Musei d'arte sacra
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Patrimonio d'arte sacra delle Contrade senesi

Parole chiave: musei d'arte sacra (92)

di Bruno Santi

Oratorio di S. Giovanni “dei Tredicini”
della Nobile Contrada dell'Aquila

In origine, l'attuale oratorio della Contrada era della Compagnia laicale detta “dei Tredicini”, perché il loro numero simboleggiava quello del Cristo con gli Apostoli. La Confraternita fu soppressa nel 1785, e nel 1788 la chiesa passò alla Contrada dell'Aquila. L'architettura dell'edificio risale agli anni ‘40 del Seicento ed è opera di Flaminio Del Turco. La facciata in laterizio (ma un tempo intonacata) ha semplice aspetto a capanna, con finestra quadrangolare in alto e portale a timpano spezzato con lesene e fregio a triglifi.

L'interno, a tinteggiature bianche e oro, è a navata unica, coi lati minori absidati, secondo uno schema di origine nordica. Gli altari sono tre (il maggiore è appoggiato alla parete di fondo e gli altri due a quelle laterali). Quello di destra ospita una vasta tela dipinta da Astolfo Petrazzi, e rappresenta la Sacra Famiglia con San Giovannino (1638), garbata composizione di questo fecondo artista senese. A sinistra, Domenico Manetti, figlio del più noto Rutilio, ha illustrato, in un drammatico ed evocativo chiaroscuro, la Moltiplicazione dei pani e dei pesci (1642). All'altar maggiore è collocata la pala più significativa dell'oratorio, che attesta l'opera, insieme disinvolta, estrosa e ricca di sontuosi effetti cromatici, di Bernardino Mei, probabilmente il pittore più originale del Seicento senese, raffigurante la Natività del Battista (1673). Sulla mensa, entro un'edicola in legno dorato, riccamente intagliato, è collocata un'Odegitria in stile bizantino tardo, creduta opera del pesarese Pietro Ramato.

Il Museo della Contrada conserva numerose suppellettili e parati liturgici, alcuni dei quali di rilevante qualità, appartenenti all'antica Compagnia soppressa, insieme con altri arredi, fatti specificamente eseguire dalla Contrada.

Oratorio del SS. Nome di Gesù
della Nobil Contrada del Bruco

La costruzione dell'oratorio dedicato al Santissimo Nome di Gesù fu voluta dagli stessi contradaioli del Bruco, al cui interno operava una Compagnia con quel titolo. Il consenso alla costruzione fu chiesto all'arcivescovo senese nel 1666, e la realizzazione dell'edificio fu completata nel 1669. Una semplice facciata intonacata, ma con lesene laterali, timpano triangolare e cornice quadrangolare del portale a mattoni in vista, costituisce il prospetto dell'oratorio.

L'interno ha quattro campate delimitate da lesene doriche. Nelle due campate centrali, cornici in stucco a volute ospitano due tele dovute a Dionisio Montorselli (seconda metà XVIII sec.): quella di destra con l'Adorazione dei Magi e quella di sinistra con la Circoncisione. Più avanti, in altre due cornici centinate sono collocate due tele con San Bernardino e Santa Caterina da Siena, attribuite al pittore amiatino Giuseppe Nicola Nasini (inizio del secolo XVIII), pienamente barocche. All'altar maggiore, entro una cornice dorata, è esposta la tavola con la Madonna col Bambino, detta “della Disciplina Maggiore”, dovuta a Luca di Tommè (seconda metà XIV sec.), dove si scorgono ricordi stilistici di Simone Martini. Altre due piccole tele con l'Angelo annunziante e la Vergine Annunziata sono poste in cornici quadrangolari ai lati dell'altare. La reliquia figurativa più rilevante dell'oratorio è la Croce dipinta, malauguratamente assai danneggiata, proveniente dalla vicina Porta Ovile, e assegnata a un ignoto pittore di discendenza duccesca, chiamato convenzionalmente “Maestro di San Polo in Rosso”.

Tra le suppellettili sacre conservate nel Museo della Contrada è da segnalare un elegante reliquiario a ostensorio in lamina d'argento, datato 1728.

Oratorio dei SS. Pietro e Paolo
della Contrada della Chiocciola

La chiesa dei SS. Pietro e Paolo divenne oratorio della Contrada della Chiocciola solo nel 1814. Originariamente, esso costituiva la sede chiesastica delle monache di San Paolo, che la fecero costruire dal 1609 al 1646 (anno in cui fu voltata la cupola), probabilmente su progetto di Flaminio Del Turco. La facciata è su due registri: l'inferiore, dominato da un'arcata che introduce all'atrio e il superiore (animato da due coppie di lesene) con finestra rettangolare e timpano. I capitelli e le basi sono in travertino, laddove il paramento (un tempo coperto da intonaco) è in laterizio.

L'interno è a croce greca, con quattro tribune, tre delle quali fornite di altari dalle ricche incorniciature. Una ricca dotazione di dipinti anima le bianche pareti della chiesa. All'altar maggiore è esposta una pala lignea con l'Incoronazione della Vergine e santi opera dei fratelli Andrea e Raffaello del Brescianino (post 1520), di evidente derivazione raffaellesca. Il pittore settecentesco Annibale Mazzuoli ha eseguito sulle pareti laterali della tribuna dell'altare maggiore l'Adorazione dei pastori e l'Epifania (1710-1714). Nelle tele quadrangolari sotto i pennacchi della cupola Dionisio Montorselli ha dipinto i Quattro evangelisti, mentre nelle tele centinate agli spigoli, il Battesimo di San Paolo e la Presentazione di Maria al Tempio (1652) sono di Astolfo Petrazzi.

Agli altari delle tribune laterali sono collocate le pale con la Madonna del Rosario immagine fortemente ridipinta ma originariamente trecentesca (a destra) e (a sinistra) la Conversione di San Paolo ancora di Astolfo Petrazzi (1625). Le altre tele alle pareti delle tribune si devono a Dioniso Montorselli e ad altri pittori locali seicenteschi e settecenteschi.

Un dipinto di Ventura Salimbeni con Santa Francesca Romana e l'Angelo è conservato nei locali attigui alla chiesa. Nel Museo di Contrada suppellettili in legno (una monumentale residenza ottocentesca ne è l'esempio più cospicuo insieme con un leggio col Tetramorfo settecentesco), numerose ceramiche e manufatti in lamina di argento. Da ricordare anche un antifonario del 1732 e alcuni parati tessili.

Oratorio di S.'Antonio da Padova
della Contrada Priora della Civetta

La sede chiesastica della Contrada Priora della Civetta è l'ultima fra quelle costruite dalle contrade (1932) essa fu ricavata dai locali di una falegnameria ed è completamente tra le abitazioni civili di via Cecco Angiolieri. La facciata è appunto costituita dal paramento in pietra di un palazzo, in cui è inserito il portale di ingresso all'oratorio. L'interno è ad aula unica, con pareti nude in pietra e in cotto, e volta a intonaco dipinto.

Solo due dipinti di una certa rilevanza sono conservati nell'oratorio: in una nicchia nella parete destra è inserita una tela di Galgano Perpignani con la Visione di Sant'Antonio da Padova (1702), mentre sull'altra parete è collocata una tela di Vincenzo Rustici, tipico esponente della corrente figurativa che si rifà ai modelli del primo Seicento senese con la Madonna col Bambino tra i santi Carlo Borromeo e Luigi Gonzaga.Tra gli arredi sacri ancora conservati negli ambienti della Contrada, sono da ricordare quattro statuette settecentesche di Santi, in cartapesta argentata, attribuibili a Giuseppe Fraticelli, un reliquario del Santo titolare in legno intagliato e dorato degli inizi dell'Ottocento, di esecuzione fine e di buona qualità, così come due calici tardo seicenteschi.

Oratorio di S. Caterina da Siena del Paradiso
della Contrada del Drago

Nel 1787 la Contrada del Drago ottenne dal Granduca Leopoldo II la chiesa del soppresso Conservatorio del Paradiso per adibirla a proprio oratorio. La chiesa delle monache, eseguita nel terzo decennio del Seicento, venne in parte rinnovata dopo un incendio tra il 1693 e il 1694. La facciata è posta al colmo di una duplice rampa di scale e presenta un paramento a cotto in vista su cui si aprono un portale a timpano triangolare e una finestra quadrata. Anche il coronamento è timpanato. L'interno presenta tre campate delimitate da lesene ioniche. L'altar maggiore è inserito in una grande nicchia semicircolare; i laterali in vani arcuati a tutto sesto, mentre la volta è a botte. L'insieme è decorato da stucchi finemente eseguiti a motivi fitomorfi e figure.

Sull'altar maggiore dove spicca un alto ciborio ligneo intagliato e dorato con due figure laterali di angeli, opera presumibile di Giovanni Mazzuoli (1694), è collocato un'immagine della Madonna col Bambino chiamata “Madonna della Tegola” (XVII sec.). Dietro all'altare è una grande tela con la Pietà con Santa Caterina da Siena (circa 1613), opera di Francesco e Vincenzo Rustici. In chiesa è anche conservato uno stendardo processionale con Santa Caterina da Siena di Amos Cassioli (1856), mentre agli altari sono esposte due tele, a destra la Madonna con le sante Maria Maddalena e Caterina d'Alessandria con l'immagine di San Domenico in Soriano di Domenico Manetti (1648-1649) e a sinistra il Matrimonio mistico di Santa Caterina da Siena, dal vibrante colorismo, opera di Raffaello Vanni (1650). Alla parete destra è collocata una statua di Lorenzo Marrina raffigurante l'Annunziata (1521-1524).

Ricchissima è la suppellettile, specialmente lignea (reliquari, candelieri) di manifattura locale ottocentesca che si trova nei locali della Contrada. Tra questi di grande interesse è il paliotto ligneo dorato con la Comunione di Santa Caterina da Siena dovuto all'intagliatore senese Antonio Manetti (1844), fatto eseguire proprio dai contradaioli del Drago.

Oratorio del Suffragio
della Contrada Imperiale della Giraffa

La Contrada della Giraffa ha la sua sede religiosa negli ambienti sotterranei della basilica di S. Maria in Provenzano, costruita dal 1594 al 1604. L'oratorio apparteneva alla Compagnia del Suffragio e pervenne in possesso della Contrada nel 1824. La facciata è un nudo paramento di mattoni, in corrispondenza della parete destra del transetto della basilica. Un semplicissimo portale quadrangolare e una finestra con grata indicano l'ingresso all'oratorio. L'interno è una sala con volta a botte completamente intonacata. Lateralmente alla controfacciata è un palco sostenuto da colonne doriche. Tre altari sono appoggiati alle pareti. Il maggiore ospita l'affresco staccato con la Madonna e i santi Bernardino e Caterina da Siena (XVI sec., ma ridipinto nell'Ottocento), detto “Madonna del Fosso”. A destra è collocato un vigoroso Crocifisso ligneo del Trecento e a sinistra un dipinto con il Riposo nella fuga in Egitto, replica ottocentesca (1823) di Cesare Maffei dell'originale di Rutilio Manetti, conservato nella chiesa senese di S. Pietro in Castelvecchio.

Anche la Contrada Imperiale della Giraffa possiede un notevole patrimonio di arredi tra cui un pregevole reliquiario in legno intagliato e dorato, metallo e vetro con l'immagine della Madonna “del Fosso”.

Oratorio dei SS. Vincenzo e Anastasio
della Contrada Sovrana dell'Istrice

La chiesa dei SS. Vincenzo ed Anastasio, concessa nel 1848 alla Contrada dell'Istrice dal Granduca Leopoldo II è di fondazione romanica. L'ingresso è un semplice portale incorniciato da tre fasce rientranti in mattoni. Due lunette intonacate indicano l'antico accesso alla chiesa. L'antico campanile a vela è in stile neomedievale (1871). L'interno – ristrutturato nel Settecento e intonacato – possiede cinque campate, con tre altari e incorniciature che ospitano vari dipinti. A destra, la prima edicola contiene un'Assunta del Faticher (XVIII sec.). Quindi, l'altare dedicato al Santo protettore della Contrada, Bartolomeo, con la statua lignea dell'Apostolo, scolpita nel 1931 da Torquato Casciani. Nell'altra incorniciatura è posta una tela seicentesca con San Girolamo, forse di Astolfo Petrazzi.

L'altare maggiore, collocato sullo sfondo del catino absidale, decorato da un architettura dipinta di Carlo Amidei (XIX sec.), è caratterizzato da uno scenografico ciborio ligneo dorato settecentesco, con due angeli affiancati, secondo uno schema comunissimo nelle chiese senesi. Alla parete sinistra nell'incorniciatura è una tela della bottega di Alessandro Casolani, con la Madonna con Bambino e San Giovannino, che sovrasta una piccola nicchia col busto bronzeo del Pinturicchio, qui sepolto nel 1513. All'altare di sinistra, dedicato alla Vergine, è collocato un bronzetto raffigurante la Madonna con il Bambino. Nell'ultima incorniciatura è un dipinto con Santa Lucia, attribuita a Giuseppe Nicola Nasini.

Nei locali della Contrada, oltre all'affresco staccato dalla lunetta del fianco della chiesa, raffigurante il Cristo benedicente e risalente ai primi anni del XIII secolo, forse una delle più antiche pitture murali senesi, è conservato – tra le altre suppellettili – un tabernacolino in legno intagliato e dorato con la Madonna col Bambino di Sano di Pietro.

Oratorio di S. Giovannino in Pantaneto
della Contrada del Leocorno

Dal 1966 la chiesa dell'antica compagnia di S. Giovanni in Pantaneto è stata concessa in uso alla Contrada del Leocorno. La costruzione dell'edificio è cinquecentesca e attribuita a Giovan Battista Pelori. La facciata – tra le più eleganti delle chiese senesi – interamente in laterizio con alcuni elementi in travertino, presenta due piani scanditi da quattro lesene composite. Due nicchie ai lati del portale, animano la parte inferiore. Quella superiore è ugualmente tripartita da lesene e reca al centro una finestra quadrangolare. Il coronamento è a timpano triangolare. Nell'atrio, nella nicchia di destra, è collocata una statua attribuibile a Giacomo Cozzarelli, raffigurante San Giovanni Battista.

L'interno ad aula è completamente decorato. Alle pareti sono sistemati monumentali stalli lignei seicenteschi; sopra di essi sono ubicati dipinti su tela di vari autori, vero florilegio della pittura senese del Seicento, con Storie del Battista. Sull'altare maggiore, infatti, maestosa edicola di Flaminio Del Turco, è esposta la pala di Rutilio Manetti con il Battesimo del Cristo (iniziata nel 1600 e conclusa nel 1632), quindi – da destra nella controfacciata – le Esequie del Santo, di Giovanni Battista Giustammiani detto “il Francesino” e, proseguendo nella parete dallo stesso lato: la Danza di Salomè, attribuita a Deifebo Burbarini; la Decollazione del Battista di Bernardino Mei; Il convito di Erode, di Deifebo Burbarini; il Battista davanti ad Erode, attribuito a Bernardino Mei; San Giovanni che indica il Redentore, di Rutilio e Domenico Manetti.

Ai lati dell'altare maggiore due tele di Dioniso Montorselli con la Vergine Annunziata e l'Angelo Annunziante. Alla sinistra dell'altare maggiore una delicata Madonna col Bambino di Francesco di Vannuccio (XIV sec.) e quindi – sulla parete sinistra – la serie degli altri dipinti con le Storie del Battista. Così la Predicazione di San Giovanni, di Rutilio Manetti; San Giovannino nel deserto di Astolfo Petrazzi; Gesù e San Giovannino di Rutilio Manetti; la Nascita del Battista di Domenico Manetti; la Visitazione di Maria a Elisabetta del “Francesino” e, alla controfacciata di sinistra, l'Annunzio a Zaccaria di Raffaello Vanni.

La volta possiede una sontuosa Gloria del Battista, del Montorselli, che conclude la ricchissima dotazione figurativa dell'oratorio.

Ma anche gli ambienti della Contrada conservano altre testimonianze d'arte. Così nella ex - sala della Madonna della Pace sono esposti dipinti seicenteschi con Scene della vita della Vergine e – in una sala al piano superiore – le Allegorie dei Mestieri, di Aurelio Martelli (fine XVII sec.) che provengono dall'oratorio della Congregazione degli Artisti, annessa alla Contrada nel 1914.

Oratorio di S. Rocco
della Contrada della Lupa

La Contrada della Lupa ha il proprio oratorio nella chiesa di S. Rocco fino dai tempi della sua costruzione. A essa partecipò con la Compagnia intitolata al Santo pellegrino, con cui ne condivise l'uso (1520). La facciata della chiesa – con paramento in laterizio a vista, stretto tra due lesene – ha forma “a edicola”, con frontone triangolare e oculo con cornice in travertino. In una nicchia sopra il portale è collocata una statuetta seicentesca di San Rocco. L'interno, a due campate, è assai dovizioso di dipinti sia nelle volte, con le scene della Gloria e del Transito di Giobbe, condotte da Astolfo Petrazzi e Francesco Bertini (XVII sec.), sia nei lunettoni, con le Storie di Giobbe, dovute a Bernardino Mei e Domenico Manetti.

Vi sono anche dipinti su tela che ricoprono tutte le pareti con scene della Vita di Maria e di Gesù, di vari autori e tutti esemplificativi del Seicento senese, come Deifebo Burbarini, Astolfo Petrazzi, Simondio Salimbeni. A Francesco Rustici si debbono le figure di Santi nell'abside. Le pale dei due altari sono rispettivamente di Ilario Casolani (San Carlo Borromeo in preghiera) e di Raffaello Vanni (Giobbe e il Demonio). Nel catino absidale è affrescata un'Assunzione della Vergine, forse del pittore cinquecentesco Giorgio di Giovanni, mentre le teorie degli Apostoli sono attribuite ad Astolfo Petrazzi. Di grande qualità risultano gli arredi dell'altare, sia le mute dei candelieri, sia lo scenografico ciborio a tempietto circondato da un'ampia raggiera, tutte opere dell'attivissima manifattura senese del legno del primo Ottocento.

Altre suppellettili di notevole interesse si trovano negli ambienti annessi che conservano anche una grande tela con la Vergine che appare a San Rocco di Ventura Salimbeni (1610). Altro ambiente monumentale è il cosiddetto “Cappellone di San Rocco”, uno dei capolavori di Rutilio Manetti, che lo affrescò dal 1605 al 1610, con Storie del Santo. La seconda campata possiede altre Storie di San Rocco, dipinte da Crescenzio Gambarelli. In una nicchia alla parete di fondo, si trova una grande statua di terracotta policromata di ambito cozzarelliano (XVI sec.) raffigurante San Rocco.

Oratorio di S. Gaetano da Thiene
della Nobile Contrada del Nicchio

Furono gli stessi contradaioli del Nicchio a decidere la costruzione della loro chiesa. L'edificazione durò dal 1683 al 1685 e fu eseguita dai maestri muratori della famiglia Zanini, probabilmente lombarda. La facciata presenta due ordini, caratterizzati da coppie di paraste. Un portale con coronamento a valva di conchiglia e timpano triangolare sono gli elementi caratterizzanti del prospetto. L'interno è a volte a botte ribassata, a tre altari, mentre l'arredo dipinto è costituito da due grandi riquadri alle pareti con cornici a motivi floreali. Nella controfacciata è collocata l'orchestra con l'organo costruito dalla manifattura pistoiese degli Agati.

Nella zona inferiore delle pareti è collocato il coro ligneo. I due riquadri contengono composizioni pittoriche di Giuseppe Nicola Nasini. A destra San Gaetano porta i sacramenti agli appestati; a sinistra, San Gaetano porta il pane ai poveri (1734). Ai lati delle pitture, due nicchie per parte contengono quattro statue di Giacomo Franchini: San Vincenzo Ferrer, il Beato Colombini, il Beato Ambrogio San Sedoni, il Beato Alberto dal Colle (1703-1705).

Nel presbiterio sono collocati tre altari con il rispettivo corredo figurativo. A destra un Miracolo di San Gaetano, di autore settecentesco; a sinistra, San Gaetano in estasi, ancora del XVIII secolo. L'altare maggiore ospita un paliotto intagliato e dorato con la Presentazione della regola dei Teatini al Papa, opera del 1885 dello scultore senese Vincenzo Martinelli. La pala di altare di Luigi Boschi, già di intonazione preromantica (1820), raffigura San Gaetano perseguitato durante il sacco di Roma. Ai lati dell'altare le nicchie contengono altre due statue in stucco di Giacomo Franchini, con i santi senesi Bernardino e Caterina. Nella volta, Gloria di San Gaetano, dipinta nel 1734 da Giuseppe Nicola Nasini.

Molti arredi liturgici sono conservati nel museo della Contrada. Il più rilevante è una croce astile lignea dipinta risalente al XVI secolo.

Oratorio di S. Caterina in Fontebranda
della Nobile Contrada dell'Oca

Tra le Contrade intese come istituzione, l'Oca fu la prima a disporre di un oratorio, e proprio la chiesa della Compagnia di Santa Caterina in Fontebranda risulta la più antica tra quelle di Contrada. La sua costruzione è documentata dal 1465 al 1475 e dimostra uno schema a due campate pienamente rinascimentale. La facciata a spioventi, è stretta tra due paraste corinzie, mentre il portale, con doppia incorniciatura e lesene, mostra nella lunetta un bassorilievo con la Santa adorata da due angeli, opera di Urbano da Cortona. Sotto il timpano è un fregio a festoni e stemmi. Il prospetto fu restaurato radicalmente da Giuseppe Partini nel 1878. All'interno si trova un ciclo affrescato di notevole interesse raffigurante Storie di Santa Caterina. Gli autori sono tra gli artisti più conosciuti della scuola senese del Cinque-Seicento.

Nella controfacciata Sebastiano Folli ha affrescato la Preghiera di Santa Caterina a Papa Gregorio XI in Avignone perché tolga l'interdetto a Firenze (1608-1610), nonché le scene di Santa Caterina che porta ai fiorentini il messaggio di riconciliazione e la Santa che torna a Firenze da Avignone (1608). Di Girolamo del Pacchia sono gli affreschi sulla parete destra, con la Santa che libera con la preghiera due domenicani dai banditi e il Miracolo del piede di Sant'Agnese di Montepulciano (1520-1525). Alla parete dell'altare maggiore, insieme con i Putti reggicortina del Sodoma (1520-1525), Stimmatizzazione di Santa Caterina, attribuita a Giacomo Pacchiarotti (terzo decennio XVI sec.).

L'altare è opera seicentesca di Augusto Cini e Tommaso Redi (1676-1683). Nella sua nicchia la delicata immagine della Santa titolare, famosa scultura lignea di Neroccio di Bartolommeo (1474). Nella parete di sinistra ancora due affreschi: di Vincenzo Tamagni è Santa Caterina che guarisce dalla peste Matteo Cenni, rettore dell'Ospedale di S. Maria della Scala (1525) mentre la Santa assalita dai rivoltosi fiorentini è di Ventura Salimbeni (1604-1605). Eleganti stalli da coro circondano le pareti. Di grande interesse e rilevanza sono anche gli arredi conservati nei locali della Contrada. Tra di essi si segnalano mute da altare ottocentesche in legno intagliato e dorato; reliquari in lamina di argento, alcuni dei quali eseguiti da artefici senesi del XVIII e XIX secolo; un ciborio in argento di Gaetano Macchi (1838) e il busto argenteo della Santa, opera di grande qualità di Giuseppe Coppini (1805).

Oratorio di S. Giuseppe
della Contrada Capitana dell'Onda

La consorteria dell'Arte dei legnaiuoli iniziò a costruirsi un oratorio dal 1522. La costruzione durò a lungo e si compì solo nel 1653 con l'edificazione della facciata, opera di Benedetto Giovannelli. La Contrada dell'Onda entrò in possesso della chiesa nel 1787. La facciata, in cotto a vista con alcuni elementi in travertino, ha uno schema “vignolesco”: due ordini con serie di lesene, doriche nell'inferiore, ioniche in quello superiore. Il portale è a timpano spezzato, dove si apre una nicchia col busto di San Giuseppe, opera di Tommaso Redi. Nella parte superiore si apre la finestra quadrangolare con timpano curvilineo spezzato. Nel frontone triangolare, un disco di travertino ospita il “sole” bernardiniano.

L'interno è a croce greca e presenta un ricco arredo figurativo. Il braccio di ingresso accoglie due statue di Santi attribuite a Giuseppe Mazzuoli (XVIII sec.), e, nella volta, la Genealogia di San Giuseppe di Apollonio Nasini (1735). Una raffinata cancellata lignea, opera di Pietro Montini è collocata all'ingresso della chiesa. Nei quattro lunettoni che decorano le parti superiori dei pilastri che sostengono la volta, sono ospitati dipinti su tela con figure di Santi e Beati senesi, opera di Dioniso Montorselli e di Deifebo Burbarini.

Nelle tele quadrangolari poste inferiormente ai lunettoni, alcuni ignoti pittori senesi seicenteschi hanno dipinto Storie della Sacra Famiglia. Ancora a Giuseppe Mazzuoli sono attribuite le statue di Santi che si trovano nelle nicchie delle tribune. All'altare del braccio destro è collocato un Crocifisso ligneo policromato seicentesco, adorato da due angeli in stucco attribuiti a Giuseppe Mazzuoli.

L'altar maggiore è una macchina scenografica con glorie di angeli e l'Eterno benedicente. Al centro è la statua policromata di San Giuseppe (attribuita a Domenico Arrighetti) con angeli adoranti. Il complesso insieme è stato attribuito a Giovanni Antonio e Giuseppe Mazzuoli (circa 1685). Il paliotto in argento e legno intagliato, in pretto stile neoclassico, mostra tre Scene della vita di San Giuseppe (Sposalizio, Transito, Visitazione) ed è opera di Gaetano Macchi (1827). La volta della tribuna è decorata con il Sogno di San Giuseppe, pittura murale attribuita a Giuseppe Nicola Nasini. All'altare della tribuna sinistra è collocato un dipinto di Francesco Bartalini sorretto da due angeli settecenteschi, raffigurante La Madonna col Bambino (1524).

Nei locali della Contrada (dove si conservano anche modelli in gesso di Giovanni Duprè) si trova una grande tela del seicentista senese Stefano Volpi con il Martirio di Santa Caterina d'Alessandria.

Chiesa di S. Niccolò del Carmine
assegnata alla Contrada della Pantera

Le complesse vicende delle sedi religiose della Contrada della Pantera hanno infine portato all'officiatura contradaiola della storica chiesa carmelitana di S. Niccolò, essendo ancora inagibile la chiesa dei SS. Quirico e Giulitta, usata già dai panterini come oratorio, ma ubicata nel territorio della Chiocciola. La chiesa del Carmine ha una semplice facciata a capanna frutto di un restauro in stile neomedievale, così come i fianchi con le finestre ogivali che prospettano sull'ampia piazza del Pian dei Mantellini. L'interno, a una sola navata, con copertura a capriate, conserva grandi dipinti di varie epoche. A sinistra della porta d'ingresso Martirio di San Bartolomeo, un'opera tra le più significative di Alessandro Casolani. L'altar maggiore, ricco di marmi policromi, ritenuto opera di Tommaso Redi, ospita il ciborio a tempietto.

Sulla parete destra è una tela di Francesco Vanni (1593) con i Santi Stefano, Marta, Caterina d'Alessandria, Alberto Carmelitano, porta al centro la copia della dugentesca Madonna “dei Mantellini”. Alla parete, resti di una Madonna Annunziata di fattura trecentesca. All'altare di questa parete la fantasmagorica tavola di Domenico Beccafumi con la Caduta degli Angeli ribelli (ca. 1535); quindi una nicchia con Angeli (parte di una perduta Assunzione della Vergine), attribuiti a Benedetto di Bindo. Segue un'Adorazione dei pastori, iniziata dal Riccio e terminata da Arcangelo Salimbeni. Nella controfacciata Incoronazione di Santa Teresa di Dioniso Montorselli, e, dalla parte opposta della porta, una Crocifissione di Stefano Volpi. All'inizio della parete di sinistra si trova l'Apparizione della Sacra Famiglia a San Giovanni della Croce e a Santa Teresa di Giuseppe Colignon (1825) e – al secondo altare – l'Ascensione di Gesù di Girolamo del Pacchia, con la predella di Arcangelo Salimbeni (Storie del Cristo). Nella cappella del Sacramento (nella parete destra) è una Natività della Vergine del Sodoma.

La Contrada della Pantera conserva nei suoi locali una finissima statua lignea della Madonna col Bambino ritenuta di Jacopo della Quercia o della sua bottega, ma ridipinta nell'Ottocento, e un ricco paliotto ligneo intagliato con la testa di San Giovanni Battista nel riquadro centrale, opera di Giuseppe Pocaterra (1852- 1853).

Oratorio di S. Sebastiano in Vallepiatta
della Contrada della Selva

La chiesa di S. Sebastiano in Vallepiatta fu fatta costruire dall'Arte dei Tessitori a iniziare dalla fine del Quattrocento. Fu aperta al culto nel 1507, e più tardi concessa in officiatura alle monache dell'Ordine delle povere di Vallepiatta. Venne anche usato dal 1787 al 1810 dalla Contrada della Pantera, e fu dato definitivamente alla Selva nel 1818. La sua facciata a capanna, incompiuta, presenta un monumentale portale con incorniciatura e cornicione in travertino. Un campaniletto a vela si trova in alto sulla destra, mentre al centro dei bracci della croce si eleva un tiburio cilindrico dotato di lanternino. L'interno è a croce greca, col braccio d'ingresso un po' più lungo degli altri. Le campate sono delimitate da esedre con capitelli compositi. La tribuna che ospita l'organo è del 1817. Alle pareti del braccio d'ingresso si trovano due tele con Episodi dell'Antico Testamento. Nel transetto destro affreschi di Giovan Paolo Pisani, con la Presentazione di Maria al Tempio, Profeti e Sibille. All'altare è collocata un'Epifania di Astolfo Petrazzi. Nella volta, Assunzione della Vergine del Pisani. All'altar maggiore è esposta la cosiddetta “Madonna della Selva” (altorilievo in terracotta, stucco e legno dipinto raffigurante la Vergine col Bambino e angeli, attribuita a Francesco di Giorgio) (circa 1474).

Gli affreschi circostanti sono del Sorri (Martirio di San Sebastiano, Incoronazione, Presentazione e Sposalizio della Vergine), Raffaello Vanni (Santi) e Giovan Paolo Pisani (Natività). Nella tribuna son collocati due dipinti su tavola con la Madonna col Bambino e santi, uno di Benvenuto di Giovanni e l'altro attribuito a un seguace di Guidoccio Cozzarelli. Il transetto sinistro, che all'altare ospita una Crocifissione di Rutilio Manetti (il Crocifisso ligneo applicato alla tela è seicentesco), ha alle pareti affreschi con le Sibille, Santi e Angeli di Raffello Vanni e Storie della Resurrezione di Giovan Paolo Pisani, di cui è anche l'affresco nella volta con l'Ascensione di Gesù.

Nei locali della Contrada, tra le numerose suppellettili, si segnalano dei festoni dipinti lignei seicenteschi (con un ovale raffigurante San Sebastiano), usati per la celebrazione delle Quarantore.

Oratorio di S.Antonio da Padova
alle Murella della Contrada della Tartuca

Gli stessi contradaioli della Tartuca fecero costruire l'oratorio dedicato al Santo di Padova da Niccolò e Iacomo Franchini. L'edificazione durò dal 1682 al 1685 e fu completata nel 1686 con l'altar maggiore. La facciata in laterizio, ha due ordini sovrapposti, scanditi da coppie di lesene. Il portale ha timpano curvilineo e la zona superiore della facciata presenta due nicchie e frontone triangolare. L'interno ha volte a botte su due campate e tre altari. L'arredo figurativo presenta numerose opere. Alla destra dell'ingresso è un ovale in tela con San Girolamo e l'angelo, attribuito a Giuseppe Nicola Nasini, all'interno di una ricca decorazione lignea intagliata; l'altare di destra ha una grande tela con Sant'Antonio che predica ai pesci di Annibale Mazzuoli (1697).

L'ovale di destra vicino all'altare reca un dipinto con San Sebastiano curato da Sant'Irene, ancora di Annibale Mazzuoli (1686). L'altar maggiore è una grande edicola a timpano spezzato sorretto da alte colonne composite. All'interno della nicchia di fondo è un bassorilievo in stucco con la Vergine che offre a Sant'Antonio il piccolo Gesù, opera di Giovanni Antonio Mazzuoli (1685). Il ricco arredo ligneo dell'altare, composto dal tabernacolo, dalla muta dei candelieri, croce stazionale e reliquiari, risale all'Ottocento ed è lavoro di manifattura locale. Il paliotto ligneo intagliato e dorato con Scene della vita di Sant'Antonio si deve ad Antonio Manetti e Angelo Barbetti (1831-1832). L'ovale alla sinistra dell'altar maggiore contiene una tela di Antonio Nasini col Martirio di San Bartolommeo (1686). All'altare di sinistra, una ricca incorniciatura inquadra un dipinto di Francesco Mazzuoli con la Madonna e il Bambino (1836), mentre la pala d'altare di Antonio Nasini rappresenta la Guarigione della gamba staccata, episodio riprodotto anche nel commesso in marmi del pavimento, opera di Leopoldo Maccari.

L'ovale alla sinistra della porta d'ingresso ospita una tela di Annibale Mazzuoli con Sant'Ansano che battezza i senesi (1686-1689). La volta con la Gloria del Santo è di Vincenzo Dei.

La dotazione di suppellettili sacre della Contrada esposte nel Museo è assai cospicua. Insieme con mute di candelieri e reliquiari ottocenteschi in legno intagliato e dorato, vi si trova una residenza lignea del XIX secolo; festoni per le Quarantore dipinti da Antonio Vignali e altri arredi di discreta qualità, tra cui un ammaio (o addobbo) in legno intagliato, dorato e argentato, che viene collocato all'altar maggiore per la festa del Santo titolare.

Oratorio dei SS. Giacomo e Cristoforo
in Salicotto della Contrada della Torre

L'oratorio dedicato ai SS. Giacomo e Cristoforo fu fatto costruire dalla Fratèrnita della Concezione per celebrare la vittoria di Camollia sugli spagnoli (25 luglio 1526). La chiesa fu terminata nel 1536: poiché in seguito la Compagnia fu assorbita dalla Contrada, l'oratorio divenne di piena proprietà della Torre, che vi fece eseguire lavori di ristrutturazione nel Settecento. La facciata su due ordini delimitati da coppie di lesene, inferiormente doriche e superiormente ioniche, ha portale timpanato e finestra quadrangolare. Anche il frontone ha coronamento triangolare.

L'interno è a quattro campate, scandite da quattro lesene e due pilastri addossati alle pareti. Le pitture delle volte si devono a Dionisio Montorselli, con figure di Santi e la Gloria di Gesù. All'altare di destra, in una ornatissima cornice centinata è inserita una tavola di Giovanni di Lorenzo con la Madonna tra i santi Giacomo e Cristoforo (1545). Nel riquadro a destra del presbiterio, Aurelio Martelli ha lasciato una tela con San Giacomo che risana un infermo (1700). Al lato destro dell'altare si trova una vigorosa Crocifissione di Rutilio Manetti (1621), di cui è anche la pala dell'altar maggiore con la Decollazione di San Giacomo. Antonio Manetti intagliò nel 1851 il paliotto ligneo con Storie di San Giacomo. Sulla parete sinistra, oltre all'Andata al Calvario del Sodoma, si trova la Gloria del Cristo e San Giacomo, di Deifebo Burbarini, e – sull'altare – la Vergine e il Bambino con Sant'Anna e San Giovannino, di Aurelio Martelli. Ancora di Deifebo Burbarini è la tela col Cristo e San Giacomo all'inizio della parete sinistra.

Oratorio della SS. Trinità
della Contrada di Valdimontone

La Compagnia della Santissima Trinità ebbe un proprio oratorio fin dal Trecento, ma fu nel Cinquecento che lo fece ingrandire e decorare. La Contrada di Valdimontone lo ebbe già in uso nel secolo XVII, ma nel 1973, essendo insufficienti i locali della vicina chiesetta di San Leonardo, a lungo adibita a oratorio della Contrada, le fu concesso nuovamente di officiare nella SS. Trinità. Il prospetto è costituito da un pronao a tre arcate, che nasconde la facciata dell'oratorio, mai terminata. All'interno del pronao, vi sono architetture prospettiche dipinte da Giorgio Bandini nel 1882. L'interno, ricchissimo di decorazioni a stucco (incorniciature, specchiature, figure di angeli, nicchie, tabelle) eseguiti nella seconda metà del Cinquecento da Prospero Antichi detto “il Bresciano”, ha due campate quadre – divise da lesene – coperte da volte a crociera, mentre la cappella dell'altare è voltata a botte.

Ricchi stalli intagliati settecenteschi sono sistemati nella parte inferiore delle pareti. L'intera decorazione dipinta è una celebrazione del mistero della Trinità. Nella controfacciata, Ventura Salimbeni ha dipinto nel lunettone Scene apocalittiche, mentre Raffaello Vanni ha rappresentato nella parete la Vittoria di Clodoveo su Alarico (1652). Sulla parete destra, il primo grande riquadro dipinto è opera di Giuseppe Nicola Nasini e raffigura la Punizione divina del vescovo eresiarca Olimpo. Nella lunetta superiore si trovano due Episodi del Vecchio Testamento di Ventura Salimbeni. Nella seconda campata, ancora un dipinto di Giuseppe Nicola Nasini col Concilio di Nicea che condanna Ario (1696), laddove nel lunettone superiore, Ventura Salimbeni lascia dipinti due Episodi dell'Apocalisse.

Alle pareti dell'arco trionfale, sono inserite in nicchie due statue di Ambrogio Buonvicino, Re David e il Redentore risorto (1580). Nei riquadri superiori, Mosè e il roveto ardente e Gesù che invia gli Apostoli di Ventura Salimbeni. L'altar maggiore ospita una tela con la Crocifissione di Alessandro Casolani (1587), dov'è inserito un Crocifisso bronzeo di Prospero Bresciano (1575). Sul prospetto dell'arco, la Trinità in gloria, di Giuseppe Nicola Nasini. Alla parete sinistra, Giuseppe Nicola Nasini ha dipinto i due grandi riquadri con il Miracolo dei tre fanciulli ebrei e L'acqua che si ribella al vescovo Barba che vuol variare il rito del Battesimo. Le scene soprastanti, con Episodi dell'Apocalisse, sono opere di Ventura Salimbeni e di Alessandro Casolani. Al Salimbeni si devono anche gli affreschi nelle vele delle volte con Angeli, apostoli, martiri, profeti e gerarchie ecclesiastiche. Argenti e arredi lignei di notevole qualità, soprattutto di esecuzione ottocentesca, si conservano negli ambienti della Contrada.

© TOSCANAoggi 2000

• Nobile Contrada dell'Aquila - Oratorio: S. Giovanni “dei Tredicini” - via del Casato

• Nobil Contrada del Bruco - Oratorio: SS. Nome di Gesù - via del Comune

• Contrada della Chiocciola - Oratorio: SS. Pietro e Paolo - via San Marco

• Contrada Priora della Civetta - Oratorio: S. Antonio da Padova - via Cecco Angiolieri

• Contrada del Drago - Oratorio: S. Caterina da Siena del Paradiso - piazza Matteotti

• Imperiale Contrada della Giraffa - Oratorio: del Suffragio - (cripta della Collegiata di Provenzano)

• Contrada Sovrana dell'Istrice - Oratorio: SS. Vincenzo e Anastasio - via Camollia

• Contrada del Leocorno - Oratorio: S. Giovannino in Pantaneto

• Contrada della Lupa - Oratorio: S. Rocco - via Vallerozzi

• Nobile Contrada del Nicchio - Oratorio: S. Gaetano di Thiene - bivio tra via Pispini e via dell'Oliviera

• Nobile Contrada dell'Oca - Oratorio: S. Caterina in Fontebranda - via S. Caterina

• Contrada Capitana dell'Onda - Oratorio: S. Giuseppe - arco di S. Giuseppe

• Contrada della Pantera - Oratorio: S. Niccolò del Carmine

• Contrada della Selva - Oratorio: S. Sebastiano in Vallepiatta - piazza della Selva

• Contrada della Tartuca - Oratorio: S. Antonio da Padova alle Murella - via Tommaso Pendola

• Contrada della Torre - Oratorio: SS. Giacomo e Cristoforo in Salicotto - via Salicotto

• Contrada di Valdimontone - Oratorio: SS. Trinità - via di Valdimontone

 

Patrimonio d'arte sacra delle Contrade senesi
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