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ALLUVIONI PAKISTAN, PALLOTTINO (CARITAS): CATASTROFE EPOCALE, CONFUSIONE NEGLI AIUTI

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“E' stata una catastrofe assolutamente epocale. La Caritas e la Chiesa pakistana stanno facendo del loro meglio per portare aiuti agli sfollati ma ci sarà bisogno di molte risorse per gestire l'emergenza e ritornare ad una situazione di normalità”. Lo dice oggi al SIR Massimo Pallottino, responsabile dell'ufficio Asia di Caritas italiana, che racconta come stanno procedendo gli aiuti umanitari alle popolazioni del Pakistan colpite dalle alluvioni: si parla di 2000 morti e circa 20 milioni di persone coinvolte nel disastro, tra cui 3,5 milioni di bambini che rischiano di contrarre malattie mortali. Caritas italiana – che subito lanciato una raccolta fondi e ha già allocato 180/190.000 euro - è in costante contatto con Caritas Pakistan, che sta distribuendo aiuti alla popolazione e intende raggiungere almeno 250.000 sfollati. “L'appello di emergenza di Caritas internationalis è stato di 4,2 milioni di euro – spiega Pallottino – ma si sta già pensando di rivedere le cifre perché questi soldi non basteranno”. La situazione, infatti, risulta peggiorare di ora in ora: “Molte zone prima inaccessibili sono state raggiunte ed emergono tutti i bisogni degli sfollati: prima di tutto il cibo. Il governo e gli aiuti internazionali consegnano solo riso, ma c'è necessità di complementi nutrizionali supplementari, soprattutto per i bambini e le donne incinte”.
L'altra emergenza, prosegue Pallottino, “è il rischio epidemie: sono stati già registrati casi di colera, a causa dell'acqua sporca e delle scarse condizioni igieniche”. Poi “servono tende, kit di emergenza, teli di plastica, materassini per proteggersi dall'umidità”. Secondo Pallottino “in questa fase si avverte il problema del coordinamento, c'è un po' di confusione, soprattutto rispetto agli aiuti governativi. Si registra tra la popolazione un certo scontento perché, nonostante i team governativi abbiamo visitato i villaggi e constatato la situazione, gli aiuti tardano ad arrivare”. “In questa grande confusione – osserva – la struttura statale pakistana, che già di per sé è fragile, rischia di trovarsi in difficoltà e di portare ad una ripresa delle frange oltranziste, come visto negli attentati dei giorni scorsi”. “Sono cinque le diocesi colpite dall'esondazioni del fiume Indo, da nord a sud del Paese – racconta il responsabile Caritas -, e ora l'onda di piena si sta spostando dal Punjab al Sindh e si teme che arrivi a Islamabad. La gente è nel panico perché si sente minacciata dalla piena e fugge. C'è quindi una forte pressione degli sfollati sulle città, in particolare su Karachi, e non sarà facile reggere l'impatto”.
Passata l'emergenza, spiega Pallottino, “bisognerà verificare i danni reali sull'agricoltura: girano cifre che vanno da 1,7 milioni a 5 milioni di ettari di coltivazioni distrutte, soprattutto risaie. Questo potrebbe mettere a dura prova la sicurezza alimentare del Paese”. Insieme a Caritas Pakistan stanno portando aiuti umanitari – perché già presenti in Pakistan con progetti precedenti - anche Catholic relief service (Caritas Usa), Cordaid (Caritas Olanda), la Caritas svizzera e quella irlandese. Ieri il vescovo di Faisalabad, mons. Joseph Coutts, ha chiesto di celebrare una giornata di preghiera anche per favorire il dialogo tra cattolici (minoranza nel Paese), musulmani e indù e aiutarsi reciprocamente. Il Papa aveva lanciato un appello per il Pakistan il 18 agosto scorso e la Cei ha stanziato un milione di euro e invitato al sostegno delle iniziative promosse da Caritas italiana. (Sir)

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