Toscana
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Dal n. 4 del 30 maggio 2005

A lezione nell'abisso dei lager

Grida, scherzi, saluti. Inizia come una qualsiasi altra gita scolastica. Ma ben presto i ragazzi cambiano atteggiamento. E, molto prima di arrivare a vedere con i propri occhi il «buco nero» della Seconda Guerra mondiale, capiscono. Mano a mano che il treno si inoltra nell'Europa centro-orientale – Austria, Repubblica Ceca, Polonia – gli studenti toscani si calano nel senso più profondo di questo viaggio sul filo della memoria: ricordare per non dimenticare. I binari portano i due treni in un paese della Polonia, Oswiecim. Il nome polacco non dice niente. Ma il nome che gli venne dato dai nazisti è, purtroppo, passato alla storia: Auschwitz.
DI SIMONE PITOSSI

Giovanni paolo II: la Shoah macchia per sempre la storia umana

A lezione nell'abisso dei lager

dal nostro inviato Simone Pitossi
Grida, scherzi, saluti. Inizia come una qualsiasi altra gita scolastica. Ma ben presto i ragazzi cambiano atteggiamento. E, molto prima di arrivare a vedere con i propri occhi il «buco nero» della Seconda Guerra mondiale, capiscono. Mano a mano che il treno si inoltra nell'Europa centro-orientale – Austria, Repubblica Ceca, Polonia – gli studenti toscani si calano nel senso più profondo di questo viaggio sul filo della memoria: ricordare per non dimenticare. I binari portano i due treni in un paese della Polonia, Oswiecim. Il nome polacco non dice niente. Ma il nome che gli venne dato dai nazisti è, purtroppo, passato alla storia: Auschwitz. Per cinque anni – dal 1940 al 1945 – è stato il simbolo dello sterminio e del genocidio. Milioni di esistenze sono state cancellate. All'inizio, a seguito dell'invasione tedesca della Polonia, i prigionieri polacchi. Poi gli ebrei provenienti da tutta Europa. Infine i prigionieri di guerra che arrivavano dal fronte russo.

Su questo percorso della memoria due treni lunghi quasi mezzo chilometro ciascuno, sono partiti martedì 25 gennaio dalla Stazione di S. Maria Novella a Firenze. Due convogli speciali ognuno dei quali composto da undici vagoni cuccette, un vagone letto, un vagone bar, un ristorante, un locomotore. Sono i «Treni della Memoria 2005», battezzati «Treno giallo» e «Treno azzurro» ed organizzati per trasportare nel viaggio studio ad Auschwitz, Cracovia e Birkenau i 1200 ragazzi della delegazione toscana. Sui vagoni ci sono poi gli insegnanti accompagnatori, i testimoni scampati al lager, amministratori, giornalisti, personale medico, rappresentanti delle comunità ebraiche e delle associazioni toscane. Quest'anno la Regione ha deciso di raddoppiare i treni in modo da rendere ancora più significativa la ricorrenza: i 60 anni dalla liberazione del campo nazista avvenuta il 27 gennaio 1945 grazie alla Prima Divisione Ucraina dell'Armata sovietica. I treni rientrano a Firenze domenica 30 gennaio.

Sul treno giallo sono presenti le sorelle Alessandra e Liliana Tatiana Bucci, le ultime due bambine italiane rimaste ad Auschwitz II-Birkenau fino alla liberazione. «Abbiamo visto dei militari con una divisa diversa dai tedeschi. Ci ha colpito, in particolare, la stella rossa che avevano sul berretto. E distribuivano panini con il salame». Iniziano così a raccontare le due sorelle ciò che ricordano del giorno della liberazione. All'epoca avevano 5 anni Alessandra e 7 Liliana Tatiana. Erano figlie di Mira Perlow, ebrea anch'essa deportata, e Giovanni Bucci, cattolico. Vivevano a Fiume e, nonostante le precauzioni, la famiglia fu denunciata da un vicino. In blocco furono trasferiti al campo di San Sabba a Trieste. Di lì a poco, tutti furono trasferiti ad Aushwitz. «Del lager oggi ricordiamo soprattutto il freddo e la neve. Nell'aria c'era pulviscolo e odore di cadaveri» ricorda Alessandra, la più piccola. La polvere nell'aria veniva dai forni crematori dove venivano bruciati i cadaveri. Nella baracca c'erano una cinquantina di bambini. Letti a castello, uno per ogni piccolo. Al centro una stufa a legna. A sorvegliarli una capoblocco. Alla capoblocco è legato un ricordo tragico delle due sorelle. Una mattina le avvicinò: «Ora vi chiameranno vi metteranno in riga e chiederanno, di fare un passo avanti a chi vuol raggiungere la mamma. Mi raccomando non fatelo». Di questo loro informarono anche il loro cuginetto, Simone, anche lui deportato. Ma Simone, 5 anni, non le ascoltò e fece un passo avanti. Fu l'ultima volta che lo videro insieme ad altri venti. «Erano i bambini destinati a fare da cavie per esperimenti scientifici». Finirono in un campo vicino ad Amburgo dove all'arrivo degli alleati furono tutti uccisi per nascondere la barbarie.

Di tutto ciò si rendono conto gli studenti, mercoledì 26 gennaio, una volta oltrepassato il cancello di ferro con la scritta «Arbeit macht frei», «Il lavoro rende liberi». È come un pugno nello stomaco. E la vertigine che prende non è passeggera. I ragazzi camminano in silenzio sotto la neve. Le parole non escono, rimangono strozzate in gola. Passano in rassegna le baracche. Quella degli esperimenti dove Mengele, il «dottor Morte», sottoponeva le sue cavie umane a ogni sorta di esperimento cosiddetto «scientifico». Poi c'è quella dell'isolamento e quella dei condannati a morte.

Al «muro della morte» – dove venivano eseguite le fucilazioni – la cerimonia ufficiale con le istituzioni. Suonano le chiarine del Comune di Firenze. Sotto i gonfaloni della Regione Toscana, della Provincia di Firenze e di Pistoia, del Comune di Firenze inizia la commemorazione. È Claudio Martini a chiudere gli interventi. «Siamo qui oggi – dice il presidente della Regione – non solo per dire no al nazismo. Diciamo no a qualsiasi odio, violenza e guerra che provenga da ogni cultura e nazione. Siamo qui affinché una tragedia come questa non si ripeta mai». Poi inizia la visita alle baracche diventate museo. Gli studenti camminano in fila. Ai lati due vetrine. Dentro ciò che è sopravvissuto allo sterminio di più di un milione di persone. Scarponi da contadini, tacchi di calzature da donna, scarpine di bambini. E poi occhiali, pettini, spazzolini, valigie con il nome del proprietario. E poi una massa di capelli grigi. Quei capelli servivano per la fabbricazione di tessuti per sartorie e venivano venduti dai nazisti alle aziende. L'orrore è senza fondo. Molti preferirebbero dimenticare. Compresi, forse, gli stessi abitanti della tranquilla cittadina di Oswiecim. Ma tutti, prima, dovrebbero vedere.

La scheda: i campi di sterminio
Sette milioni 125 mila sono le persone che hanno lasciato la vita nei lager nazisti, uccise nelle camere a gas, fucilate, impiccate, fatte morire di fame, di malattia, di stenti, sotto la tortura o in altre forme. Dei morti si calcola che circa 5 milioni siano ebrei (4 milioni ne furono uccisi soltanto a Auschwitz) e 2.125.000 tra prigionieri di guerra sovietici, e appartenenti ad altre categorie (deportati di vari paesi, internati tedeschi e austriaci, zingari, prigionieri guerra alleati, ex combattenti repubblicani spagnoli, omosessuali, ecc.). A parte sono da considerare i 615 mila italiani catturati dopo l'8 settembre '43 e rinchiusi in appositi campi di internamento dove i morti e i dispersi furono circa 30 mila.

• Auschwitz, è il campo simbolo della macchina di sterminio nazista. Il numero presunto dei prigionieri è di 4 milioni 405 mila, di questi 4 milioni 339 sono morti. A pochi chilometri era Birkenau, il «campo della morte» di Auschwitz, con le sue cinque camere a gas funzionanti a «Ciclone B» e i suoi trenta forni crematori dalle 120 aperture, che insieme potevano eliminare 25 mila esseri umani il giorno.

Ancora oggi è difficile tracciare una mappa dei campi di concentramento nazisti. Questi i principali, tra parentesi la destinazione, il numero presunto dei prigionieri e dei morti, il punto interrogativo vuol dire che il numero dei decessi non è stato accertato.
• Belzec (sterminio, 600.000, 600.000):
• Bergen Belsen (lazzaretto, sterminio, 105.000, 73.000).
• Buchenwald (internamento, deportazione, lavoro 232.563, ?).
• Celano (sterminio 300.000, 300.000).
• Dachau (internamento, deportazione, 199.519, ?).
• Ebensee (sottocampo di lavoro di Mauthausen, 16.647, ?).
• Hartheim (sterminio - eutanasia di Mauthausen 30.000, 30.000).
• Flossemburg (punizione, deportazione, lavoro, imprecisato il numero di prigionieri e dei morti).
• Grossrosen (sterminio, lavoro, non accertato il numero dei prigionieri e dei morti).
• Gusen (sottocampo di lavoro di Mauthausen), 37.000 morti).
• Litomerice (sottocampo di lavoro di Flossemburg, 14.000, 7.000).
• Maidanek (sterminio, lavoro non definito il numero dei prigionieri e dei morti).
• Mauthausen (internamento, deportazione, lavoro, 335.000, 75.000).
• Mittelbau (sottocampo di lavoro di Buchenwald, ?, ?).
• Natzweiler (deportazione, lavoro, 50.000, ?).
• Neuengamme (internamento, deportazione, lavoro, 101.000, ?).
• Ravensbrück (internamento, femminile, deportazione, 130.000, ?).
• Sashsenhausen (internamento, deportazione, lavoro ?, ?).
• Sobibor (sterminio 250.000, 250.000).
• Stutthof (sterminio, deportazione, lavoro, ?, ?).
• Terezin (ghetto, deportazione, 54.000, 33.950, di cui 15.000 bambini).
• Treblinka (sterminio, 700.000, 700.000).
Da considerare che in tutti i campi molte migliaia di superstiti non sopravvissero che alcuni giorni alla liberazione.

In Italia funzionarono tre campi:
• Fossoli, definito l'«anticamera dell'inferno» perché periodicamente gruppi di internati partivano per i lager nazisti.

• Gries (Bolzano), dove si calcola che i morti siano stati circa 300. Le Ss punivano con la morte anche semplici infrazioni alle norme del campo.

• Risiera di San Sabba (Trieste), una vecchia fabbrica per la lavorazione del riso, trasformata dalle Ss in luogo di tortura e sterminio per partigiani e patrioti italiani e jugoslavi, ebrei, civili razziati durante i rastrellamenti. Difficile stabilire il numero delle vittime ma calcoli prudenziali fanno ammontare ad almeno 3 mila le persone uccise o «scomparse», mentre 10 mila sarebbero i prigionieri smistati in altri lager.
Ennio Cicali

Treno della memoria, il diario del nostro inviato

Il sito del Giorno della memoria

Il sito del lager di Auschwitz-Birkenau

Le iniziative in Toscana per il Giorno della memoria

Fondazione Memoria della deportazione

Giovanni paolo II: la Shoah macchia per sempre la storia umana

A lezione nell'abisso dei lager
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