Musei d'arte sacra
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Museo della Pieve di San Pietro a Figline

Parole chiave: musei d'arte sacra (92)

di Claudio Cerretelli

Il borgo medievale di Figline deriva il nome da ars figulina, il mestiere del vasaio, che dal Due-Trecento costituì, con le cave di serpentino (il marmo verde) e di granitone, la base dell'economia locale. Al centro del borgo è la chiesa di S. Pietro, in filaretto di alberese, che conserva inserti di serpentino nella zona inferiore, più antica (XII sec.); la parte restante, come il transetto e il campanile a torre, è frutto di un ampliamento condotto tra la fine del Duecento e il 1330. Nel sobrio, luminoso interno con pianta a croce latina restano tra gli altri discreti affreschi tardo trecenteschi di ambito geriniano (Madonna del latte; Quattro Santi), un piacevole San Michele (1512) di Girolamo Ristori e un'accurata Annunciazione, del 1364. Nel transetto sono affreschi più antichi: l'Ultima Cena e la Crocifissione (1325 circa), di un modesto artista pratese, e un imponente San Cristoforo, del primo Trecento. A sinistra dell'arco trionfale è posto un ciborio rinascimentale a tempietto, mentre presso l'ingresso è un'acquasantiera marmorea del 1482. A breve distanza dalla chiesa sorge l'imponente tabernacolo di Sant'Anna, fatto affrescare dai Migliorati ad Agnolo Gaddi e bottega (le sinopie sono conservate nel Museo di Pittura murale).

Durante i restauri condotti alla chiesa nel 1965-1967 fu riscoperto un vano interrato sottostante il transetto, che costituiva un sepolcreto trecentesco, e rintracciate le fondazioni dell'abside precedente. Nel 1973 – a cura dell'Azienda Autonoma di Turismo – i reperti degli scavi e parte degli arredi e suppellettile sacra della pieve vennero raccolti ed esposti in due sale di fianco alla chiesa, allestite da Francesco Gurrieri. Il piccolo Museo, inserito nel 1990 tra i Musei diocesani, è accessibile dalla chiesa.

Nel primo ambiente – la Sala delle ceramiche figlinesi – entro alcune vetrine sono esposti una collana in bronzo altomedievale (ritrovata negli scavi di fronte alla porta della pieve), e vari catini in terracotta acroma, con resti di matrici nelle quali venivano modellati, sformandoli dopo l'essiccatura (secondo una tecnica che si supponeva usata solo fino alla tarda romanità). I reperti, recuperati nella zona sottostante il presbiterio, hanno piccoli rilievi ad elementi stilizzati geometrici o vegetali, e provengono da una fornace figlinese del XIV – inizi del XV secolo. Tra i dipinti esposti nella sala il più antico è un pannello di polittico a fondo oro con San Giovanni Battista, attribuibile al pistoiese Bartolomeo Bocchi e databile al IV decennio del Quattrocento, quando il pittore operò anche nel monastero olivetano delle Sacca.

La pala con la Madonna e il Bambino fra i santi Sebastiano e Rocco, inserita in una cornice architettonica cinquecentesca, fu fatta dipingere nel 1529 da Bartolomeo di Francesco detto Elugio al termine di una grave pestilenza, ed è l'opera più tarda attribuibile al pratese Tommaso di Piero (1464-1529 ca.) che, come in altri suoi dipinti, replica il gruppo centrale dalla Pala dell'Udienza e dal Tabernacolo del Mercatale di Filippino Lippi. Infine la tela con Cristo che consegna le chiavi a San Pietro, fra gli apostoli (1632-1635), in origine sull'altar maggiore della chiesa, è opera di un allievo del Ligozzi, il fiorentino Giovan Pietro Naldini (1580-1642), che visse e operò a lungo a Prato. La composizione si ispira, con programmatico arcaismo controriformato, a prototipi del Quattro-Cinquecento, richiamando però a Empoli e Ligozzi nella materia densa e lucida.

Nella sala sono anche un Crocifisso ligneo di artigianato locale del Seicento e una campana settecentesca della fonderia Moreni.

La Sala del Tesoro, coperta da volta a botte, si appoggia al fianco alla chiesa (come mostra la parete in filaretto di alberese), e conserva soprattutto suppellettile sacra della pieve, tra la quale un interessante calice del primo Quattrocento in rame dorato con smalti, nodo ornato da “bottoni” incisi e base lobata, e una notevole Croce processionale della fine del XV secolo, in rame dorato e argentato, con eleganti rilievi nei quadrilobi al termine dei bracci (al centro del verso è la Maddalena). Il coevo, pregevole Crocifisso in bronzo fuso rifinito a bulino esposto nella stessa sala completava probabilmente questa croce.

Nelle vetrine sono esposti un sobrio, elegante calice d'argento del 1582, insieme ad altri due, settecenteschi. Il più bello di questi, con cherubini riccamente sbalzati, è opera di Cosimo Mari del 1736, e ricorda nella decorazione il raffinato ostensorio in argento, con raggiera e cherubini dorati, fatto nel 1727 da Antonio Mazzi e Domenico Cianfogni, che tra 1734 e 1747 realizzarono anche un turibolo e una navicella per l'Opera delle Pieve. Interessanti anche due pissidi (XVII secolo e 1768) e vari reliquiari ad ostensorio, in lamina d'argento o in legno (uno a forma di croce), del XVIII e XIX secolo. Oltre a una statuetta in terracotta dipinta con Gesù bambino benedicente (I metà del XIX sec.) e a due coppie di viti processionali, nella sala sono alcuni stemmi in terracotta (1902), recuperati dagli altari neogotici della chiesa, demoliti negli anni Sessanta.

Al Museo è stato recentemente donato (dalla famiglia Nistri) un raffinato Crocifisso in legno policromato degli inizi del XVII secolo, opera di un notevole artista fiorentino.

© TOSCANAoggi 2000

INDIRIZZO: via Vecchia di Cantagallo, 4 - Figline di Prato (Po)

ORARIO: su prenotazione

INGRESSO: gratuito

INFORMAZIONI: tel. 0574/460555 (parrocchia)

 

Museo della Pieve di San Pietro a Figline
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