'inizio del XV secolo, con il racconto del miracolo del “mandorlo”, avvenuto il 24 agosto 1399, quando i fratelli della Compagnia del Crocifisso, recandosi in Val di Marina per scongiurare la peste che infieriva ad Empoli, appoggiarono il Crocifisso ligneo ad un mandorlo secco che miracolosamente fiorì.

Infine, da sottolineare la bella scultura in legno dipinto, rappresentante Santo Stefano, capolavoro di Francesco da Valdambrino (primi del XV sec.).

Nella sala successiva campeggiano, nella parete di fondo, due trittici di Lorenzo Monaco: uno datato 1404 (dalla soppressa chiesa di San Donnino), con la Madonna dell'Umiltà tra i santi Donnino, Giovanni Battista, Pietro e Antonio Abate, e quello, databile al terzo decennio del XV secolo, con la Madonna in trono tra i santi Giovanni Evangelista, Caterina d'Alessandria, Giovanni Battista e Agostino, che Lorenzo Monaco eseguì con l'aiuto di Paolo Schiavo. Commissionato nel 1423 da Guiduccio di Spicchio per la sua cappella dedicata a S. Leonardo nella Collegiata, è il trittico di Bicci di Lorenzo del quale rimane la parte centrale, la Madonna col Bambino e il donatore, e uno dei laterali con i Santi Giovanni Evangelista e Leonardo.

Ma vero gioiello di questa sala è la piccola Maestà opera giovanile di Filippo Lippi, donata da Carlo Romagnoli e inizialmente attribuita a Masaccio.

Le altre opere esposte in questa sala sono due scomparti di polittico (Santi Ivo, Lazzaro, Giovanni Battista e Antonio Abate) assegnati al Maestro di Borgo alla Collina (prima metà XV sec.), altri di un pittore biccesco del Quattrocento, denominato Maestro di Signa; un trittico di Rossello di Jacopo Franchi (dalla chiesa di Monterappoli) con la Vergine in trono tra i santi Sebastiano e Giovanni Battista, Giovanni Evangelista e Domitilla e nelle cuspidi il Redentore tra l'Angelo Annunciante e la Vergine Annunciata (1420-'30 ca.); la scultura lignea policroma della Maddalena, eseguita, nella metà del Quattrocento, per Monna Nanna di Ser Michele Tocci da Vinci, e attribuita a Neri di Bicci.

Nel salone e nella sala attigua campeggiano i due Tabernacoli dei Botticini: in fondo a destra il Tabernacolo del Sacramento, già sull'altare maggiore della Collegiata, eseguito fra il 1484 e il 1504, a spese della Compagnia di Sant'Andrea, da Francesco Botticini e dal figlio Raffaello. Ai lati della nicchia centrale, che ospitava il Santissimo Sacramento, sono raffigurati Sant'Andrea (a sinistra) e San Giovanni Battista (a destra), nella predella, il Martirio di Sant'Andrea, l'lstituzione dell'eucarestia e il Martirio di San Giovanni Battista.

In fondo a sinistra il Tabernacolo di San Sebastiano, anch'esso proveniente dalla Collegiata: di analoga forma e tripartizione, la nicchia centrale ospita la preziosa scultura, capolavoro di Antonio Rossellino, rappresentante San Sebastiano, mentre alla sua bottega sono da ascrivere i due Angioletti, collocati sul coronamento del dossale. I laterali, dipinti da Francesco Botticini (1475 ca.), raffigurano Due angeli che presentano i committenti; nella predella Storie di Martiri e di Santi e stemmi della famiglia Pannocchi.

Nella stessa sala sono raccolte tutte le opere dei Botticini. Nella parete destra, Annunciazione (fine XV sec.) eseguita da Francesco Botticini, affiancata dall'Annunciazione, San Sebastiano e San Girolamo di Raffaello Botticini. Sempre di Raffaello i Santi Giovanni Battista e Andrea, probabilmente frammenti di una tavola che vedeva la presenza anche della Madonna, e tre elementi di predella con Cristo e la Samaritana al pozzo, la Cacciata dei mercanti dal Tempio, l'Ingresso di Cristo in Gerusalemme, ambedue commissionate nel 1506, dalla Compagnia empolese della Veste Bianca. Dalla collezione Romagnoli provengono gli Angeli musicanti eseguiti da Francesco Botticini e la Crocifissione con figure adoranti. Accanto a queste opere sono esposti altri piccoli dipinti cinquecenteschi.

Rientrando nel salone si possono ammirare le Madonne, di suor Plautilla Nelli (1523-1588), monaca pittrice, esponente della corrente più rigorosa della pittura controriformata, e opere di Cosimo Rosselli, e di Pier Francesco Fiorentino. Seguono un dipinto di Jacopo del Sellajo e il San Biagio di Giovanni Antonio Sogliani (prima metà del XVI sec.). Provenienti dalla Collegiata sono ancora l'Assunzione della Vergine tra i santi Stefano, Maddalena, Onofrio, Barbara attribuita a Fra Paolino da Pistoia, allievo di Fra Bartolomeo; l'Assunzione della Vergine di un pittore fiorentino dell'inizio del secolo XVII e l'lncredulità di San Tommaso eseguita nel 1602 da Jacopo da Empoli per Tommaso Zeffi.

Ultima tappa del museo il chiostro esterno dove sono raccolte alcune robbiane. Si tratta di terrecotte invetriate opera di Andrea della Robbia, come la cornice proveniente da S. Maria a Ripa, il tondo con l'Eterno Padre Benedicente in gloria, in origine nella volta della cappella Salvagnoli nella Collegiata. Prodotti di bottega sono il San Rocco (dalla chiesa di Fibbiana) e il tabernacolo con la Madonna e il Bambino (datato 1518, dal Palazzo Pretorio). Vi sono inoltre opere attribuite a Benedetto Buglioni e alla sua bottega.

Complemento della visita al Museo sono la Collegiata di Sant'Andrea, la più importante e antica tra le chiese di Empoli, dalla quale provengono le maggiori opere del Museo, ma che conserva ancora autentici capolavori, come il Cristo portacroce, attribuito a Raffaello Botticini (1447-1520) e un San Giuseppe, affrescato da Jacopo Chimenti, detto l'Empoli, e la chiesa di Santo Stefano degli Agostiniani, dove nel 1990 sono tornate due opere già esposte nel Museo: il gruppo dell'Annunciazione di Bernardo Rossellino e la tavola di Bicci di Lorenzo con San Nicola da Tolentino che protegge Empoli dalla peste. Sempre in S. Agostino da notare la Cappella di Sant'Elena dove, nel 1424, aveva lavorato Masolino e dove ancora oggi si possono ammirare resti di affreschi e le sinopie della Leggenda della Vera Croce.

© TOSCANAoggi 2000

INDIRIZZO: piazzetta della Propositura, 3 - Empoli (Fi)
ORARIO: feriali e festivi 9-12 e 16-19; chiuso il lunedì (ma visitabile su richiesta)
INGRESSO: L. 5.000, comitive L. 3.000, ridotto fino a 18 anni L. 2.000; cumulativo con il Museo della Ceramica e del Territorio a Montelupo e con il Museo Leonardiano a Vinci, L. 8.000
INFORMAZIONI: tel. 0571/76284

Museo della Collegiata di Sant'Andrea a Empoli
  • Attualmente 0 su 5 Stelle.
  • 1
  • 2
  • 3
  • 4
  • 5
Votazione: 0/5 (0 somma dei voti)

Grazie per il tuo voto!

Hai già votato per questa pagina, puoi votarla solo una volta!

Il tuo voto è cambiato, grazie mille!

Log in o crea un account per votare questa pagina.

Non sei abilitato all'invio del commento.

Effettua il Login per poter inviare un commento