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Una città praticamente blindata ha accolto le migliaia di partecipanti al Social Forum Europeo che, dopo tante polemiche, ha preso il via a Firenze. Circa 20 mila gli iscritti, ma per la manifestazione di sabato si attendono 200 mila persone. Un'occhiata al programma articolato nei cinque giorni può dare l'idea del tipo di dibattito e di approfondimento che sta dietro al Forum, al di là degli aspetti più legati alla sicurezza e al rispetto di una città d'arte.

Cosa ne pensa l'associazionismo cattolico

La paura di incidenti

Il contributo dei cattolici di ALBERTO MIGONE

Il sussidio preparato dalla Diocesi di Firenze

Il bilancio definitivo del crollo dell'edificio scolastico di San Giuliano di Puglia è di 27 morti, di cui 1 insegnante e 26 bambini (dai 6 ai 10 anni). Ad essi si aggiungono poi altre due donne morte per i crolli di case vicine alla scuola. I soccorritori che hanno scavato alacremente per circa 24 ore sono riusciti ad estrarre vivi dalle macerie 35 persone. Intanto nuove scosse di terremoto si sono verificate nel pomeriggio di venerdì 1° novembre. Gli abitanti di San Giuliano di Puglia sono stati fatti allontanare dal paese.
IL CORDOGLIO DEL PAPA

Ci siamo. Sta per iniziare la settimana del Social forum europeo. Sale la tensione. Cresce il dibattito, anche all'interno del mondo cattolico. La posizione della diocesi fiorentina è chiara: attenzione alle problematiche, ma nessuna adesione ad iniziative che non competono alla Chiesa. Condiviso questo, le associazioni spiegano le ragioni e le modalità della loro partecipazione o meno all'incontro previsto dal 6 al 10 novembre a Firenze.

«Si parla più di violenza che di problemi», lamenta il segretario regionale della Cisl toscana, Gianni Salvadori. Così facendo il Social forum «rischia di diventare perdente già in partenza». È l'ordine pubblico, infatti, il tema su cui si è concentrato il dibattito e trascinata la polemica politica tra i governi locali di centrosinistra (Comune di Firenze e Regione Toscana) e il governo nazionale di centrodestra. Anche dopo l'intervento di martedì alla Camera del ministro dell'interno Giuseppe Pisanu, i poli sono rimasti divisi.

Si muore sul lavoro, si muore andando al lavoro. Lo scorso anno 111 persone sono uscite da casa per andare a lavorare e non sono più tornate. Oltre la metà (il 51%) degli infortuni mortali del 2001 si è verificato a causa di incidenti stradali. Il 26% è avvenuto nel tragitto da e verso il luogo di lavoro, mentre il 25% è accaduto durante il trasporto di merci o persone. Sono alcuni dei dati emersi dal rapporto redatto dall'Inail e dalla Regione sull'andamento degli infortuni sul lavoro in Toscana.
DI ENNIO CICALI

Una Firenze in attesa del «social forum» si è trasformata per due giorni in capitale europea delle politiche sociali ospitando un convegno internazionale su «Luoghi e voci della povertà». Studiosi, politici e operatori del volontariato si sono confrontati per individuare forme di lotta contro un fenomeno preoccupante e privo di frontiere. In Toscana la povertà continua ad essere caratteristica, oltre che delle periferie urbane (che non sono particolarmente estese e degradate), delle aree escluse dallo sviluppo. E mercoledì scorso a Pisa è stato presentato il dossier Caritas sull'immigrazione in Toscana dal quale risulta un aumento degli stranieri regolari che soggiornano nella nostra regione da almeno cinque anni.