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Provincia di Firenze

Il territorio della Provincia di Firenze si estende per 3.514,38 kmq fra l'Appennino emiliano-romagnolo tra il passo della Futa e il monte Falterona a nord, e il Pratomagno e le propaggini settentrionali dei monti del Chianti a est, le valli della Pesa e dell'Elsa a sud, la valle dell'Egola, il Valdarno Inferiore e i monti della Calvana a ovest.

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Stemma e Gonfalone
La provincia di Firenze ha adottato uno stemma raffigurante il giglio fiorentino, per metà d'argento su fondo rosso, e per metà rosso su fondo argento. La diversità dei colori del giglio allude alla storia del simbolo stesso, che fu bianco fino all'anno 1251, e rosso quando i guelfi, cacciati i ghibellini, invertirono i colori.
A partire dal 1902 e fino agli anni trenta, la provincia usò, invece, uno stemma e uno "stendardo" completamente diversi: interzato in pergola di Pistoia, San Miniato e di Rocca San Casciano; sul tutto di Firenze. Il drappo del gonfalone era di seta bianca, rettangolare, scalinato di sette pezzi, frangiato di rosso e caricato in cuore dello stemma sopraddetto coronato; accantonato degli stemmi di Firenze antica, del Popolo fiorentino, di Fiesole e di Fiesole antica.

Territorio e popolazione
Il territorio della Provincia di Firenze si estende per 3.514,38 kmq fra l'Appennino emiliano-romagnolo tra il passo della Futa e il monte Falterona a nord, e il Pratomagno e le propaggini settentrionali dei monti del Chianti a est, le valli della Pesa e dell'Elsa a sud, la valle dell'Egola, il Valdarno Inferiore e i monti della Calvana a ovest. Suddivisa in 44 comuni, corrisponde grosso modo al territorio che costituiva il contado del comune fiorentino agli inizi del XIV secolo.
La popolazione totale della provincia è, nel censimento del 1991, di 967.437 abitanti, con una densità di 275 abitanti per kmq. Nel passato, segnando dai primi anni dell'Ottocento in poi un costante incremento, la provincia contava 434.841 abitanti nel 1830, 598.841 nel 1881, 848.955 nel 1936; nel 1951 il totale della popolazione residente era di 916.310 unità, nel 1961 di 1.012.703, nel 1971 di 1.146.367, nel 1981 di 1.202.013

Cenni storici
Fu l'imperatore Arrigo VI, nel 1187 ad attribuire ufficialmente a Firenze una piccola porzione di contado. La conquista del territorio circostante si sviluppò nei secoli seguenti con il progressivo assoggettamento sia di centri di potere feudale, sia di comuni autonomi. La stessa ripartizione rionale della città, divisa prima in "sestieri" e poi dal 1343 in "quartieri", venne applicata alla campagna: in tal modo nel XV secolo il quartiere di San Giovanni comprendeva la parte di contado posta alla destra dell'Arno sopra Firenze e i suoi confini andavano da Fiesole a Pontassieve, a Cascia, a Terranuova, a Loro e a un piccolo tratto del Casentino; il quartiere di Santa Croce comprendeva la parte posta sulla sinistra dell'Arno, le valli dell'Ema, della Greve, della Pesa, fino nel Chianti e poi in Val d'Ambra fino a Montevarchi; il quartiere di Santa Maria Novella comprendeva il contado sulla destra dell'Arno sotto Firenze, da Montesenario al Mugello fino alle cosiddette "Alpi fiorentine", e quindi la valle del Bisenzio, Tizzana, Carmignano e il Valdarno fino a Fucecchio; il contado del quartiere di Santo Spirito comprendeva il territorio sulla riva sinistra dell'Arno sotto Firenze, la Valdelsa fino a San Miniato (che faceva parte del distretto), Gambassi, Montaione, Castelfiorentino, Certaldo e poi San Gimignano e Colle fino a Poggibonsi.
In epoca moderna, il granduca Pietro Leopoldo con i provvedimenti del 1769 e del 1774 ristrutturò le comunità comprese nel contado fiorentino e le loro attribuzioni; altri mutamenti e riforme avvennero con l'avvento del dominio francese e poi nel 1825, nel 1838 e nel 1848. Nel 1859, con l'annessione al regno d'Italia, fu costituita la provincia di Firenze con gli 82 comuni che allora formavano il compartimento fiorentino del granducato.
Nel 1923, furono staccati (a beneficio di quella di Forlì, i comuni di Bagno di Romagna, Castrocaro, Dovadola, Galeata, Modigliana, Portico, Premilcuore, Rocca San Casciano, Santa Sofia, Sorbano, Tredozio e Verghereto. Nel 1925, furono staccati i comuni di Castelfranco di Sotto, Montopoli, San Miniato, Santa Croce e Santa Maria a Monte, passati a far parte della provincia di Pisa e nel 1927, costituita la provincia di Pistoia, furono staccati i comuni di Agliana, Cutigliano, Lamporecchio, Larciano, Marliana, Montale, Pistoia, Piteglio, Quarrata, San Marcello e Serravalle; l'ultimo recentissimo ridimensionamento è dovuto alla creazione della provincia di Prato con altri sei comuni: Carmignano, Cantagallo, Montemurlo, Poggio a Caíano, Vaiano, Vernio.
I comuni dell'attuale provincia hanno tutti quindi un'antichissima tradizione di legami col capoluogo. Per ragioni di ordine geografico, storico, sociale ed economico rappresentano una realtà variegata, che può ancor oggi essere con vantaggio distinta attraverso le vecchie denominazioni subregionali: il Mugello e la Val di Sieve, Firenze e i suoi dintorni, il Valdarno Inferiore, il Chianti e la Valdelsa. Ben diverse infatti erano nel passato, e sono in parte tuttora, le caratteristiche del Mugello quasi interamente venuto già nel corso del Duecento sotto il dominio di Firenze, antica terra di signori feudali, di boscaioli e di pastori nella sua parte alta e dispensa mezzadrile della città e luogo "di caccia e di ritrovi" nelle sue colline più prossime a Firenze, dalla vocazione industriale e commerciale che da secoli contraddistingue molti comuni della piana fiorentina e del Valdarno Inferiore, come Empoli, Campi, Sesto, Fucecchio, Montelupo; e diversa è la regione del Chianti, rinomata per la sua tradizionale produzione di vino e di olio, e per secoli contesa e ancor oggi divisa tra Firenze e Siena.
Attivamente partecipe al processo di unità nazionale - pur senza troppe lacerazioni, anche perché la bonaria politica dei granduchi lorenesi non le richiedevano -, il compartimento di Firenze nel plebiscito del 1860 su 92.780 votanti, espresse 85.915 voti per l'unione, 4.931 per il regno separato e 1.934 furono le schede non valide. Nella seconda metà dell'Ottocento e nei primi anni del Novecento, mentre soprattutto in certe zone della provincia si sviluppava il fenomeno dell'emigrazione all'estero in cerca di lavoro, nell'epoca della prima grande industrializzazione il nascente movimento operaio cominciava a organizzarsi e a lottare: nel 1872 fu fondata la Federazione operaia aderente all'Internazionale socialista, e una certa diffusione ebbe il movimento anarchico sia in città che in provincia. Tra dure repressioni e successi (memorabili le grandi agitazione delle trecciaiole negli anni 1896-97 e lo sciopero generale contro i licenziamenti all'officina Pignone nel 1902), si costituì una coscienza democratica e solidaristica nella popolazione che cercò poi di opporsi all'avvento del fascismo, a cui aderì invece una parte cospicua della borghesia.
Nel corso dell'ultimo conflitto mondiale, mentre la popolazione soffriva la tragedia della guerra per i bombardamenti aerei e le rappresaglie, la resistenza andò rapidamente organizzandosi nelle città e nel territorio, in particolare sul Pratomagno e sul monte Giovi; la battaglia che i partigiani condussero a Firenze e nella provincia segnò la prima vera vittoria della Resistenza italiana.
Al referendum istituzionale del 1946, su 580.647 votanti, l'opzione repubblicana ottenne 391.305 voti, la monarchia 156.907 e i voti non validi furono 32.435. I comuni con una più alta percentuale di voti a favore dell'istituto repubblicano furono Sesto Fiorentino (88,2%), Castelfiorentino (87%) e Pontassíeve (85,5%).

Nostra riduzione da:
La Toscana e i suoi Comuni storia, territorio, popolazione, stemmi e gonfaloni delle libere comunita' toscane
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