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AFRICA, SIMPOSIO IN VATICANO: LAJOLO, IL CONTINENTE PAGA PREZZO 11 SETTEMBRE

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“Sono profondamente convinto che il male più grande che attanaglia l'Africa è il senso di rassegnazione e di sfiducia quasi generale che, a tutti i livelli, circonda questo continenti come una cortina di ferro fatta di egoismo e d'indifferenza”. Lo ha affermato questa mattina il cardinale Raffaele Martino, presidente del Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace, aprendo i lavori del ‘Simposio sullo sviluppo economico e sociale dell'Africa in un'era di globalizzazione'. “Tutti dobbiamo sentire - ha proseguito il porporato - come un imperativo morale il donare un futuro di speranza all'Africa, affinché il continente superi una delle stagioni più drammatiche della sua storia segnata da scontri armati che stanno decimando le sue popolazioni, da una democrazia incerta e da una corruzione devastante, da conflitti etnici che lo attanagliano e da spaventose malattie che la stanno sconvolgendo”. Il cardinal Martino ha concluso il suo intervento sottolineando che “dare un futuro di speranza all'Africa significa dare un futuro di speranza e di civiltà a tutto il mondo”.

“Dopo l'attacco terroristico subito dagli Usa l'11 settembre 2001, le condizioni di vita di molti Paesi africani sono decisamente peggiorate”, ha detto nel suo intervento monsignor Giovanni Lajolo, Segretario per i Rapporti con gli Stati della Santa Sede, precisando che il Sub-Sahara è la regione del mondo “che paga il prezzo più caro con i suoi milioni di poveri e l'assenza di un'efficace rete di assistenza”. Il presule ha poi sottolineato che l'Africa soffre di una grave carenza di cultura politica, che sta alla base del fallimento di molti processi democratici nel continente: “Una delle sfide dell'Africa si chiama cittadinanza: è necessario cioè trasformare i sudditi in cittadini”.

Ricordando la sollecitudine della Santa Sede nei confronti del continente, il responsabile della diplomazia vaticana ha lanciato un monito al mondo occidentale che “deve essere consapevole che i popoli esclusi, se non si imboccherà la strada di un autentico sviluppo, finiranno col credere di non avere altra scelta che quella del terrorismo. E questo potrebbe diventare un nuovo modo di fare guerra”.

Ma l'analisi di monsignor Lajolo ha colto anche la positività dell'Africa: “Questo continente è la culla dell'umanità, disseminato di siti inseriti nella lista del patrimonio mondiale dell'Unesco”. “Non va sottovalutato poi – ha proseguito il presule – lo stretto legame che la religione ha con la vita di ogni giorno”, sottolineando che esiste una capacità africana “di esprimere la propria fede in ogni aspetto della vita sociale”: “Si tratta di un valore che noi occidentali abbiamo perso e che l'Africa può orgogliosamente riproporre al mondo intero”.

Monsignor Lajolo ha poi sottolineato che “l'Africa non è un continente di disperati ma una terra popolata da persone che combattono per superare vecchi problemi e sfide attuali, in modo da costruire un futuro pieno di speranza e di opportunità. Non è un continente immobile ma in cammino”. A questo riguardo, ha anche ricordato il ruolo del Nuovo partenariato per l'Africa (Nepad), un programma di sviluppo “ideato da africani per gli africani”. Partendo da questa lettura realistica della situazione, il responsabile della diplomazia vaticana ha enfatizzato la sollecitudine di Papa Giovanni Paolo II e della Santa Sede in favore dell'Africa e l'opera della Chiesa cattolica nel continente: “I cattolici in Africa sono 137 milioni – ha ricordato – su 830 milioni di abitanti e rappresentano il 16,6 per cento della popolazione. La Chiesa cattolica è presente in tutti i Paesi dell'Africa, ponendosi a fianco degli oppressi, facendosi voce dei senza voce, schierandosi senza compromessi dalla parte dei poveri e lavorando per lo sviluppo integrale della persona con la pace, la giustizia e il miglioramento delle condizioni di vita”.
Misna

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