Musei d'arte sacra
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Museo di S. Maria Novella a Firenze

Parole chiave: musei d'arte sacra (92)

di Ludovica Sebregondi

Il Museo di Santa Maria Novella è stato riaperto con nuovo allestimento nel 1983 in una parte degli ambienti che costituivano - prima delle soppressioni ottocentesche - il grandioso convento domenicano e che in parte passarono nel 1868 al Comune di Firenze, mentre una porzione cospicua venne ceduta ai corpi militari che ancora occupano il Chiostro Grande e altri importanti parti storiche del complesso.

Da un androne d'ingresso con numerose tombe e vari frammenti di affreschi realizzati tra il XIV e il XVI secolo, si entra nel primo chiostro, detto Chiostro Verde per il colore predominante degli affreschi. Fu edificato nel Trecento e presenta arcate a sesto ribassato poggianti su pilastri ottagonali. I lunettoni delle pareti, suddivisi in due registri, sono dipinti a fresco in terra verde, con Storie della Genesi, in parte realizzate da Paolo Uccello, in parte da altri artisti di primo Quattrocento, tra i quali Dello Delli. Molto danneggiati dall'alluvione del 1966, sono stati staccati, restaurati e ricollocati nel 1983. La narrazione del ciclo - iniziato nel 1425-30 - comincia dalla seconda campata del fianco orientale, la prima parete che si incontra uscendo dalla chiesa. Su questo lato si trovano le due lunette realizzate da Paolo Uccello: la Creazione degli animali, di Adamo e di Eva, Il peccato originale; Il diluvio universale e L'ebbrezza di Noè. Alcune delle altre lunette, condotte dalla cerchia del pittore, sono molto danneggiate. Nel chiostro sono conservate anche altre pitture trecentesche, tra cui Busti di santi e beati domenicani sulle vele delle volte, il Crocifisso con i santi Domenico e Tommaso attribuito a Stefano Fiorentino dal Vasari, una Madonna col Bambino di pittore senese (forse Lippo Memmi) e l'Albero domenicano che ha le sue radici in San Domenico, di un anonimo artista fiorentino.

La costruzione della sala Capitolare - nella quale si riunivano tutte le mattine i frati per la lettura di un capitolo della regola - fu avviata probabilmente intorno al 1343 da fra Jacopo Talenti a spese della famiglia Guidalotti. L'ambiente fu detto Cappellone degli Spagnoli dopo che nel Cinquecento Eleonora di Toledo, moglie di Cosimo I, volle concedere la sala agli spagnoli che formavano il suo seguito. La grande aula a pianta rettangolare con unica volta a crociera a sesto acuto, si apre sulla parete di fondo in una scarsella con altare sopraelevato.La sala fu interamente affrescata da Andrea di Bonaiuto, detto Andrea da Firenze e da suoi collaboratori a partire dal 1365 su commissione del priore Zanobi Guasconi, secondo un complesso programma iconografico concepito dal precedente priore fra Jacopo Passavanti. Il tema del ciclo è l'esaltazione del ruolo dell'Ordine dei Predicatori nella lotta contro l'eresia per la salvezza dei credenti. Sulla parete di fondo sono rappresentate - senza cesure - l'Ascesa al Calvario, la Crocifissione e la Discesa al Limbo. Il lato orientale è occupato dalla notissima Allegoria della Chiesa e dell'Ordine domenicano: davanti a Santa Maria del Fiore siedono le autorità religiose e secolari e sono raffigurati uomini e donne di tutte le condizioni - pellegrini, poveri, mendicanti, agiati mercanti, vedove e religiosi - e un gregge vegliato da cani pezzati a simboleggiare i “Domini canes” o Domenicani. A destra alcuni santi dell'Ordine dei Predicatori discutono con gli eretici, mentre una muta di cani dilania i lupi, che rappresentano gli infedeli. Una scena di danza è inserita, a commento del piacere simboleggiato dai quattro personaggi posti al di sopra del ballo: da destra l'Avarizia, la Lussuria, la Superbia ed il Piacere dell'udito. Al centro San Domenico indica la strada per il Paradiso ai devoti convertiti che varcano la soglia della porta accolti da San Pietro, mentre superiormente Cristo è raffigurato in gloria tra gli angeli. La parete opposta è dedicata al Trionfo di San Tommaso d'Aquino, ai cui piedi appaiono gli eretici, vinti; superiormente volano le Virtù teologali e cardinali. Nel registro inferiore sono sedute le personificazioni femminili delle scienze e delle arti liberali, ciascuna delle quali ha ai piedi il proprio più celebre rappresentante. Sulla parete d'ingresso sono rappresentati la Predicazione, il Martirio e Miracoli di San Pietro martire. Gli affreschi, ridipinti nel Settecento da Agostino Veracini, furono restaurati a partire dal 1960 ma subito danneggiati dall'alluvione del 1966. Attualmente sono nuovamente sottoposti a restauro. Le scene delle vele sono da mettere in relazione con il tema della parete corrispondente e riproducono, in senso orario, la Resurrezione, che conclude le scene della Passione, La navicella di San Pietro, l'Ascensione e la Pentecoste.

Il rinnovamento della scarsella - voluta dalla nazione spagnola - risulta terminata nel 1592: Alessandro Allori realizzò la tela San Jacopo condotto al martirio guarisce un paralitico. Gli affreschi delle pareti sono stati condotti dallo stesso artista e dalla sua bottega e ripropongono soggetti legati a santi iberici. La decorazione della volta a grottesche è attribuita a Bernardino Poccetti. Il Crocifisso marmoreo all'altare, realizzato nel Seicento da Domenico Pieratti fu donato nel 1731 da Gian Gastone de' Medici.

Attraverso un androne a fianco dell'ingresso del “Cappellone”, si passa nel “Chiostrino dei morti”, che ha acquisito la forma attuale tra il 1337 e il ‘50, quando vennero realizzate sotto la direzione di fra Jacopo Talenti le cappelle, ma che è stato molto rimaneggiato in epoche successive ed è oggi in restauro. La cappella dedicata all'Annunciazione fu fondata dagli Strozzi intorno al 1348 e presenta due pareti affrescate con la Natività e la Crocifissione da un maestro orcagnesco. Altre cappelle erano state ricavate nelle campate del portico: quelle di Sant'Anna, di San Paolo, di Sant'Antonio Abate, tutte con dipinti a buon fresco trecenteschi. Nella lunetta di una porta murata, è un dipinto murale raffigurante San Tommaso d'Aquino che il Ghiberti assegna a Stefano Fiorentino. In una piccola cappella è inserita una terracotta invetriata della bottega di Giovanni della Robbia, con la scena del Noli me tangere. Nel Chiostrino sono stati trasferiti una statua in pietra del Beato Giovanni da Salerno di Girolamo Ticciati del 1735, proveniente dal Chiostro grande e l'affresco con Madonna col Bambino e Santa Teresa realizzato da Gasparo Martellini nei primi decenni dell'Ottocento, originariamente nel loggiato del demolito oratorio di San Benedetto Bianco.

Dal Chiostro Verde, attraverso un andito detto “delle quattro porte” - nel quale sono state collocate le sinopie della parete meridionale della cappella Strozzi - si entra nella parte del museo nella quale nel 1983 è stata riunita una selezione degli oggetti liturgici che costituivano il ricchissimo arredo del convento. Nella prima sala, già cappella della famiglia Ubriachi, probabilmente realizzata da fra Jacopo Talenti, sono collocate le sinopie del lunettone introduttivo di Paolo Uccello e 35 affreschi di Profeti in origine sui costoloni della volta della cappella maggiore della vicina basilica. Nelle vetrine sono riuniti gli arredi più antichi tra i quali sono da segnalare due Busti reliquiario di Sant'Orsola e di una delle undicimila vergini sue compagne, opera di un artista senese di fine Trecento, il Reliquiario del Titolo della Croce in cristallo di rocca, dell'inizio del secolo XIV, un Gesù Bambino in terracotta dipinta della seconda metà del Quattrocento e il Paliotto dell'Assunta in velluto di seta rosso cremisi e broccato d'oro filato su fondo di teletta d'oro, del 1446-66. Superiormente sono ricamate 13 scene della vita della Vergine e figure di santi coeve al velluto.

La parete di ingresso del refettorio - anch'esso di Jacopo Talenti, a quattro campate con volte a crociera - è ornata da due affreschi, attualmente in restauro: una Madonna in trono col Bambino e santi trecentesca, circondata dalla Caduta della manna di Alessandro Allori del 1597. Per coprire l'opera antica, l'Allori aveva realizzato nel 1584 una tela con l'Ultima Cena, oggi collocata alla parete vicina.

Nelle vetrine sono riuniti parati, arredi liturgici e argenti: tra questi il Cristo cinquecentesco e i rilievi con Dio Padre, San Domenico e altri santi di Francesco Maringhi, per i quali Gaetano Guadagni intorno al 1830 realizzò la grande croce di supporto, il Braccio reliquiario di San Sebastiano documentato al 1616, la Croce reliquiario delle spine, della veste e della porpora di Cristo del 1622 e il Reliquiario di San Domenico, ideato da Matteo Nigetti nel 1633, che rappresenta uno degli esempi più significativi della produzione aulica fiorentina della prima metà del Seicento. Due busti reliquiario quattrocenteschi in legno intagliato e dipinto, sono attribuiti alla bottega del lucchese Matteo Civitali. Tra le stoffe si distingue il ricchissimo Parato di San Tommaso di Canterbury, che risale al 1656 ed è composto da stola, pianeta e manipolo. Due dipinti del 1716 con Miracoli di San Domenico di Ranieri del Pace provengono dall'interno della chiesa.

© TOSCANAoggi 2000

INDIRIZZO: piazza S. Maria Novella - Firenze

ORARIO: feriale 9-14; festivo 8-13; chiuso il venerdì

INGRESSO: L. 5.000

INFORMAZIONI: tel. 055/27681 (Comune di Firenze - Uff. Belle Arti)

 

Museo di S. Maria Novella a Firenze
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