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ARCIVESCOVO RAPITO IN IRAQ, TRATTATIVE IN CORSO, TIMORI PER LA SUA SALUTE; APPELLO DI PAX CHRISTI

Percorsi: Mondo
Parole chiave: iraq (230), cristiani perseguitati (551)

“Abbiamo ricevuto una telefonata dai rapitori e abbiamo cominciato una negoziazione per la liberazione di monsignor Faraj Rahho”: lo ha detto alla MISNA monsignor Baptiste Georges Casmoussa, arcivescovo siriaco di Mossul, all'indomani del rapimento di monsignor Paulos Faraj Rahho, arcivescovo cattolico di rito caldeo, sequestrato da ignoti mentre usciva dalla chiesa del Santo Spirito, nella parte orientale della città. “Purtroppo non abbiamo potuto parlare con il monsignore per accertarci delle sue condizioni di salute, e questo ci preoccupa ulteriormente poiché è un uomo malato e ha bisogno dei suoi medicinali” ha detto monsignor Casmoussa, aggiungendo che “finora nessun gruppo ha rivendicato il rapimento”. L'arcivescovo, che non ha rivelato dettagli sulle trattative in corso “per non mettere a rischio la vita di monsignor Rahho”, ha aggiunto che “si sono svolti oggi a Karamles i funerali dei tre uomini, due guardie del corpo e l'autista, uccisi ieri pomeriggio durante il rapimento”.
“Pax Christi Italia si unisce al dolore per le tre persone uccise a Mosul, nel pomeriggio di venerdì 29 febbraio, durante l'agguato in cui è stato rapito il vescovo caldeo di quella città, monsignor Faraj Rahho”: comincia così un comunicato di “Pax Christi Italia” che poi continua: “È da poco ritornata in Italia una delegazione internazionale di Pax Christi, presieduta da monsignor Stenger, presidente di Pax Christi Francia, con la partecipazione di Pax Christi Italia. Durante la nostra visita in Iraq, dall'11 al 19 febbraio, abbiamo potuto incontrare anche il vescovo rapito ieri, che già avevamo incontrato nelle precedenti visite in Iraq di questi ultimi 10 anni. Con lui abbiamo condiviso la preghiera, il dolore e la sofferenza della gente, in particolare i cristiani, profughi fuggiti da Baghdad e Mosul. Una situazione di sofferenza e in parte anche di solitudine e di abbandono da parte della comunità internazionale. Con monsignor Rahho abbiamo anche pregato sulla tomba di padre Raghid, ucciso a Mosul lo scorso mese di giugno, e sepolto a Karemles, un villaggio caldeo, vicino a Mosul, dove saranno sepolte anche le tre persone uccise ieri, ognuna delle quali è sposata con tre figli.Vogliamo esprimere la nostra vicinanza alla Chiesa caldea, al patriarca, ai vescovi e a tutta la comunità a noi tanto cara e con cui abbiamo profondi legami di amicizia. La testimonianza che ci viene da questa chiesa è la testimonianza della sofferenza di una chiesa che vuole stare con la gente, soprattutto quando viene minacciata, calpestata e uccisa. Anche quest' ultimo episodio è la conferma di una tragedia che sta vivendo tutto il popolo, la gente - sia cristiana che musulmana - in Iraq, dove l'insicurezza e la paura accompagnano la vita di ogni giorno”.
La nota aggiunge: “La nostra delegazione ha incontrato numerose comunità di profughi al nord, ed è stata accolta con grande gioia e speranza anche a Kirkuk, dal Vescovo mons. Sako, dalla sua comunità caldea, dai vari rappresentanti delle chiese cristiane e da numerosi capi islamici. Da parte di tutti, cristiani e musulmani, sì è sottolineato come “l'unica strada comune per sconfiggere la violenza è l'incontro e il dialogo”. Noi ci sentiamo vicini anche ai nostri fratelli musulmani, con i quali abbiamo molti rapporti nel dialogo e nell'impegno per il bene comune di tutti gli iracheni.Pax Christi rinnova ora più che mai la propria scelta di nonviolenza, di dialogo, di incontro e confronto come alternativa ad ogni violenza e ad ogni guerra, ricordando il monito di Giovanni Paolo II: “la guerra è avventura senza ritorno”! Preghiamo e speriamo che monsignor Rahho possa essere presto liberato e tornare ad essere, con la sua gente, segno di dialogo, di speranza e di pace”. (Fonte: Misna)

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