Toscana

Toscana stampa

Una Firenze in attesa del «social forum» si è trasformata per due giorni in capitale europea delle politiche sociali ospitando un convegno internazionale su «Luoghi e voci della povertà». Studiosi, politici e operatori del volontariato si sono confrontati per individuare forme di lotta contro un fenomeno preoccupante e privo di frontiere. In Toscana la povertà continua ad essere caratteristica, oltre che delle periferie urbane (che non sono particolarmente estese e degradate), delle aree escluse dallo sviluppo. E mercoledì scorso a Pisa è stato presentato il dossier Caritas sull'immigrazione in Toscana dal quale risulta un aumento degli stranieri regolari che soggiornano nella nostra regione da almeno cinque anni.

Per due giorni una Firenze in attesa del Social Forum diventa capitale europea delle politiche sociali ospitando (giovedì 24 e venerdì 25 ottobre) un convegno internazionale su «Luoghi e voci delle povertà» organizzato dalla Regione Toscana. Studiosi, politici e operatori del volontariato, ma anche persone che l'emarginazione la vivono sulla propria pelle (come suor Irene Devos della comunità francese di Magdala), a confronto per individuare forme di lotta contro un fenomeno preoccupante e privo di frontiere.

Diciottomila poco più, gli infermieri professionali in Toscana, poco meno della metà del personale dell'intero comparto sanitario (39 mila 952 addetti al 1 giugno 2001), la punta avanzata del servizio sanitario pubblico. Una vita difficile la loro, stretti tra due fuochi. Da una parte le giuste esigenze di chi è costretto a ricorrere al servizio sanitario, dall'altra un sistema che, nonostante le ripetute assicurazioni dei responsabili, non sempre riesce a soddisfare le attese della gente. Un mestiere difficile, non se lo nasconde nessuno. Per un servizio che ha la persona al centro dell'assistenza servono preparazione e particolari doti umane. E sono pochi i giovani disponibili a questo lavoro.
DI ENNIO CICALI

Sono i cinquanta chilometri più discussi degli ultimi tempi. Non è una competizione sportiva. È una disputa che mette a confronto Regione e Governo ma non solo. Oggetto del contendere il cosiddetto «corridoio tirrenico», la lingua di strada che dovrebbe congiungere Livorno – allacciandosi all'autostrada che termina il suo percorso a Rosignano – a Civitavecchia. E, in particolar modo, l'attenzione è centrata sul tratto che da Grosseto sud raggiunge il confine regionale con il Lazio. Da una parte il Governo che con il ministro Lunardi propone un tracciato «collinare». Dall'altra la Regione che ad Alberese, nel Parco della Maremma, ha presentato il suo progetto «costiero».
DI SIMONE PITOSSI

Per Rosy Bindi è stata una «conferenza beffa». Per il sottosegretario alle poliche sociali Grazia Sestini, organizzatrice della Conferenza nazionale sul volontariato, tenutasi nei giorni scorsi ad Arezzo, le critiche nascono solo dal «preconcetto che un governo di centrodestra sia un governo delle imprese e quindi non possa capire il volontariato». Ma come sono andati i lavori? Lo abbiamo chiesto a Maria Eletta Martini, monsignor Antonio Cecconi e Gianfranco Gambelli.
DI ANDREA FAGIOLI

Le Chiese della Toscana e la Regione si incontrano, si scambiano informazioni e si danno appuntamento almeno una volta l'anno. Lo fanno in nome della cooperazione internazionale, ovvero dei progetti di aiuto ai Paesi in via di sviluppo o a quelli travagliati da guerre o conflitti interni. Martedì scorso, per la prima volta, rappresentanti della Regione, tra cui il presidente Claudio Martini e il suo consigliere per la cooperazione Massimo Toschi, si sono seduti allo stesso tavolo, in Palazzo Bastogi a Firenze, con il vescovo delegato della Conferenza episcopale toscana per le missioni Rodolfo Cetoloni, i delegati degli Uffici missionari, della Caritas, i rappresentanti degli istituti religiosi e il direttore dell'Osservatorio giuridico-legislativo della Cet Antonio Cecconi.