Musei d'arte sacra
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Oratorio del Loretino (S. Miniato)

Parole chiave: musei d'arte sacra (92)

di Antonia D'Aniello

La storia dell'oratorio, in origine Cappella Palatina, è legata al trasferimento in esso della miracolosa immagine del Crocifisso detto di Castelvecchio, il 18 ottobre 1399, fino ad allora custodito nella chiesa dei SS. Giusto e Clemente; secondo una delle fonti che hanno tramandato la storia dell'immagine, due viandanti, forse angeli, affidarono il Crocifisso ad un'umile vedova; racchiuso in una cassa dalla quale si sprigionava una luce misteriosa fu consegnato dalla stessa donna alla chiesa dei SS. Giusto e Clemente e lì custodito.

Un'altra versione della leggenda lega il Crocifisso ad una Compagnia di penitenti. In un manoscritto del 1755 conservato nell'Archivio dell'Accademia degli Euteleti di San Miniato, è ricordato un evento miracoloso di straordinaria importanza: la protezione attribuita alla venerata immagine, della città e di tutto il suo territorio dalla epidemia di peste che nel 1631 aveva disseminato la morte in tutto il Granducato. Da questo evento nacque il voto di erigere un edificio da destinare al culto dell'immagine, un voto realizzato solo nei primi anni del secolo XVIII, con l'erezione della grandiosa chiesa del SS. Crocifisso che nel 1718 accolse la preziosa immagine e che ancora la custodisce.

L'oratorio è un piccolo ambiente a pianta rettangolare, coperto da volte a crociera e separato in due parti distinte, aula e vano presbiteriale, da una cancellata in ferro battuto a semplici maglie quadrilobate e conclusa da un motivo a tralcio di vite; l'iscrizione “Conte di Lello di Siena mi fece” ricorda il nome del forgiatore, già noto per altri simili lavori eseguiti nel secolo XIV per Siena e Orvieto. Sull'altare è il ricchissimo tabernacolo ligneo dorato nel cui centro si apre la nicchia, oggi occupata da una tarda immagine della Madonna di Loreto, destinata ad accogliere il Crocifisso di Castelvecchio. Il manufatto, di straordinaria eleganza, è una piccola e armonica struttura architettonica: la parte centrale, scandita da due coppie di colonne scanalate con capitelli compositi, è coronata da un timpano sovrastato da un Cristo bambino benedicente; il manufatto fu commissionato dall'Opera del Crocifisso nei cui libri contabili sono registrati pagamenti fra il marzo e il settembre 1529 ai maestri “Vincenzo di Bastiano legnaiolo e Luca intalliator”, non altrimenti noti ma certamente di raffinata cultura, densa di riferimenti all'opera di Andrea del Sarto.

Molto ricco è il repertorio decorativo (tritoni, candelabre, trofei militari) a cui si accompagnano simboli riferibili alla vita di Cristo: l'Agnus Dei, gli angeli recanti gli strumenti del martirio. La predella è divisa in sei scomparti, nei quattro centrali: l'Andata al Calvario, la Deposizione, il Seppellimento di Cristo, l'Apparizione di Cristo alla Maddalena, in quelli laterali il Martirio dei due santi raffigurati negli scomparti laterali dell'ancona: San Miniato, a sinistra, San Genesio a destra. Ai lati della nicchia centrale, in basso sono raffigurati due angeli in adorazione, in alto l'Angelo Annunciante e la Vergine Annunciata.Gli scomparti dipinti sono opera di Francesco di Agnolo Lanfranchi detto Lo Spillo, fratello del ben più noto Andrea del Sarto, con il quale condivise la temperie culturale del primo manierismo fiorentino e che nella stessa San Miniato dipingerà, due anni dopo, nel 1528, una tavola per la Cappella della Santissima Addolorata del Duomo con la Pietà e i santi Pietro, Giovanni Battista, Sebastiano e Maria Maddalena.

Nei primi decenni del secolo XV erano stati eseguiti gli affreschi – oggi piuttosto sciupati - con episodi della Vita di Cristo sulle pareti laterali del presbiterio e sulla volta. La parete sinistra, divisa in quattro settori, è dedicata agli episodi dell'infanzia di Cristo, ma solo due episodi sono compiutamente leggibili: la Natività e l'Adorazione dei Magi. La parete destra, meglio conservata, anch'essa divisa in quattro settori, raffigura: la Flagellazione, la Cattura, la Preghiera nell'orto e l'Ultima cena. Sulla volta, racchiusi entro tondi, sono i quattro Evangelisti, cronisti della vita terrena di Cristo, il profeta David e la Sibilla Eritrea, testimoni della continuità fra il Vecchio e il Nuovo Testamento.

Non è noto, fino ad oggi, il nome dell'autore degli affreschi che comunque esprimono pienamente un gusto gotico maturo pervaso da una vivacità narrativa e cromatica che rimanda alla cerchia di maestri facente capo ad Agnolo Gaddi e a Niccolò di Pietro Gerini soprattutto nella loro attività pratese.

© TOSCANAoggi 2000

INDIRIZZO: Palazzo comunale via Vittime del Duomo, 11 S. Miniato (Pi)

ORARIO: feriali 8-14

INGRESSO: gratuito

INFORMAZIONI:tel. 0571/4061 (Comune)

 

Oratorio del Loretino (S. Miniato)
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