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ANNO GIUDIZIARIO: FIRENZE; DE ROBERTO, GIUSTIZIA LENTA MA RIFORME NON HANNO RISOLTO CAUSE CRISI

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"Niente e nessuno ci ha condizionati né potra condizionarci o strumentalizzarci". I giudici sono soggetti solo alla legge ed è a essa, "non ad un imprecisato e variabile comune sentimento di giustizia" che devono riferirsi. Lo ha detto il presidente della corte d'appello di Firenze, Marcello De Roberto, chiudendo la sua relazione alla cerimonia di inaugurazione dell'anno giudiziario.

Nelle sue considerazioni finali De Roberto è partito dalle attuali critiche, sia a livello politico che mediatico, dell'amministrazione della giustizia da parte della magistratura. Il diritto di critica, ha spiegato, "è assolutamente inattaccabile", tuttavia "se prima di attaccare duramente una sentenza o un provvedimento del giudice si attendesse di conoscerne la motivazione, ci si renderebbe conto che talune decisioni, che a prima vista possono apparire incomprensibili, spessissimo non si risolvono altro che in puntuali applicazioni delle leggi vigenti". Se poi accade che un magistrato sbagli dovrebbe essere chiaro che l'errore è attribuibile a quel giudice, non all'intera magistratura. "Purtroppo sembra che questo assioma venga troppo spesso dimenticato. Così come viene sovente dimenticato cosa ha significato, nei momenti più bui della storia della nostra Repubblica, nella lotta contro il terrorismo e la criminalità organizzata, l'azione strenua e coraggiosa di magistrati" che hanno perso addirittura la vita o condotto esistenze blindate, senza mai arrendersi. Le nuove leve della magistratura, aggiunge De Roberto, "ci stanno consegnando giovani preparati e motivatissimi che ci fanno ben sperare per l'avvenire. Sapranno difendere quell'autonomia e indipendenza della magistratura da ogni altro potere, sancita in Costituzione. Principio che noi magistrati abbiamo sempre fermamente riaffermato e difeso non per spirito di arroccamento corporativo o per suggestione di scelte ideologiche o politiche, ma perché esso costituisce il fondamento essenziale della nostra professione, a tutela delle istituzioni, delle leggi, dei diritti dei cittadini".

Riguardo alla crisi, "permanente" della giustizia italiana, De Roberto ritiene che "l'intollerabile lentezza dei procedimenti, sia nel campo civile che penale" ne sia l'aspetto più vistoso e allarmante. Le cause di questa lentezza sono da ricercarsi nella "palese insufficienza degli organici", nel fatto che poi non siano mai coperti, nell'"estrema complicazione delle procedure, soprattutto nel penale", trasformato ormai in una "sorta di percorso di guerra, pieno di trappole e di mine", nella scarsità di infrastrutture e mezzi tecnici. Tutti "drammatici problemi" che secondo De Roberto le recenti riforme non hanno in alcun modo affrontato.

Se questa è la crisi generalizzata della giustizia in Italia, il distretto toscano, spiega comunque De Roberto, merita un discorso a parte. Se per gli organici ci sono per vari uffici "scoperture gravi e significative", ci sono anche aspetti positivi sulla durata media dei processi: nel civile risulta diminuita del 16,66 % (la durata media di un procedimento ordinario è di 935 giorni).

Nel penale è aumentata del 4,11%, una misura definita "sostanzialmente modesta". Rimanendo sempre nel penale risulta un aumento del 52,5% dei procedimenti in primo grado estinti per prescrizione. In diminuzione invece, di poco più del 4%, le intercettazioni telefoniche e ambientali, complessivamente 3207. (Ansa)

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